Alla scoperta dell’Arpa con Floraleda Sacchi

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Ritorna l’arpista a Salerno ospite del Natalis Loci, promosso dall’Ept nella chiesa di San Giorgio il 23 dicembre

Di OLGA CHIEFFI

Sarà la splendida arpa di Floraleda Sacchi la grande protagonista dell’ appuntamento inaugurale della rassegna musicale Natalis Loci, che prenderà il via il 23 dicembre, alle ore 19, nella abituale cornice della Chiesa di San Giorgio. La direzione artistica si riaffida all’arpista comasca, la quale cederà il testimone a Claudio Brizi il 9 gennaio che proporrà un concerto per claviorgano e chiusura con il Quartetto Savino e Costantino Catena al pianoforte per la presentazione del loro ultimo lavoro dedicato a Robert Schumann, il 15 gennaio. Il concerto di Floraleda Sacchi, sarà un viaggio alla scoperta (o riscoperta) di uno strumento, l’arpa, dal grande fascino e dalle grandi potenzialità tecniche ed espressive: uno strumento, purtroppo, spesso dimenticato dalle programmazioni concertistiche, almeno in Italia. Grande merito, dunque, a questa rassegna, che ha deciso di puntare il riflettore su strumenti diversi dal consueto, integrando la musica con i capolavori d’arte più rappresentativi della nostra provincia.Il programma principierà con un omaggio a Carlos Salzedo, una delle personalità più ricche di sfaccettature del panorama arpistico. I suoi metodi, le sue composizioni, la sua intensissima attività concertistica, sia come esecutore che come direttore, lo misero in contatto con alcune delle personalita? musicali più eminenti dell’epoca  tra mondo musicale d’origine francese, e Americhe, influenze che riconosceremo nella Suite di otto danze che ascolteremo. Seguirà un Capriccio per arpa, molto virtuosistico la Gitana op.21 di Alphonse Hasselmans, datato 1890 una pagina importante che segna la rinascita di questo mitico strumento a cavaliere del secolo breve. L’arpista, dedicherà, quindi, alla platea salernitana, una sua personale composizione, Paysage Spring Song, dalla fresca e comunicativa invenzione. L’elegia piena di sentimento Crisantemi, composta da Giacomo Puccini subito dopo la morte – il 18 gennaio 1890 – del quarantacinquenne Amedeo di Savoia, secondo figlio molto popolare del re d’Italia Vittorio Emanuele II, ne fa il suo pezzo strumentale più noto, poichè impiegò il materiale musicale di questa pagina, che sarà eseguita in un arrangiamento della stessa arpista, nell’atto finale della sua Manon Lescaut, e la rende interessante quale chiave d’accesso al laboratorio compositivo di Puccini. Seguirà un brano di Alexina Louie, “From the Eastern Gate”, datato 1995 e diviso in sei movimenti (Haiku) che evoca sapori orientali, ispirati al guzheng, suoni particolari ottenuti attraverso l’uso di tecniche uniche e innovative, giocate interamente sugli armonici. Si continuerà, con il Philip Glass di  Metamorphosis, un brano scritto nel 1988 ed ispirato all’omonimo racconto di Kafka. Le Metamorfosi 3 e 4 sono nate come musica di scena per due diverse compagnie teatrali che commissionarono a Glass simultaneamente della musica sullo stesso racconto. Le Metamorfosi n. 1, 2 e 5, invece, ripropongono temi della colonna sonora composta da Glass per il film di Errol Morris The Thin Blue Line. In tutte le 5 Metamorfosi c’è l’unione di tonalità maggiori e minori e ritmo binario e ternario (2+3 = 5) nel tentativo di  trovare un punto di equilibrio tra gli opposti. Questo sforzo crea il dinamismo e la staticità che coesistono in questi brani. Con “Oblivion”, dolcissimo, struggente, in cui il ritmo serrato lascia spazio ad una melodia lirica e introspettiva, ritorneremo alla danza con Astor Piazzolla, stavolta compositore della colonna sonora del film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, prima di chiudere con le Evocaciones di Claudia Montero che continua a far rivivere l’atmosfera inconfondibile della capitale argentina,  che nasce profondo contrasto dinamico negli assieme e nei soli, in un moto tutto barocco di tensione e distensione esteso sia alla minima frase che all’intera composizione, per sottolineare quei momenti regolarmente ed emozionalmente in bilico fra un lirismo allentato e dolente, talora fino alla rarefazione, e picchi di alta drammaticità e forza penetrativa.

Ritorna l’arpista a Salerno ospite del Natalis Loci, promosso dall’Ept nella chiesa di San Giorgio il 23 dicembre

Di OLGA CHIEFFI

Sarà la splendida arpa di Floraleda Sacchi la grande protagonista dell’ appuntamento inaugurale della rassegna musicale Natalis Loci, che prenderà il via il 23 dicembre, alle ore 19, nella abituale cornice della Chiesa di San Giorgio. La direzione artistica si riaffida all’arpista comasca, la quale cederà il testimone a Claudio Brizi il 9 gennaio che proporrà un concerto per claviorgano e chiusura con il Quartetto Savino e Costantino Catena al pianoforte per la presentazione del loro ultimo lavoro dedicato a Robert Schumann, il 15 gennaio. Il concerto di Floraleda Sacchi, sarà un viaggio alla scoperta (o riscoperta) di uno strumento, l’arpa, dal grande fascino e dalle grandi potenzialità tecniche ed espressive: uno strumento, purtroppo, spesso dimenticato dalle programmazioni concertistiche, almeno in Italia. Grande merito, dunque, a questa rassegna, che ha deciso di puntare il riflettore su strumenti diversi dal consueto, integrando la musica con i capolavori d’arte più rappresentativi della nostra provincia.Il programma principierà con un omaggio a Carlos Salzedo, una delle personalità più ricche di sfaccettature del panorama arpistico. I suoi metodi, le sue composizioni, la sua intensissima attività concertistica, sia come esecutore che come direttore, lo misero in contatto con alcune delle personalita? musicali più eminenti dell'epoca  tra mondo musicale d’origine francese, e Americhe, influenze che riconosceremo nella Suite di otto danze che ascolteremo. Seguirà un Capriccio per arpa, molto virtuosistico la Gitana op.21 di Alphonse Hasselmans, datato 1890 una pagina importante che segna la rinascita di questo mitico strumento a cavaliere del secolo breve. L’arpista, dedicherà, quindi, alla platea salernitana, una sua personale composizione, Paysage Spring Song, dalla fresca e comunicativa invenzione. L’elegia piena di sentimento Crisantemi, composta da Giacomo Puccini subito dopo la morte – il 18 gennaio 1890 – del quarantacinquenne Amedeo di Savoia, secondo figlio molto popolare del re d’Italia Vittorio Emanuele II, ne fa il suo pezzo strumentale più noto, poichè impiegò il materiale musicale di questa pagina, che sarà eseguita in un arrangiamento della stessa arpista, nell’atto finale della sua Manon Lescaut, e la rende interessante quale chiave d’accesso al laboratorio compositivo di Puccini. Seguirà un brano di Alexina Louie, “From the Eastern Gate”, datato 1995 e diviso in sei movimenti (Haiku) che evoca sapori orientali, ispirati al guzheng, suoni particolari ottenuti attraverso l’uso di tecniche uniche e innovative, giocate interamente sugli armonici. Si continuerà, con il Philip Glass di  Metamorphosis, un brano scritto nel 1988 ed ispirato all’omonimo racconto di Kafka. Le Metamorfosi 3 e 4 sono nate come musica di scena per due diverse compagnie teatrali che commissionarono a Glass simultaneamente della musica sullo stesso racconto. Le Metamorfosi n. 1, 2 e 5, invece, ripropongono temi della colonna sonora composta da Glass per il film di Errol Morris The Thin Blue Line. In tutte le 5 Metamorfosi c’è l’unione di tonalità maggiori e minori e ritmo binario e ternario (2+3 = 5) nel tentativo di  trovare un punto di equilibrio tra gli opposti. Questo sforzo crea il dinamismo e la staticità che coesistono in questi brani. Con “Oblivion”, dolcissimo, struggente, in cui il ritmo serrato lascia spazio ad una melodia lirica e introspettiva, ritorneremo alla danza con Astor Piazzolla, stavolta compositore della colonna sonora del film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, prima di chiudere con le Evocaciones di Claudia Montero che continua a far rivivere l’atmosfera inconfondibile della capitale argentina,  che nasce profondo contrasto dinamico negli assieme e nei soli, in un moto tutto barocco di tensione e distensione esteso sia alla minima frase che all'intera composizione, per sottolineare quei momenti regolarmente ed emozionalmente in bilico fra un lirismo allentato e dolente, talora fino alla rarefazione, e picchi di alta drammaticità e forza penetrativa.