Brescia. Caso fonderia, 2 nipoti dell’imprenditore e 2 operai indagati per omicidio volontario e distruzione di cadavere

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Brescia. Irene Zubani non ha mai creduto che il marito fosse scomparso. La sua ipotesi, fin dall’inizio, era la peggiore: «Mario aveva paura, temeva per i nostri figli», ha raccontato ai carabinieri. E ora l’inchiesta della Procura di Brescia sul giallo di Macheno, aperta per sequestro di persona a carico di ignoti, prende proprio questa direzione. I due nipoti di Mario Bozzoli e due operai presenti in fonderia la sera dell’8 ottobre, quando l’imprenditore svanì nel nulla, sono indagati per omicidio volontario e distruzione di cadavere. «Si è potuto procedere perché sono emersi contesti testimoniali che ci hanno permesso di delineare i rapporti tra Bozzoli e la famiglia del fratello e che oggi ci consentono di dire che la vicenda è questa. Anche perché non è possibile averne una diversa», dicono gli investigatori. La svolta è arrivata con alcune perquisizioni in Val Trompia nelle abitazioni di alcuni parenti e dipendenti della fonderia. Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti del titolare Mario, gli operai Oscar Maggi – addetto ai forni insieme a Giuseppe Ghirardini, trovato morto il 18 ottobre a Ponte di Legno con una capsula di cianuro in corpo – e il senegalese Aboagye Akwasi sono stati interrogati in caserma e ne sono usciti con l’avviso di garanzia: indagati, ma a piede libero. Alex e Giacomo Bozzoli, figli di Adelio che è comproprietario con il fratello Mario della fonderia di ottone, si trovavano in fabbrica la sera della sparizione dell’imprenditore. La Porsche Cayenne di Giacomo sarebbe stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre entrava e usciva tra le 19 e le 20, mentre Alex è stato immortalato della tv mentre distruggeva alcuni documenti negli uffici amministrativi della ditta pochi minuti prima che i carabinieri mettessero i sigilli. Tutto inizia lì, nella fonderia e acciaieria di via Gitti a Marcheno, di cui il cinquantenne Mario è titolare insieme al fratello maggiore Adelio. Gli investigatori sono certi che Bozzoli sia stato ucciso e gettato in uno dei due forni attivi, svuotati alla ricerca dell’unico reperto che potrebbe svelare la fine di Bozzoli: il titanio di due protesi dentarie. Racconta la moglie: «Negli ultimi mesi la situazione in azienda era tesa. A causa del cambio generazionale ai vertici si erano creati screzi con la famiglia del fratello». Tra Mario e i nipoti c’erano frizioni. «I rapporti si incrinarono con l’apertura della fonderia di Bedizzole. Sono state molte le cose fatte a mio marito, dal compenso amministratori non pagato nel 2014 alle accuse di aizzare gli operai verso i nipoti». Oggi contro i fratelli Alex e Giacomo Bozzoli e gli operai Maggi e Abu ci sono sospetti, ma non prove. Per questo dopo ore in caserma a Brescia sono potuti tornare a casa. Mancano infatti gravi indizi di colpevolezza tali da far scattare la custodia cautelare e non c’è la prova che Mario Bozzoli sia finito nel forno della sua azienda. (Claudia Guasco – Il Mattino) 

Brescia. Irene Zubani non ha mai creduto che il marito fosse scomparso. La sua ipotesi, fin dall'inizio, era la peggiore: «Mario aveva paura, temeva per i nostri figli», ha raccontato ai carabinieri. E ora l'inchiesta della Procura di Brescia sul giallo di Macheno, aperta per sequestro di persona a carico di ignoti, prende proprio questa direzione. I due nipoti di Mario Bozzoli e due operai presenti in fonderia la sera dell'8 ottobre, quando l'imprenditore svanì nel nulla, sono indagati per omicidio volontario e distruzione di cadavere. «Si è potuto procedere perché sono emersi contesti testimoniali che ci hanno permesso di delineare i rapporti tra Bozzoli e la famiglia del fratello e che oggi ci consentono di dire che la vicenda è questa. Anche perché non è possibile averne una diversa», dicono gli investigatori. La svolta è arrivata con alcune perquisizioni in Val Trompia nelle abitazioni di alcuni parenti e dipendenti della fonderia. Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti del titolare Mario, gli operai Oscar Maggi – addetto ai forni insieme a Giuseppe Ghirardini, trovato morto il 18 ottobre a Ponte di Legno con una capsula di cianuro in corpo – e il senegalese Aboagye Akwasi sono stati interrogati in caserma e ne sono usciti con l'avviso di garanzia: indagati, ma a piede libero. Alex e Giacomo Bozzoli, figli di Adelio che è comproprietario con il fratello Mario della fonderia di ottone, si trovavano in fabbrica la sera della sparizione dell'imprenditore. La Porsche Cayenne di Giacomo sarebbe stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre entrava e usciva tra le 19 e le 20, mentre Alex è stato immortalato della tv mentre distruggeva alcuni documenti negli uffici amministrativi della ditta pochi minuti prima che i carabinieri mettessero i sigilli. Tutto inizia lì, nella fonderia e acciaieria di via Gitti a Marcheno, di cui il cinquantenne Mario è titolare insieme al fratello maggiore Adelio. Gli investigatori sono certi che Bozzoli sia stato ucciso e gettato in uno dei due forni attivi, svuotati alla ricerca dell'unico reperto che potrebbe svelare la fine di Bozzoli: il titanio di due protesi dentarie. Racconta la moglie: «Negli ultimi mesi la situazione in azienda era tesa. A causa del cambio generazionale ai vertici si erano creati screzi con la famiglia del fratello». Tra Mario e i nipoti c'erano frizioni. «I rapporti si incrinarono con l'apertura della fonderia di Bedizzole. Sono state molte le cose fatte a mio marito, dal compenso amministratori non pagato nel 2014 alle accuse di aizzare gli operai verso i nipoti». Oggi contro i fratelli Alex e Giacomo Bozzoli e gli operai Maggi e Abu ci sono sospetti, ma non prove. Per questo dopo ore in caserma a Brescia sono potuti tornare a casa. Mancano infatti gravi indizi di colpevolezza tali da far scattare la custodia cautelare e non c'è la prova che Mario Bozzoli sia finito nel forno della sua azienda. (Claudia Guasco – Il Mattino) 

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