Napoli Seviziato col compressore , tentato omicidio

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 Il caso di Vincenzo, 14 anni, seviziato con un compressore in un autolavaggio a Pianura il 7 ottobre dello scorso anno, torna a infiammare un’aula di Tribunale. La Procura generale, condividendo la linea dei magistrati che in primo grado avevano rappresentato la pubblica accusa, ha insistito sulla gravità dell’aggressione: per il pg fu tentato omicidio e ha invocato una condanna per l’imputato più severa di quella decisa in primo grado. Diciotto anni di reclusione contro i 12 stabiliti al termine del primo processo a maggio scorso: questa la richiesta che ha concluso l’atto d’accusa del pg dinanzi ai giudici della VII sezione della Corte d’appello chiamati a pronunciarsi sul giudizio di secondo grado su di uno degli episodi più raccapriccianti degli ultimi tempi. Troppo gravi i fatti per considerarli lesioni, seppure gravissime: è questo il ragionamento dell’accusa. Nel capo di imputazione si contesta, inoltre, anche il reato di violenza sessuale in relazione alla dinamica dell’aggressione e alla parte del corpo della vittima che fu oggetto degli abusi. In primo grado Iacolare, giovane papà originario di Pianura, fu condannato per lesioni gravi e violenza sessuale aggravate. Secondo la ricostruzione accusatoria, il 14enne, che era nel gabbiotto dell’autolavaggio, venne deriso perché in sovrappeso da Iacolare e due suoi amici, tutti maggiorenni, ventenni o poco più. Non ci si limitò però solo a commenti, battute, risatine. Iacolare andò oltre: imbracciò un compressore, un attrezzo di quelli che negli autolavaggi sono utilizzati per gonfiare i pneumatici, e lo infilò nel sedere della vittima dopo avergli abbassato i pantaloni lasciando che il fucile pompasse aria compressa nel corpo del ragazzo creando lacerazioni interne devastanti al punto che, secondo i medici interpellati, avrebbero potuto anche portare alla morte. Sulla ricostruzione della dinamica si è sempre giocato il dibattito tra accusa e difesa. Vincenzo Iacolare respinge la tesi della violenza, definendo l’accaduto come un brutto scherzo finito male e ai giudici della Corte d’appello, tramite la sua difesa, aveva chiesto la riapertura del processo, una rinnovazione del dibattimento con una nuova perizia medica sulla vittima provando a sostenere ancora la versione del compressore solo avvicinato al corpo del ragazzo e non usato per penetrare e compiere un atto di violenza. Richiesta che i giudici hanno respinto, lasciando che il processo segua il suo iter senza altri nuovi atti istruttori. In aula non era presente Vincenzo, la vittima, che con i genitori è parte civile nel processo assistito dall’avvocato Francesco Cioppa: gli psicologi gli hanno sconsigliato di tornare in tribunale per assistere all’udienza e di sottoporsi a una situazione che inevitabilmente avrebbe potuto essere fonte di nuova tensione e di un peso emotivo ulteriore rispetto a quello che Vincenzo, assieme ai segni e alle conseguenze sul corpo e nell’animo, si porta addosso da un anno. Nel processo è parte civile anche il Comune di Napoli. Nella sentenza di primo grado fu stabilita una provvisionale da 200mila euro per la vittima e i suoi familiari e il risarcimento di un danno da liquidarsi in sede civile a favore del Comune. Ora si attende la decisione dei giudici d’Appello. Dopo le conclusioni dell’accusa, la parola passerà alla difesa. Si torna in aula a febbraio. Viviana Lanza, Il Mattino

 Il caso di Vincenzo, 14 anni, seviziato con un compressore in un autolavaggio a Pianura il 7 ottobre dello scorso anno, torna a infiammare un’aula di Tribunale. La Procura generale, condividendo la linea dei magistrati che in primo grado avevano rappresentato la pubblica accusa, ha insistito sulla gravità dell’aggressione: per il pg fu tentato omicidio e ha invocato una condanna per l’imputato più severa di quella decisa in primo grado. Diciotto anni di reclusione contro i 12 stabiliti al termine del primo processo a maggio scorso: questa la richiesta che ha concluso l’atto d’accusa del pg dinanzi ai giudici della VII sezione della Corte d’appello chiamati a pronunciarsi sul giudizio di secondo grado su di uno degli episodi più raccapriccianti degli ultimi tempi. Troppo gravi i fatti per considerarli lesioni, seppure gravissime: è questo il ragionamento dell’accusa. Nel capo di imputazione si contesta, inoltre, anche il reato di violenza sessuale in relazione alla dinamica dell’aggressione e alla parte del corpo della vittima che fu oggetto degli abusi. In primo grado Iacolare, giovane papà originario di Pianura, fu condannato per lesioni gravi e violenza sessuale aggravate. Secondo la ricostruzione accusatoria, il 14enne, che era nel gabbiotto dell’autolavaggio, venne deriso perché in sovrappeso da Iacolare e due suoi amici, tutti maggiorenni, ventenni o poco più. Non ci si limitò però solo a commenti, battute, risatine. Iacolare andò oltre: imbracciò un compressore, un attrezzo di quelli che negli autolavaggi sono utilizzati per gonfiare i pneumatici, e lo infilò nel sedere della vittima dopo avergli abbassato i pantaloni lasciando che il fucile pompasse aria compressa nel corpo del ragazzo creando lacerazioni interne devastanti al punto che, secondo i medici interpellati, avrebbero potuto anche portare alla morte. Sulla ricostruzione della dinamica si è sempre giocato il dibattito tra accusa e difesa. Vincenzo Iacolare respinge la tesi della violenza, definendo l’accaduto come un brutto scherzo finito male e ai giudici della Corte d’appello, tramite la sua difesa, aveva chiesto la riapertura del processo, una rinnovazione del dibattimento con una nuova perizia medica sulla vittima provando a sostenere ancora la versione del compressore solo avvicinato al corpo del ragazzo e non usato per penetrare e compiere un atto di violenza. Richiesta che i giudici hanno respinto, lasciando che il processo segua il suo iter senza altri nuovi atti istruttori. In aula non era presente Vincenzo, la vittima, che con i genitori è parte civile nel processo assistito dall’avvocato Francesco Cioppa: gli psicologi gli hanno sconsigliato di tornare in tribunale per assistere all’udienza e di sottoporsi a una situazione che inevitabilmente avrebbe potuto essere fonte di nuova tensione e di un peso emotivo ulteriore rispetto a quello che Vincenzo, assieme ai segni e alle conseguenze sul corpo e nell’animo, si porta addosso da un anno. Nel processo è parte civile anche il Comune di Napoli. Nella sentenza di primo grado fu stabilita una provvisionale da 200mila euro per la vittima e i suoi familiari e il risarcimento di un danno da liquidarsi in sede civile a favore del Comune. Ora si attende la decisione dei giudici d’Appello. Dopo le conclusioni dell’accusa, la parola passerà alla difesa. Si torna in aula a febbraio. Viviana Lanza, Il Mattino