Rosignano Marittimo (LI). Betametasuoni.

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Centro Interculturale Samarcanda e ARCI (Piombino-Val di Cornia) – Accademia “La Fonte” – Casa dell’Arte Rosignano m.no – Patrocinio Comune di Piombino

Betametasuoni

Musica e azioni per un’ipotesi terapeutica dei malesseri della società contemporanea

Sabato 25 settembre 2010, ore 21.00, in piazza Desideri di Piombino (LI).

 

Immaginate una piccola piazza di una piccola città; una piazza chiusa a est dalla bella Abbazia di S. Antimo e per gli altri lati delimitata da vecchi edifici non monumentali che conservano il sapore di una vita densa, ricca di umani umori, più forti e suggestivi nelle ombre e nelle luci della notte. Questo è il luogo, piazza Desideri in Piombino, e questa è l’ora in cui musica e arte possono incontrarsi e creare un mixing irripetibile di pensieri, emozioni e allegria; un mixing capace di proporre un progetto rivitalizzante, un recupero di umanità, una riflessione equilibrata (non necessariamente pacificata) sui molti aspetti e sulle molte asperità della condizione umana.

Un mixing come quello descritto potrebbe, forse, costituire una cura efficace da prescrivere contro le irritazioni, le reazioni, le flogosi, le allergie che la nostra convulsa e contraddittoria civiltà produce nelle nostre coscienze. In questa prospettiva – puramente ipotetica anzi utopica – abbiamo voluto attribuire all’evento il titolo significativo di Betametasuoni, parafrasando il nome di un potente farmaco anti-infiammatorio, antiallergico e anti-shock, il Betametasone, uno dei più noti cortisonici. In tal modo, affidando all’assonanza con il farmaco il ruolo di alludere agli effetti terapeutici sopra indicati, si pone l’accento sulla natura e composizione dell’evento, che si basano sulla musica (suoni) intesa non nella sua versione alfa cioè “principale”, cioè nobile, ufficiale, teatrale, bensì beta cioè aderente alla quotidianità e alla vita stessa del luogo di svolgimento dell’evento, ed infine non chiusa su se stessa come puro fenomeno sensoriale, bensì espansa oltre (meta), a valorizzare altre esperienze e valenze artistiche, nella fattispecie operazioni performative eseguite nello stesso luogo da specialisti del settore.

Dunque Betametasuoni può essere definito un (breve) happening articolato e organizzato secondo un’armonica successione – e integrazione – di performances musicali e di azioni eseguite live nella piazza. Esso appare caratterizzato da tre elementi che svolgono un ruolo assolutamente paritario, anzi complementare l’uno agli altri, che sono la musica, le azioni performative, il luogo/tempo.

La musica è intesa come elemento in situ, affidato cioè a musicisti che operano abitualmente nei luoghi della piazza – la camera di un appartamento, uno studio-laboratorio artistico, la strada, la chiesa – e che eseguono la loro performance ciascuno nel rispetto del proprio ruolo e delle proprie abitudini: la studentessa (Ilaria Lorenzi) che si esercita costantemente nella sua difficile arte, ma che è già in grado di prodursi nell’esecuzione esatta e suggestiva di brani impegnativi; la pianista (Ilaria Guarnaccia) che accede alla dimensione pubblica (pur limitata) del concerto per pochi ascoltatori (che, tuttavia, è fruibile più ampiamente da tutti coloro che si trovano nella piazza e che, come per magia, si fermano ad ascoltare); il musicista ambulante (Ronado Bolog, originario della Slovenia) aduso a percorrere le strade traendo dalla sua tastiera portatile il sostentamento ed anche le condizioni per una sua integrazione sociale e culturale; l’organista (Michele Ginanneschi), che dallo spazio concavo e mistico della chiesa espande all’esterno l’armonia e la suggestione del proprio strumento nell’ultima occasione che questo, vetusto e in procinto di essere smontato e restaurato, ha di far sentire la sua voce; il fisarmonicista (Elio Vernucci) e oltre tutto medico, dunque adattissimo all’assunto terapeutico dell’evento, che, fidando della elasticità e disponibilità del proprio strumento, si dispone a fungere da collante tra i vari eventi, spostandosi secondo il bisogno, introducendo le azioni, catalizzando l’attenzione e l’aspettativa dei presenti, costituendo insomma un autentico fil rouge dell’avvenimento del quale al tempo stesso scandisce l’articolazione e accentua l’omogeneità.

 

Pianoforti, tastiera, organo, fisarmonica: strumenti di diverse personalità e vocazioni, tutti comunque basati, rigorosamente, sulle tastiere, ed occupanti quindi un preciso range tecnico di esecuzione e un preciso ambito linguistico. Strumenti, d’altra parte, che assicurano un amplissimo ventaglio espressivo (dalla musica “classica” alla musica sacra, alla musica popolare, a quella “da strada”), e comunque concentrazione, intensità riflessiva e raffinate emozioni. Alla musica si legano, si associano e si alternano le azioni studiate nella piazza e per la piazza da quattro performers che da tempo hanno concentrata (anche se non tutti esaurita) la propria creatività in quella particolare pratica artistica che può essere qualificata come arte “effimera”. Essi lavorano con il proprio corpo, con la propria gestualità, con strumenti adeguati all’azione esprimendo – nello stretto arco di tempo dell’esecuzione – la propria fede, le proprie dee, la propria passione, ed accettando che tutto quanto hanno costruito possa perdersi alla conclusione dell’evento. Rinunciando all’antico sogno di produrre un’opera aere perennius, essi s’impegnano in un lavoro continuo di rinnovamento, d’invenzione, di asintotico avvicinamento all’idea, lavorando in mezzo alla gente e spesso coinvolgendo il pubblico e attirandolo nel centro creativo del lavoro artistico.

 

In particolare – Mauro Andriani lavora da molti anni intorno al suo Progetto Uomo, un viaggio intorno all’umana condizione nel quale risulta evidente l’impossibilità da parte di ciascun individuo di distinguere definitivamente il bene dal male. L’uomo, nel suo viaggio terreno, tende (più o meno consapevolmente) ad alimentare, con i propri comportamenti e i propri convincimenti, questa contraddizione, e pertanto è destinato a perdersi. Prendere coscienza di questa situazione è forse una possibilità che ci viene offerta per aprire uno spiraglio di luce e non affondare del tutto. – Paolo Bottari tratta, per metafore e simbologie, dei temi e degli interrogativi inerenti all’esistenza umana individuale e collettiva, cercando di esse il nucleo centrale e significativo, spesso rappresentato con solidi geometrici quali il cubo o la sfera. All’arte è riconosciuta la funzione di mezzo privilegiato per scoprire il senso profondo della vita. Se la parabola individuale può ritenersi una semplice e ininfluente Proposizione Incidentale, un episodio di transito da ciò che la precede e la giustifica a ciò che la segue e la raccoglie, essa è però un’unica e irripetibile rappresentazione dove commedia e tragedia formano un unico indissolubile nodo. – La complementarità dei cognomi di Santini e Del Prete ha favorito una fusione spirituale tra i due artisti, entrambi ferrovieri. La loro ricerca ha condotto a un’originale impostazione dei rapporti tra arte e vita, ottenuta trasferendo l’esistenza di tutti i giorni, ad esempio il lavoro e la divisa di ferrovieri, nei luoghi del Sistema arte; e ha condotto, inoltre, alla teorizzazione del concetto di non-arte, un recupero dell’artisticità diffusa, non riconosciuta dal Sistema ufficiale, eppure presente in ogni persona e in ogni situazione di vita. Questo substrato ideologico è tradotto con un registro gioioso, giocoso, (auto)ironico, che restituisce all’arte il ruolo di essere il modo di vivere una vita migliore. – Bruno Sullo pone da anni al centro della propria riflessione artistica il concetto di confine attraversabile, simboleggiato dalla finestra. Su questo concetto, che propone un progetto di integrazione tra mondi e culture diverse, anzi opposte, l’artista ritorna continuamente, costituendo anno dopo anno tutto un universo linguistico ed emotivo tuttora in evoluzione. Delle varie linee di sviluppo percorse nella sua attività performativa è chiara l’aderenza al tema sopra indicato (la Finestra), all’interno del quale sono affrontati alcuni problemi particolari come il rapporto tra artista e opera, il tema del viaggio e del ritorno, o, come in questo caso, il ripercorrimento autobiografico delle proprie esperienze artistiche.

È possibile che un evento del genere, così ricco ed articolato, dovuto alla fantasia e alla passione di Eraldo Ridi, sia un modello da proporre come medicamento per le malattie e i malesseri prodotti dalla società contemporanea. La dimensione concava, riflessiva, della musica, unita e armonizzata con quella convessa ed espansiva dell’azione performativa, davvero potrebbe agire ponendo in campo quei meccanismi anti-infiammatori, anti-allergici e anti-shock che, clinicamente, sono riconosciuti al betametasone e a tutti gli altri corticosteroidi: fino all’asintotica possibilità che questi siano resi inutili o superflui nella maggior parte delle indicazioni di patologia.

Nell’ affermare, e verificare, questa possibilità, va anche precisato che l’evento in piazza… non è fine a se stesso, ma costituisce il primo passo lungo un più complesso ed articolato percorso che si svolgerà fino alla primavera inoltrata del 2011 e che coinvolgerà altri e diversi ambienti, luoghi e situazioni della città di Piombino con avvenimenti artistici, teatrali, installativi, fotografici e sociali. In questo coinvolgimento di autori e fruitori in progetto condivisibili e di forte significato esistenziale è, a nostro parere, la vocazione più vera e profonda dell’arte contemporanea.

 

Livorno, settembre 2010, Bruno Sullo

 

[Dal lancio-stampa ricevuto; segnalazione di Maurizio Vitiello]

 

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