Salerno. Teatro Verdi. Ridi Pagliaccio. Vita morte e miracoli di Enrico Caruso. Segnalato da Betty Colace de Falco

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l professore Francesco Canessa presenta lunedì 21 dicembre alle ore 18.30 presso il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno il suo ultimo libro “Ridi Pagliaccio. Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso” (Edizioni La Conchiglia). Alla presentazione, introdotta dal giornalista Peppe Iannicelli, partecipa il maestro Daniel Oren direttore artistico del Verdi. L’incontro più che una presentazione tradizionale è un vero e proprio spettacolo. Si svilupperà, infatti, attraverso le riflessioni dell’autore e l’ascolto di rare incisioni d’epoca delle più celebri arie e canzoni del grande tenore. Si tratta dunque di una bella occasione per gli appassionati di lirica ma anche per i semplici curiosi di saperne di più su di uno degli artisti più importanti di tutti i tempi che ha calcato anche il palcoscenico del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno.

La partecipazione alla presentazione è libera e gratuita.

Breve presentazione del volume

Un tenore muore come Sigfrid in scena e sulla musica della sua marcia funebre, torna in camerino e muore per davvero. Accadde nel febbraio del 1915 al Metropolitan di New York, il cantante era il tedesco Rudolf Berger e quel camerino l’aveva in coabitazione con un famoso collega napoletano, Enrico Caruso, che ne rimase sconvolto. Passarono un po’ di anni e il ricordo di quell’evento riemerse e si trasformò in ossessione, una sorta di miraggio per colui che era diventato il personaggio di spettacolo più famoso al mondo, la morte in scena inseguita come la sublimazione suprema della vita d’artista.

Questo libro di Francesco Canessa ripercorre in una chiave di lettura nuova ed essenzialmente drammatica li ultimi anni di vita del più celebre tenore d’ogni tempo, spentosi a 48 anni, intrecciando la sua storia familiare ed artistica con quella dei Canessa Antiquaires, tre fratelli che a New York, a Parigi e a Napoli gli furono molto vicini e lo guidarono nella sua passione per gli oggetti antichi, che coltivò aggiungendo alla personalità di artista una profonda dimensione culturale e una posizione di rilievo nel mondo del collezionismo d’arte.

Vi si racconta anche degli anni in cui il tricolore sventolava sul più importante teatro d’America, con Gatti Casazza e Toscanini al comando e una schiera di italiani alla ribalta, con al centro il “trio” napoletano Caruso, Scotti e Amato.

Nelle pagine che narrano i primi passi del tenore, dai palcoscenici di provincia alle capitali della lirica, si demolisce con una serie di documenti il falso mito dei fischi ricevuti al San Carlo, il teatro della sua città.l professore Francesco Canessa presenta lunedì 21 dicembre alle ore 18.30 presso il Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno il suo ultimo libro “Ridi Pagliaccio. Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso” (Edizioni La Conchiglia). Alla presentazione, introdotta dal giornalista Peppe Iannicelli, partecipa il maestro Daniel Oren direttore artistico del Verdi. L’incontro più che una presentazione tradizionale è un vero e proprio spettacolo. Si svilupperà, infatti, attraverso le riflessioni dell’autore e l’ascolto di rare incisioni d’epoca delle più celebri arie e canzoni del grande tenore. Si tratta dunque di una bella occasione per gli appassionati di lirica ma anche per i semplici curiosi di saperne di più su di uno degli artisti più importanti di tutti i tempi che ha calcato anche il palcoscenico del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno.

La partecipazione alla presentazione è libera e gratuita.

Breve presentazione del volume

Un tenore muore come Sigfrid in scena e sulla musica della sua marcia funebre, torna in camerino e muore per davvero. Accadde nel febbraio del 1915 al Metropolitan di New York, il cantante era il tedesco Rudolf Berger e quel camerino l’aveva in coabitazione con un famoso collega napoletano, Enrico Caruso, che ne rimase sconvolto. Passarono un po’ di anni e il ricordo di quell’evento riemerse e si trasformò in ossessione, una sorta di miraggio per colui che era diventato il personaggio di spettacolo più famoso al mondo, la morte in scena inseguita come la sublimazione suprema della vita d’artista.

Questo libro di Francesco Canessa ripercorre in una chiave di lettura nuova ed essenzialmente drammatica li ultimi anni di vita del più celebre tenore d’ogni tempo, spentosi a 48 anni, intrecciando la sua storia familiare ed artistica con quella dei Canessa Antiquaires, tre fratelli che a New York, a Parigi e a Napoli gli furono molto vicini e lo guidarono nella sua passione per gli oggetti antichi, che coltivò aggiungendo alla personalità di artista una profonda dimensione culturale e una posizione di rilievo nel mondo del collezionismo d’arte.

Vi si racconta anche degli anni in cui il tricolore sventolava sul più importante teatro d’America, con Gatti Casazza e Toscanini al comando e una schiera di italiani alla ribalta, con al centro il “trio” napoletano Caruso, Scotti e Amato.

Nelle pagine che narrano i primi passi del tenore, dai palcoscenici di provincia alle capitali della lirica, si demolisce con una serie di documenti il falso mito dei fischi ricevuti al San Carlo, il teatro della sua città.