Capri l’inchiesta sull’ex comandante dei carabinieri

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Capri. Il luogotenente dei carabinieri Michele Sansonne, ex comandante della stazione di Capri, coinvolto in un’inchiesta su casi di corruzione a Capri, potrebbe contare su «una pluralità di influenti rapporti istituzionali» ed eserciterebbe un potere «larvatamente ricattatorio» nei confronti dei suoi superiori soprattutto «in ragione di quelli che lui stesso definisce “affettuosi interventi” a loro favore». Tali «affettuosi interventi» consisterebbero in favori nei confronti di persone influenti per consistenti sconti per ristoranti, alberghi e ormeggi di barche a Capri che il sottufficiale annotava in una agendina che egli avrebbe definito, parlando con i colleghi, la sua «assicurazione sulla vita». È quanto emerge dalla richiesta presentata dai pm titolari dell’inchiesta Celeste Carrano, Giuseppina Loreto e Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, che si sono rivolti al Tribunale del Riesame perché nei confronti di vari indagati siano disposte misure cautelari più gravi di quelle concesse dal gip. Nei confronti di Sansonne, destinatario di un’ordinanza di sospensione per un anno, i pm chiedono la custodia in carcere. Una istanza sulla quale il Tribunale del Riesame si pronuncerà nelle prossime settimane. I pm parlano di «estrema spregiudicatezza e arroganza costantemente dimostrate nell’esercizio delle funzioni e nel rapportarsi alle gerarchie e all’autorità giudiziaria» e affermano che «desta particolare allarme» la questione dell’agenda, che fu sequestrata al militare durante una perquisizione eseguita dai carabinieri del Noe, in cui si fa riferimento agli «interventi affettuosi in favore di soggetti, o meglio personalità con ruoli istituzionali per il loro soggiorno sull’isola di Capri». «Dati sensibili che evidentemente ha annotato – dicono i pm – per avere memoria della cortesia fatta ed al momento opportuno avere una forma di ricambio». I magistrati si soffermano poi sul presunto«potere contrattuale» esercitato da Sansonne e ricordano che, malgrado sia indagato per corruzione è stato «accontentato dalle sue gerarchie» e trasferito alla scuola Allievi Marescialli a Firenze «in puntuale accoglimento delle sue richieste». «Orbene, tale inusuale disponibilità da parte del Comando Generale – scrive la procura – non può non essere ragionevolmente collegata all’evidente potere contrattuale che Sansonne è in grado di esercitare nei confronti dei suoi superiori, vuoi per acclarati rapporti di vecchia data, vuoi in ragione di quelli che lui stesso definisce «affettuosi interventi» effettuati in loro favore nella veste di Comandante della stazione carabinieri Capri, isola ricca e costosa. Affettuosità di un tempo che oggi, per la certosina pazienza con cui Sansonne ne ha annotato per anni contenuto e destinatario assumono, inevitabilmente, una finalità larvatamente ricattatoria della quale le modalità del trasferimento costituiscono prova». I magistrati evidenziano il pericolo di inquinamento probatorio. Nella istanza vengono riportate anche testimonianze di alcuni carabinieri in servizio a Capri. I militari affermano in particolare che Sansonne sosteneva di «annotare cortesie a suo dire istituzionali» e di «aver fatto cortesie e favori ad alti ufficiali dei carabinieri, a magistrati, a sottosegretari alla Difesa, nella prospettiva di rendere palesi i favori nel caso in cui gli fosse capitato». Il Mattino

Capri. Il luogotenente dei carabinieri Michele Sansonne, ex comandante della stazione di Capri, coinvolto in un'inchiesta su casi di corruzione a Capri, potrebbe contare su «una pluralità di influenti rapporti istituzionali» ed eserciterebbe un potere «larvatamente ricattatorio» nei confronti dei suoi superiori soprattutto «in ragione di quelli che lui stesso definisce “affettuosi interventi” a loro favore». Tali «affettuosi interventi» consisterebbero in favori nei confronti di persone influenti per consistenti sconti per ristoranti, alberghi e ormeggi di barche a Capri che il sottufficiale annotava in una agendina che egli avrebbe definito, parlando con i colleghi, la sua «assicurazione sulla vita». È quanto emerge dalla richiesta presentata dai pm titolari dell'inchiesta Celeste Carrano, Giuseppina Loreto e Henry John Woodcock, coordinati dal procuratore aggiunto Alfonso D'Avino, che si sono rivolti al Tribunale del Riesame perché nei confronti di vari indagati siano disposte misure cautelari più gravi di quelle concesse dal gip. Nei confronti di Sansonne, destinatario di un'ordinanza di sospensione per un anno, i pm chiedono la custodia in carcere. Una istanza sulla quale il Tribunale del Riesame si pronuncerà nelle prossime settimane. I pm parlano di «estrema spregiudicatezza e arroganza costantemente dimostrate nell'esercizio delle funzioni e nel rapportarsi alle gerarchie e all'autorità giudiziaria» e affermano che «desta particolare allarme» la questione dell'agenda, che fu sequestrata al militare durante una perquisizione eseguita dai carabinieri del Noe, in cui si fa riferimento agli «interventi affettuosi in favore di soggetti, o meglio personalità con ruoli istituzionali per il loro soggiorno sull'isola di Capri». «Dati sensibili che evidentemente ha annotato – dicono i pm – per avere memoria della cortesia fatta ed al momento opportuno avere una forma di ricambio». I magistrati si soffermano poi sul presunto«potere contrattuale» esercitato da Sansonne e ricordano che, malgrado sia indagato per corruzione è stato «accontentato dalle sue gerarchie» e trasferito alla scuola Allievi Marescialli a Firenze «in puntuale accoglimento delle sue richieste». «Orbene, tale inusuale disponibilità da parte del Comando Generale – scrive la procura – non può non essere ragionevolmente collegata all'evidente potere contrattuale che Sansonne è in grado di esercitare nei confronti dei suoi superiori, vuoi per acclarati rapporti di vecchia data, vuoi in ragione di quelli che lui stesso definisce «affettuosi interventi» effettuati in loro favore nella veste di Comandante della stazione carabinieri Capri, isola ricca e costosa. Affettuosità di un tempo che oggi, per la certosina pazienza con cui Sansonne ne ha annotato per anni contenuto e destinatario assumono, inevitabilmente, una finalità larvatamente ricattatoria della quale le modalità del trasferimento costituiscono prova». I magistrati evidenziano il pericolo di inquinamento probatorio. Nella istanza vengono riportate anche testimonianze di alcuni carabinieri in servizio a Capri. I militari affermano in particolare che Sansonne sosteneva di «annotare cortesie a suo dire istituzionali» e di «aver fatto cortesie e favori ad alti ufficiali dei carabinieri, a magistrati, a sottosegretari alla Difesa, nella prospettiva di rendere palesi i favori nel caso in cui gli fosse capitato». Il Mattino

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