Daniel Oren:una bacchetta perfetta per Charles Gounod

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Convince il Romèo et Juliette proposto dal nostro direttore, compito ben eseguito la regia di Riccardo Canessa ma macchiato dagli inutili video proiettati durante gli intermezzi. Sull’intero cast brilla la voce di un incontenibile Markus Werba

Sappiamo che la tragedia Giulietta e Romeo non è tutta oro di coppella. Il critico già nell’originale shakespeariano, vi trova un che di convenzionale in alcuni personaggi e di macchinoso in alcune fasi dell’azione, ma ogni elemento deteriore, ogni imperfezione, sono sopraffatti da un dramma che, negli accenti di amore, trae luce dai più puri baleni dell’arte. La storia d’amore ha vinto ancora una volta, mercoledì sera, al teatro Verdi, in cui è andata in scena la versione musicale composta da Charles Gounod, in versione originale, il suo “Romèo et Juliette”. Il regista Riccardo Canessa ha inteso legare le scenografie classiche medioevali, le quali hanno rivelato le meravigliose strutture nude del nostro massimo, con degli inutili video proiettati nel corso degli intermezzi strumentali, che avrebbero dovuto toccare la sensibilità moderna. L’acqua, l’aria, elementi assoluti simbolo di ri-nascita (acqua, liquido amniotico e aria conquistata dopo una condotta di vita claustrofobica) sono già racchiusi nella partitura e il video non ha fatto altro che distrarre l’ascoltatore dalla pregnante esecuzione dell’ Orchestra Filarmonica Salernitana. Le scenografie, pur riproducendo tutti i motivi più puri di Verona scaligera, non ci ha dato, giustamente, quella cornice ariosa e fantasiosa in cui da secoli l’anima popolare si compiace di sognare, tra il verde verone di Giulietta, la scala di Romeo, l’ultimo canto dell’allodola, offrendo, piuttosto, un palcoscenico pieno di ombre, romantico. A Daniel Oren veste bene la partitura di Gounod, cosi come ad una rinnovata Orchestra Filarmonica Salernitana, in particolare nella sezione dei violini. Il nostro direttore ci ha proposto un particolare tipo di percorso interpretativo capace di collegare e racchiudere nella sua bacchetta i diversi momenti della vicenda, dall’entrata iniziale del coro in pianissimo che sposa il finale di morte, dall’episodio dello scontro mortale tra Tybalt e Mercutio, non fatto di clamore e di eventi improvvisi ma di un’agitazione interna, incessante, sino ai quattro duetti d’amore in cui non si è mai concesso a continue svenevolezze, carezze e melensaggini, sino all’aura di morte conclusiva che non distrugge l’intenzione strutturale, puntando ad una sorta di ritorno al clima di concentrazione quasi contemplativa dell’inizio. E’ ancora acerba la voce di Jessica Pratt per un ruolo virtuosistico quale è quello di Juliette, in cui non è andata oltre un’esecuzione scolorita della parte affidatale, in particolare nei primi tre atti. L’attesissima aria Je te veux vivre, nota al pubblico quale colonna sonora di uno spot televisivo, l’ha subito condannata, in primo luogo poiché attaccata in tempo velocissimo, ed è, quindi, scivolata, come acqua su pietra, punteggiata da rumorosi stacchi di glottide. La Pratt, che mostra comunque numeri nel registro medio, ha ancora da lavorare sulla morbidezza di emissione e sull’eguaglianza dei suoni e dei registri, affinché non perda smalto nei passaggi più arditi. Saimir Pirgu è risultato a proprio agio nei panni di Romèo. La sua è risultata una vocalità fluente che ha saputo splendidamente materializzare le conflittualità amorose del personaggio. Su tutti si è elevata la voce di un eccezionale Markus Werba, che ricordiamo nel Don Giovanni salernitano: molto raffinato, mai eccessivo, capace di cesellare ogni parola, ogni gesto per mettere in rilievo l’essenza del personaggio. Autorevole la sua presenza scenica e applausi a scena aperta per l’esecuzione della Ballade de la reine Mab. Tra i numerosi personaggi, nota di merito per Simone Alberghino, il quale ha ben figurato nella parte del Comte Capulet, trovando accenti patetici interessanti e pertinenti, pulita la Gertrude di Milena Josipovic, mentre maggior intensità nel registro grave avremmo sperato ascoltare dal pur eccellente Denis Sedov, che ha vestito i panni di Frère Laurent. A completare il cast una non infallibile Federica Franci nel ruolo di Stephano, un affidabile Carlo Striuli che ha dato voce al Duca di Verona, un buon Enzo Peroni che ha interpretato Tybalt, pollice verso, invece per Angelo Nardinocchi (Le comte Paris) così come per il solo sul letto nuziale e tombale di Giulietta da parte della danzatrice Annalisa Vitiello, incapace di tenere solidamente una posizione in Arabesque. Luci e ombre sul coro in cui le voci femminili si sono imposte per tecnica e interpretazione nettamente su quelle maschili. Applausi e rose per tutti si replica nella lunghissima domenica 26 che prevede un concerto barocco dedicato a Farinelli alle ore 18,30 e a seguire Romèo et Juliette.

Olga Chieffi