Trappola Atalanta. Denis incubo del Napoli, 6 reti agli azzurri in 9 partite. Albiol e Koulibaly hanno studiato German

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Quando incrocia il Napoli è come un toro che vede il rosso: si carica a mille e segna sempre. Denis contro gli azzurri si esalta, rende semplici le cose più difficili, riesce a sbloccarsi dopo periodi di digiuno, trasforma in oro tutto ciò che tocca. Eppure non è uno di quegli ex al veleno, animato cioè da una rabbia particolare contro una sua vecchia squadra. Anzi, il Tanque a Napoli e al Napoli è rimasto molto legato: in città ha ancora tanti amici, l’esperienza in maglia azzurra la cataloga tra quelle più belle della carriera. Ma ciò non cambia la sostanza: le parole verso la vecchia squadra sono sempre affettuose, poi in campo diventa incontenibile. La trappola di German è sempre lì, il Napoli lo sa bene ma puntualmente ci è cascato, ad ogni occasione utile: l’avversario più temuto domani a Bergamo sarà lui, come sempre. L’attaccante argentino andrà guardato a vista e anche di più, servirà un controllo asfissiante, un’attenzione massima da parte della coppia centrale difensiva di Sarri: Albiol e Koulibaly non potranno distrarsi un attimo contro l’attaccante che combatte il tempo che passa a suon di gol. Un bomber spietato soprattutto contro il Napoli, la sua vittima preferita da avversario dopo Roma e Inter, alle quali ha segnato 7 reti. Sei i gol agli azzurri in nove partite, una media altissima, uno score incredibile. Il primo con la maglia dell’Udinese, la serata della rete di Inler senza esultanza al San Paolo contro quella che poi diventò per quattro anni la sua squadra, e del ko (1-2) che tagliò definitivamente fuori il Napoli di Mazzarri dalla lotta scudetto. Ben cinque le reti con la maglia dell’Atalanta, una al San Paolo e ben quattro a Bergamo, tre delle quali a Benitez: la doppietta nell’incredibile 0-3 del 4 febbraio 2014 e l’1-1 del campionato scorso con le tante emozioni racchiuse nel finale, dal pari di Higuain al rigore fallito dal Pipita, all’occasione sprecata da Callejon sulla linea di porta. La doppietta al Napoli festeggiata con un tifoso speciale il figlio Mathias a bordo campo, la corsa dietro i tabelloni pubblicitari e l’abbraccio al più grande dei suoi quattro figli. Un papà perfetto, dolce e affettuoso: in campo si trasforma, il Tanque è il suo soprannome, il carro armato, l’accostamento è chiaro: Denis ha la potenza di un cingolato, quando parte travolge tutto e tutti, il suo sinistro è devastante, un attaccante spietato in area di rigore. In quattro anni con l’Atalanta di gol ne ha segnati 55, l’ultimo nel 2-0 all’Olimpico con la Roma: è lo straniero che ha segnato di più nella storia del club bergamasco, il sorpasso al danese Rasmussen, bomber degli anni 50. Trentaquattro anni e non sentirli, più invecchia e più il vino di German diventa buono, sulla scia di Luca Toni, il nonnetto terribile del Verona. Una grande forza d’animo che l’ha portato sempre a rialzarsi dopo i periodi difficili, quest’estate sembrava in partenza, più che una voce quella del suo ritorno in Argentina all’Indipendiente, la sua prima squadra professionistica: invece è rimasto nonostante l’arrivo di Pinilla a Bergamo potesse fargli ombra (ora il cileno è out per infortunio). German è pronto con la sua Atalanta a sfidare ancora il Napoli: la sua voglia di segnare nuovamente, magari per far rimpiangere ancora la sua cessione all’Udinese dopo i due anni napoletani con 15 gol. Già, perché il Tanque a Napoli si trovava bene e fosse stato per lui non sarebbe mai andato via: due stagioni e soprattutto una rete indimenticabile, il gol al San Paolo del 2-2 al Milan, dopo la rete di Cigarini, l’altro ex animato domani in campo da uno spirito speciale. L’ultima rete agli azzurri nell’1-1 del campionato scorso, colpì alla prima vera occasione beffando Albiol e chiudendo di testa in maniera perfetta un contropiede azionato proprio da lui: un vero e proprio incubo per la difesa azzurra, quasi fosse Messi o Cristiano Ronaldo. Il Tanque fa paura: Sarri proverà a cambiare il trend, il tecnico toscano che studia gli avversari nei singoli dettagli. Denis ritroverà l’allenatore azzurro che era alla guida dell’Empoli il 26 aprile scorso, in quel pomeriggio burrascoso di Bergamo: il Tanque colpì nello spogliatoio con un pugno Tonelli, il difensore empolese che, secondo la ricostruzione dei collaboratori della Procura Federale, l’aveva minacciato di morte in campo, e venne squalificato per cinque giornate dal Giudice Sportivo (un turno di stop all’avversario). Pace fatta tra i due in questo campionato a settembre, stretta di mano e sorriso prima di Empoli-Atalanta al Castellani: un gesto di fair play che ha cancellato quel brutto episodio. (Roberto Ventre – Il Mattino)

Quando incrocia il Napoli è come un toro che vede il rosso: si carica a mille e segna sempre. Denis contro gli azzurri si esalta, rende semplici le cose più difficili, riesce a sbloccarsi dopo periodi di digiuno, trasforma in oro tutto ciò che tocca. Eppure non è uno di quegli ex al veleno, animato cioè da una rabbia particolare contro una sua vecchia squadra. Anzi, il Tanque a Napoli e al Napoli è rimasto molto legato: in città ha ancora tanti amici, l’esperienza in maglia azzurra la cataloga tra quelle più belle della carriera. Ma ciò non cambia la sostanza: le parole verso la vecchia squadra sono sempre affettuose, poi in campo diventa incontenibile. La trappola di German è sempre lì, il Napoli lo sa bene ma puntualmente ci è cascato, ad ogni occasione utile: l’avversario più temuto domani a Bergamo sarà lui, come sempre. L’attaccante argentino andrà guardato a vista e anche di più, servirà un controllo asfissiante, un’attenzione massima da parte della coppia centrale difensiva di Sarri: Albiol e Koulibaly non potranno distrarsi un attimo contro l’attaccante che combatte il tempo che passa a suon di gol. Un bomber spietato soprattutto contro il Napoli, la sua vittima preferita da avversario dopo Roma e Inter, alle quali ha segnato 7 reti. Sei i gol agli azzurri in nove partite, una media altissima, uno score incredibile. Il primo con la maglia dell’Udinese, la serata della rete di Inler senza esultanza al San Paolo contro quella che poi diventò per quattro anni la sua squadra, e del ko (1-2) che tagliò definitivamente fuori il Napoli di Mazzarri dalla lotta scudetto. Ben cinque le reti con la maglia dell’Atalanta, una al San Paolo e ben quattro a Bergamo, tre delle quali a Benitez: la doppietta nell’incredibile 0-3 del 4 febbraio 2014 e l’1-1 del campionato scorso con le tante emozioni racchiuse nel finale, dal pari di Higuain al rigore fallito dal Pipita, all’occasione sprecata da Callejon sulla linea di porta. La doppietta al Napoli festeggiata con un tifoso speciale il figlio Mathias a bordo campo, la corsa dietro i tabelloni pubblicitari e l’abbraccio al più grande dei suoi quattro figli. Un papà perfetto, dolce e affettuoso: in campo si trasforma, il Tanque è il suo soprannome, il carro armato, l’accostamento è chiaro: Denis ha la potenza di un cingolato, quando parte travolge tutto e tutti, il suo sinistro è devastante, un attaccante spietato in area di rigore. In quattro anni con l’Atalanta di gol ne ha segnati 55, l’ultimo nel 2-0 all’Olimpico con la Roma: è lo straniero che ha segnato di più nella storia del club bergamasco, il sorpasso al danese Rasmussen, bomber degli anni 50. Trentaquattro anni e non sentirli, più invecchia e più il vino di German diventa buono, sulla scia di Luca Toni, il nonnetto terribile del Verona. Una grande forza d’animo che l’ha portato sempre a rialzarsi dopo i periodi difficili, quest’estate sembrava in partenza, più che una voce quella del suo ritorno in Argentina all’Indipendiente, la sua prima squadra professionistica: invece è rimasto nonostante l’arrivo di Pinilla a Bergamo potesse fargli ombra (ora il cileno è out per infortunio). German è pronto con la sua Atalanta a sfidare ancora il Napoli: la sua voglia di segnare nuovamente, magari per far rimpiangere ancora la sua cessione all’Udinese dopo i due anni napoletani con 15 gol. Già, perché il Tanque a Napoli si trovava bene e fosse stato per lui non sarebbe mai andato via: due stagioni e soprattutto una rete indimenticabile, il gol al San Paolo del 2-2 al Milan, dopo la rete di Cigarini, l’altro ex animato domani in campo da uno spirito speciale. L’ultima rete agli azzurri nell’1-1 del campionato scorso, colpì alla prima vera occasione beffando Albiol e chiudendo di testa in maniera perfetta un contropiede azionato proprio da lui: un vero e proprio incubo per la difesa azzurra, quasi fosse Messi o Cristiano Ronaldo. Il Tanque fa paura: Sarri proverà a cambiare il trend, il tecnico toscano che studia gli avversari nei singoli dettagli. Denis ritroverà l’allenatore azzurro che era alla guida dell’Empoli il 26 aprile scorso, in quel pomeriggio burrascoso di Bergamo: il Tanque colpì nello spogliatoio con un pugno Tonelli, il difensore empolese che, secondo la ricostruzione dei collaboratori della Procura Federale, l’aveva minacciato di morte in campo, e venne squalificato per cinque giornate dal Giudice Sportivo (un turno di stop all’avversario). Pace fatta tra i due in questo campionato a settembre, stretta di mano e sorriso prima di Empoli-Atalanta al Castellani: un gesto di fair play che ha cancellato quel brutto episodio. (Roberto Ventre – Il Mattino)

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