Dicembre con il Sole e smog superati tutti i limiti in Campania

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Dicembre con il sole e con lo smog superati tutti i limiti in Campania A Caserta entrambe le centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria hanno già superato il tetto dei 35 sforamenti annui del massimo di concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera — 50 microgrammi per metro cubo di aria — consentiti dalla normativa italiana: la prima ne ha registrati da gennaio ad oggi 44, la seconda 53. A Maddaloni l’unica stazione di rilevamento è a quota 41. A Napoli tre delle sette centraline sono oltre la soglia imposta dalla legge: Ferrovia con 42 giorni di superamento; Nuovo Pellegrini a 45; via Argine, la situazione peggiore, con 67 giorni oltre la norma. Ad Acerra, le due centraline dell’Arpac hanno segnato nel 2015 concentrazioni di polveri oltre il consentito per 51 e 79 giorni. Pomigliano è a quota 86. San Vitaliano batte tutti, con 122 sforamenti rilevati dalla stazione dell’Arpac. La quale, sia detto per inciso, è a pochi passi dalla scuola Marconi, gli alunni della quale respirano dunque un giorno su tre giorno aria dannosa per la loro salute. A Torre Annunziata, infine, l’unica apparecchiatura di monitoraggio posizionata non funziona. È sufficiente questa fotografia — parziale, perché riferita solo ad alcuni comuni delle province di Napoli e Caserta e perché il 2015 non è ancora terminato — per dare il senso dell’emergenza inquinamento che si vive anche in Campania. Alta pressione persistente, assenza di vento, utilizzo scriteriato delle auto e delle moto, che ingolfano il traffico e rappresentano il principale fattore di produzione delle polveri sottili, accomunano centri grandi e piccoli. Ne esce un quadro d’insieme particolarmente allarmante, se si considera che le polveri sottili ed ultrasottili sono coinvolte nell’insorgenza di numerose gravi patologie, dal cancro all’enfisema, dall’ictus all’infarto, e che, secondo l’organizzazione mondiale per la sanità, la soglia massima di sforamenti consentiti in un anno dovrebbe essere pari a 20 giorni, inferiore ai 35 ammessi attualmente dalla normativa. In attesa della pioggia e dei venti che, prima o poi, dovranno pur arrivare a ripulire l’aria, almeno fino alla prossima emergenza, ciascuno fa quel che può. Napoli — lo ha ricordato anche ieri il sindaco de Magistris — ha in vigore il divieto di circolazione per le auto più vecchie ed inquinanti, fino ad euro 3, ed ha fatto pressing sull’Autorità Portuale affinché quest’ultima adottasse l’ordinanza che impone alle navi nel porto di utilizzare combustibile a bassissimo tenore di zolfo. Domani la città sarà presente col vicesindaco Del Giudice all’incontro promosso a Roma, al ministero dell’Ambiente, durante il quale si cercherà di delineare un piano di iniziative comuni, almeno tra le metropoli, per contrastare l’inquinamento atmosferico. In cosa consista questo piano, però, ad oggi è un mistero. «Non ci sono ancora dettagli», dicono negli uffici del ministero. L’auspicio che esprime il vicesindaco è che emergano impegni del governo per finanziare provvedimenti strutturali. «Quello che potevamo fare per fronteggiare l’emergenza a Napoli lo abbiamo fatto. Servono risorse, ora, da investire per ammodernare il parco degli autobus e per potenziare i trasporti su ferro. Servono anche incentivi statali per sostituire le auto vecchie ed inquinanti con le nuove, a minore impatto ambientale». Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno

Dicembre con il sole e con lo smog superati tutti i limiti in Campania A Caserta entrambe le centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria hanno già superato il tetto dei 35 sforamenti annui del massimo di concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera — 50 microgrammi per metro cubo di aria — consentiti dalla normativa italiana: la prima ne ha registrati da gennaio ad oggi 44, la seconda 53. A Maddaloni l’unica stazione di rilevamento è a quota 41. A Napoli tre delle sette centraline sono oltre la soglia imposta dalla legge: Ferrovia con 42 giorni di superamento; Nuovo Pellegrini a 45; via Argine, la situazione peggiore, con 67 giorni oltre la norma. Ad Acerra, le due centraline dell’Arpac hanno segnato nel 2015 concentrazioni di polveri oltre il consentito per 51 e 79 giorni. Pomigliano è a quota 86. San Vitaliano batte tutti, con 122 sforamenti rilevati dalla stazione dell’Arpac. La quale, sia detto per inciso, è a pochi passi dalla scuola Marconi, gli alunni della quale respirano dunque un giorno su tre giorno aria dannosa per la loro salute. A Torre Annunziata, infine, l’unica apparecchiatura di monitoraggio posizionata non funziona. È sufficiente questa fotografia — parziale, perché riferita solo ad alcuni comuni delle province di Napoli e Caserta e perché il 2015 non è ancora terminato — per dare il senso dell’emergenza inquinamento che si vive anche in Campania. Alta pressione persistente, assenza di vento, utilizzo scriteriato delle auto e delle moto, che ingolfano il traffico e rappresentano il principale fattore di produzione delle polveri sottili, accomunano centri grandi e piccoli. Ne esce un quadro d’insieme particolarmente allarmante, se si considera che le polveri sottili ed ultrasottili sono coinvolte nell’insorgenza di numerose gravi patologie, dal cancro all’enfisema, dall’ictus all’infarto, e che, secondo l’organizzazione mondiale per la sanità, la soglia massima di sforamenti consentiti in un anno dovrebbe essere pari a 20 giorni, inferiore ai 35 ammessi attualmente dalla normativa. In attesa della pioggia e dei venti che, prima o poi, dovranno pur arrivare a ripulire l’aria, almeno fino alla prossima emergenza, ciascuno fa quel che può. Napoli — lo ha ricordato anche ieri il sindaco de Magistris — ha in vigore il divieto di circolazione per le auto più vecchie ed inquinanti, fino ad euro 3, ed ha fatto pressing sull’Autorità Portuale affinché quest’ultima adottasse l’ordinanza che impone alle navi nel porto di utilizzare combustibile a bassissimo tenore di zolfo. Domani la città sarà presente col vicesindaco Del Giudice all’incontro promosso a Roma, al ministero dell’Ambiente, durante il quale si cercherà di delineare un piano di iniziative comuni, almeno tra le metropoli, per contrastare l’inquinamento atmosferico. In cosa consista questo piano, però, ad oggi è un mistero. «Non ci sono ancora dettagli», dicono negli uffici del ministero. L’auspicio che esprime il vicesindaco è che emergano impegni del governo per finanziare provvedimenti strutturali. «Quello che potevamo fare per fronteggiare l’emergenza a Napoli lo abbiamo fatto. Servono risorse, ora, da investire per ammodernare il parco degli autobus e per potenziare i trasporti su ferro. Servono anche incentivi statali per sostituire le auto vecchie ed inquinanti con le nuove, a minore impatto ambientale». Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno

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