Raccontando Eduardo torna in scena al teatro comunale di Scisciano con “Fuitevenne”

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Luigi De Risi – Se non hai avuto la possibilità di vederlo o conosci qualcuno che possa essere interessato, vi aspettiamo il 6 GENNAIO 2016 alle 18:00 con la magnifica cornice musicale degli “ONDANUEVE STRING QUARTET” per una serata magica dove poesia, prosa e musica si fondono in un tutt’uno.
Si è soliti pensare ad Eduardo non tanto come all’erede e al reinventore della lunga tradizione teatrale napoletana, riguardo la quale ha il merito di averne sdoganato il dialetto e la sua caratteristica lentezza nel porgere la battuta come lingua ufficiale del palcoscenico, ma soprattutto come all’autore che nei temi e negli ambienti tipicamente napoletani è riuscito ad innestare quell’umano sentire universale che gli ha guadagnato, insieme all’apprezzamento internazionale, il titolo di genio dell’età moderna. Nel processo di affrancamento da un certo tipo di teatro “regionale” verso uno di respiro nazionale, che vede, tra gli anni ’40 e ’50 la composizione delle commedie più famose della produzione eduardiana, come “Napoli milionaria”, “Filumena Marturano” e “la grande Magia” è fondamentale l’incontro nel ’33 con Pirandello. L’influsso di quest’ultimo sul teatro eduardiano, nonostante la lunga collaborazione tra i due autori, si riduce, tuttavia, solo alla caratterizzazione di alcuni personaggi, alla necessità delle illusioni, al pensiero negativo della impossibilità di arrivare alla conoscenza definitiva di una persona. Per il resto, il mondo di Pirandello e quello di Eduardo sono del tutto diversi. “Si è abituati inoltre a pensare ad Eduardo come a un autore comico, ma non è così, è l’attore Eduardo a essere comico. Se leggiamo le sue commedie ridiamo poco, sono drammi, ma a teatro si rideva perché l’attore coloriva, calcava, aggiungeva elementi attoriali per virare sul comico”. Dunque, è per questo che andiamo in scena? No! Andiamo in scena perché lo scorso anno, in occasione del trentennale della sua scoparsa, sono rimasto colpito da una trasmissione andata in onda su una emittente web durante la quale un giornalista, per strada, chiedeva ai giovani napoletani chi fosse Eduardo. Le risposte sono state le più svariate: “Un calciatore”, “un tronista”, “un attore”, “non lo so”. Da qui la voglia di celebrare, attraverso poesie, brani ed aneddoti l’attore, il drammaturgo, il poeta, il regista, lo sceneggiatore, insomma quel genio moderno che, ironia della sorte, resta sconosciuto alle nuove generazioni di quella Napoli che ha reso celebre nel panorama letterario universale. (Luigi De Risi).Luigi De Risi – Se non hai avuto la possibilità di vederlo o conosci qualcuno che possa essere interessato, vi aspettiamo il 6 GENNAIO 2016 alle 18:00 con la magnifica cornice musicale degli “ONDANUEVE STRING QUARTET” per una serata magica dove poesia, prosa e musica si fondono in un tutt’uno.
Si è soliti pensare ad Eduardo non tanto come all’erede e al reinventore della lunga tradizione teatrale napoletana, riguardo la quale ha il merito di averne sdoganato il dialetto e la sua caratteristica lentezza nel porgere la battuta come lingua ufficiale del palcoscenico, ma soprattutto come all’autore che nei temi e negli ambienti tipicamente napoletani è riuscito ad innestare quell’umano sentire universale che gli ha guadagnato, insieme all’apprezzamento internazionale, il titolo di genio dell’età moderna. Nel processo di affrancamento da un certo tipo di teatro “regionale” verso uno di respiro nazionale, che vede, tra gli anni ’40 e ’50 la composizione delle commedie più famose della produzione eduardiana, come “Napoli milionaria”, “Filumena Marturano” e “la grande Magia” è fondamentale l’incontro nel ’33 con Pirandello. L’influsso di quest’ultimo sul teatro eduardiano, nonostante la lunga collaborazione tra i due autori, si riduce, tuttavia, solo alla caratterizzazione di alcuni personaggi, alla necessità delle illusioni, al pensiero negativo della impossibilità di arrivare alla conoscenza definitiva di una persona. Per il resto, il mondo di Pirandello e quello di Eduardo sono del tutto diversi. “Si è abituati inoltre a pensare ad Eduardo come a un autore comico, ma non è così, è l’attore Eduardo a essere comico. Se leggiamo le sue commedie ridiamo poco, sono drammi, ma a teatro si rideva perché l’attore coloriva, calcava, aggiungeva elementi attoriali per virare sul comico”. Dunque, è per questo che andiamo in scena? No! Andiamo in scena perché lo scorso anno, in occasione del trentennale della sua scoparsa, sono rimasto colpito da una trasmissione andata in onda su una emittente web durante la quale un giornalista, per strada, chiedeva ai giovani napoletani chi fosse Eduardo. Le risposte sono state le più svariate: “Un calciatore”, “un tronista”, “un attore”, “non lo so”. Da qui la voglia di celebrare, attraverso poesie, brani ed aneddoti l’attore, il drammaturgo, il poeta, il regista, lo sceneggiatore, insomma quel genio moderno che, ironia della sorte, resta sconosciuto alle nuove generazioni di quella Napoli che ha reso celebre nel panorama letterario universale. (Luigi De Risi).