La Macchina ammazzacattivi , De Filippo a Ravello e Miss America ad Amalfi

0

Michele Schiavino  sul Mattino di oggi racconta di una Costiera da Hollywood di più di sessanta anni fa …Estate 1948. Costiera amalfitana. Ricorda lo scrittore Gaetano Afeltra: «Quell’anno ad Amalfi in agosto, chi prima chi dopo, finivamo col trovarci tutti. C’erano Roberto Rossellini, Longanesi, Vigorelli, Baldacci, Sergio Amidei, Tortorella, Lamberti Sorrentino, Titina De Filippo, Anna Magnani e, dulcis in fundo, Marylin Buferd, miss America». Per Roberto Rossellini era il primo ciak della sua commedia fantastica «La Macchina ammazzacattivi», pellicola che fu portata a termine nel 1951 e distribuita solo l’anno successivo a causa di difficoltà e interruzioni. Nel cast, a far da richiamo, la sensuale bionda miss America e attori presi dalla vita reale, come era sua abitudine. Il soggetto era stato scritto da Eduardo De Filippo: due ex soldati americani tornano sulla costa d’Amalfi dopo la guerra per acquistare la Torre di Capo di Conca e farne un albergo. La speculazione accende la fantasia dell’intero paese e tutti, dal sindaco all’ultimo poveraccio, cercano di entrare nell’affare. Ma che cos’è la macchina ammazzacattivi? Al fotografo del paese, Celestino, un uomo buono ed onesto, appare uno strano personaggio che dice di essere sant’Andrea, che gli conferisce un potere particolare, quello di uccidere i cattivi con un semplice clic della macchina fotografica. Lui ha le foto di tutti i paesani. Basta inquadrare le foto ed azionare il clic della sua macchina ed è fatta. Il cattivo muore nella precisa posizione in cui era stato fotografato. Restano come statue di sale. La cosa funziona. Altro sviluppo della trama: in paese tutti devono soldi a un’usuraia, donna Amalia, ed allora Celestino fa clic! Finita! Si scopre allora che la donna ha lasciato i suoi soldi in eredità ai tre più poveri del paese. Apriti cielo: tutti provano a distruggere il testamento. Clic! Clic! Clic! Celestino li fa fuori tutti, i cattivi. Ma le cose non cambiano affatto. La cattiveria, sembrano dirci il film e De Filippo, non muore mai. La beffa finale è che Sant’Andrea non è affatto santo ma un povero diavolo, Farfanigi, che nel film è interpretato da un personaggio della costiera amalfitana, Domenico Fusco, Minico d’oro, come lo chiamavano i compaesani di Marina di Praia, barba lunghissima da centenario e aspetto malandato. A questo diavolo buono Celestino insegnerà a fare pure il segno della croce. E allora meglio farli ritornare tutti in vita. È tato un sogno bizzarro. Come ricordava questo film Rossellini? «Ne “La macchina ammazza cattivi” ci sono i miei pellegrinaggi sulla costiera amalfitana: dove sono dei poveri diavoli che sono convinti di aver visto il demonio, sono dei pazzi degli ubriachi di sole…». Già la terra delle sirene amata dal regista e dallo stesso Eduardo, che pur avendo dimora in una delle isole paradiso tra Positano e Capri, non disdegnava il buen retiro di Ravello. Alcune foto dietro le quinte ce lo mostrano all’ingresso dello storico hotel Palumbo in dialogo con il proprietario, un Vuillemier erede della tradizione di accoglienza inaugurata dall’antenato Pasquale Palumbo nel 1875. Nel film compaiono la spiaggia e la piazza di Atrani, Maiori, una festa ad Amalfi, la torre di Capo di Conca. Il negozio del fotografo è sul viale Reginna di Maiori. Anche Celestino, il protagonista, attore preso dalla vita reale, fu scelto a Maiori. Nei titoli di testa del film viene presentato come Gennaro Pisano, in realtà era Alfonso Della Mura. Bill Tubbs è uno dei due ex soldati americani. Un ritorno per lui in Costiera e in un film di Rossellini. Era il cappellano americano nell’episodio dei frati in Paisà. La figlia nella pellicola è interpretata da Marylin Buferd , miss America 1946. Il film uscirà nelle sale nel 1952. Non entusiasmò. Solo un critico, Gino Visentini, scriverà: «Uno dei migliori film di Rossellini, uno scherzo pieno di estro, carico di tutto il colore meridionale, tragico e comico, della commedia dell’arte». Eduardo. Sì.

Michele Schiavino  sul Mattino di oggi racconta di una Costiera da Hollywood di più di sessanta anni fa …Estate 1948. Costiera amalfitana. Ricorda lo scrittore Gaetano Afeltra: «Quell’anno ad Amalfi in agosto, chi prima chi dopo, finivamo col trovarci tutti. C’erano Roberto Rossellini, Longanesi, Vigorelli, Baldacci, Sergio Amidei, Tortorella, Lamberti Sorrentino, Titina De Filippo, Anna Magnani e, dulcis in fundo, Marylin Buferd, miss America». Per Roberto Rossellini era il primo ciak della sua commedia fantastica «La Macchina ammazzacattivi», pellicola che fu portata a termine nel 1951 e distribuita solo l’anno successivo a causa di difficoltà e interruzioni. Nel cast, a far da richiamo, la sensuale bionda miss America e attori presi dalla vita reale, come era sua abitudine. Il soggetto era stato scritto da Eduardo De Filippo: due ex soldati americani tornano sulla costa d’Amalfi dopo la guerra per acquistare la Torre di Capo di Conca e farne un albergo. La speculazione accende la fantasia dell’intero paese e tutti, dal sindaco all’ultimo poveraccio, cercano di entrare nell’affare. Ma che cos’è la macchina ammazzacattivi? Al fotografo del paese, Celestino, un uomo buono ed onesto, appare uno strano personaggio che dice di essere sant’Andrea, che gli conferisce un potere particolare, quello di uccidere i cattivi con un semplice clic della macchina fotografica. Lui ha le foto di tutti i paesani. Basta inquadrare le foto ed azionare il clic della sua macchina ed è fatta. Il cattivo muore nella precisa posizione in cui era stato fotografato. Restano come statue di sale. La cosa funziona. Altro sviluppo della trama: in paese tutti devono soldi a un’usuraia, donna Amalia, ed allora Celestino fa clic! Finita! Si scopre allora che la donna ha lasciato i suoi soldi in eredità ai tre più poveri del paese. Apriti cielo: tutti provano a distruggere il testamento. Clic! Clic! Clic! Celestino li fa fuori tutti, i cattivi. Ma le cose non cambiano affatto. La cattiveria, sembrano dirci il film e De Filippo, non muore mai. La beffa finale è che Sant’Andrea non è affatto santo ma un povero diavolo, Farfanigi, che nel film è interpretato da un personaggio della costiera amalfitana, Domenico Fusco, Minico d’oro, come lo chiamavano i compaesani di Marina di Praia, barba lunghissima da centenario e aspetto malandato. A questo diavolo buono Celestino insegnerà a fare pure il segno della croce. E allora meglio farli ritornare tutti in vita. È tato un sogno bizzarro. Come ricordava questo film Rossellini? «Ne “La macchina ammazza cattivi” ci sono i miei pellegrinaggi sulla costiera amalfitana: dove sono dei poveri diavoli che sono convinti di aver visto il demonio, sono dei pazzi degli ubriachi di sole…». Già la terra delle sirene amata dal regista e dallo stesso Eduardo, che pur avendo dimora in una delle isole paradiso tra Positano e Capri, non disdegnava il buen retiro di Ravello. Alcune foto dietro le quinte ce lo mostrano all’ingresso dello storico hotel Palumbo in dialogo con il proprietario, un Vuillemier erede della tradizione di accoglienza inaugurata dall’antenato Pasquale Palumbo nel 1875. Nel film compaiono la spiaggia e la piazza di Atrani, Maiori, una festa ad Amalfi, la torre di Capo di Conca. Il negozio del fotografo è sul viale Reginna di Maiori. Anche Celestino, il protagonista, attore preso dalla vita reale, fu scelto a Maiori. Nei titoli di testa del film viene presentato come Gennaro Pisano, in realtà era Alfonso Della Mura. Bill Tubbs è uno dei due ex soldati americani. Un ritorno per lui in Costiera e in un film di Rossellini. Era il cappellano americano nell’episodio dei frati in Paisà. La figlia nella pellicola è interpretata da Marylin Buferd , miss America 1946. Il film uscirà nelle sale nel 1952. Non entusiasmò. Solo un critico, Gino Visentini, scriverà: «Uno dei migliori film di Rossellini, uno scherzo pieno di estro, carico di tutto il colore meridionale, tragico e comico, della commedia dell’arte». Eduardo. Sì.