Le proteste per la crisi tra Cina e Giappone si spostano dalle piazze ai social network

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TOKYO – Non accenna a fermarsi la tensione tra Cina e Giappone. Oggi il primo ministro cinese Wen Jiabao ha chiesto la liberazione immediata e incondizionata di Qixiong Zhan, il capitano del peschereccio in arresto in Giappone, minacciando altrimenti di prendere «altre misure». Non si è fatta attendere la risposta nipponica. «È una parte di territorio giapponese, quindi non c’è alcuna disputa territoriale», ha dichiarato il ministro degli esteri nipponico Seiji Maehara, ribadendo di voler rispettare le decisioni della corte di Okinawa di trattenere l’uomo per giudicarlo secondo le leggi del diritto nazionale.

 

Zhan è trattenuto in Giappone dallo scorso 8 agosto, all’indomani della collisione della propria imbarcazione con due motovedette della guardia costiera giapponese nelle acque di un gruppo di isole contese tra Cina e Giappone. L’episodio ha acceso l’ostilità tra i due paesi in una rapida escalation che ha portato il 19 settembre alla sospensione dei contatti a livello ministeriale da parte della Cina con il Giappone, dopo l’annuncio che l’arresto del pescatore sarebbe stato prorogato di altri 10 giorni. I due paesi «non dovrebbero far crescere il nazionalismo», ha dichiarato il capo di gabinetto giapponese, Yoshito Sengoku, «useremo ogni canale per richiamare la Cina a risolvere la questione ad alti livelli e non compromettere le relazioni di pace e la prosperità in Asia Orientale e nell’Asia Pacifica».

Ma dai due paesi continuano ad arrivare solo segnali di rottura. Ieri il governatore liberaldemocratico di Tokyo Shintaro Ishihara ha annunciato che sospenderà la propria visita diplomatica in Cina prevista per il 13 ottobre, mentre è stato cancellato a Shanghai il lungo atteso concerto degli Smap, una storica boyband giapponese, molto apprezzata anche in Cina.

Intanto lo scontro continua sui social network giapponesi, primo tra tutti 2 Channel, un forum da 2,7 milioni di post giornalieri. Qui cinesi e giapponesi rivendicano ciascuno con argomentazioni a tratti storiche e fanatico-nazionalistiche la sovranità sulle isole Senkaku, o Diaoyu in cinese, di cui il Giappone avrebbe il controllo dal 1985. Alle manifestazioni antigiapponesi in Cina, il Giappone risponde infine con un crescente numero di camionette dei partiti di estrema destra che girano per le strade di Tokyo lanciando con striscioni e megafoni slogan anticinesi. Anche la possibilità di raggiungere una soluzione a margine del vertice Onu che si sta tenendo a New York, sembra per ora sfumare, dopo che il neo riconfermato ministro giapponese Naoto Kan ha escluso un dialogo con la controparte cinese, ritenendolo «non opportuno».

fonte:sole24ore          miki de lucia

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