Salerno San Matteo: la festa fantasma . Esordio dell´arcivescovo Moretti

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Esordio per l’arcivescovo Luigi Moretti alla testa della processione di questa sera, unico vero evento di festeggiamenti in sordina

Cresce l’attesa in città per l’unico evento dei festeggiamenti patronali, in quest’anno di crisi, veramente in sordina, per la processione, che saluterà il debutto del neo-eletto arcivescovo Luigi Moretti. Il nostro arcivescovo, il quale proviene da un ordinato paesino del reatino Cittareale, solo 482 anime, il quale ricorderà certamente l’attesa e la preparazione dei festeggiamenti del comitato nel suo luogo natio, da giorni leggerà della grande festa di San Matteo, quella giornata appartenente ad una città coperta dal velo del tempo, presente negli “Amarcord” dei nostri genitori, che in questi giorni, la stampa trasforma in mito, il mito della piccola Salerno di una volta, città ignara e serena, fiduciosa e gentile, civilmente ordinata, non insensibile alla cultura, sia letteraria che musicale, allo stesso tempo rispettosa delle proprie tradizioni e interessata al miglioramento e al progresso. Fiumi di parole gettate negli speciali su questa Festa che cozzano, con i festeggiamenti di oggi, ponenti in luce un panorama culturale cittadino di desolante arretratezza e grigiore e, soprattutto, affetto da un inguaribile provincialismo, non di rado da bigottismo, a difesa di una male intesa moralità dell’arte in tutte le sue espressioni, dominato da una classe politica locale attuale, di livello culturale e intellettuale quasi sempre non superiore a quello generale, molto modesto, impegnata prevalentemente in competizioni e beghe elettorali e amministrative, oscillante non da un partito all’altro, ma da una coalizione all’altra, da sponda a sponda, sempre pronta a salire sul carro del vincitore. Così, continuiamo a scrivere dell’antica tradizione dell’ingaggio di concerti bandistici di fama nazionale e internazionale, di quella banda d’eccezione dell’Orfanotrofio Umberto I, del Serraglio, che schierava tra le sue file insegnanti e i migliori allievi della prestigiosa Scuola di Musica. Rifacendomi ad una formazione degli anni ’50, dietro la statua di S.Matteo sfilavano, guidati dal M° trombonista Mario Marino, il M° Domenico Faliero, primo flauto alla Rai di Roma, al sax alto il M° Francesco Florio, istitutore della prima cattedra di questo strumento in Italia, e ancora ai clarinetti i Maestri Condolucci, Faiella e Caso, con il loro allievo Labriola al piccolo in Mi bemolle, il M° Antonio Avallone al flicornino, seguiti da allievi del calibro di Tiso al trombone, oggi insegnante al Conservatorio di S.Cecilia,  dell’indimenticato Carlo Agresti, I corno al Teatro dell’Opera di Roma e docente a S.Cecilia, scomparso da qualche giorno,  Alfredo Coppola, I corno alla Scala di Milano, Filippo De Stefano, bassotuba del Teatro di San Carlo. Per la banda del “Serraglio” era un onore sfilare e si preparava scrupolosamente nella celebre “villetta”, per studiare il passo, dare lo “spolvero” a particolari marce richieste dai portatori, quali Creola, una marcia briosa in 6/8 composta dal M° Gaetano Savo, che ben si adattava ai passi corti dei portatori di S.Giuseppe e S.Matteo, gravati dal grande peso delle statue, oppure Rinascita una maestosa marcia sinfonica scritta dallo stesso Savo. Terminata la processione, la stessa formazione offriva il cosiddetto “servizio di piazza”, un vero e proprio concerto con un programma ricchissimo di marce sinfoniche e sinfonie d’opera. L’attuale Conservatorio è in corso d’opera sia logistico che didattico per non parlare dell’”altezza” intellettuale, tecnica e morale di buona parte degli insegnanti di musica dell’ex-Umberto I, nonostante qualche ragazzo di appartenenza lo ritroveremo questa sera sfilare nelle squadre che seguiranno la processione. Le bande che vedremo in processione questa sera, sono state scelte per appartenenza ai paesi simbolo dell’”abbraccio” della Diocesi, il concerto bandistico “Città di Pellezzano”, la banda di Pontecagnano, in rappresentanza del centro, sede del Seminario Diocesano, quella di Giffoni Valle Piana, poiché la cittadina è sede della “Città dei Ragazzi” e il comitato Feste è intitolato “Solidarietà e Valori”, inteso alla formazione dei giovani, mentre ad accompagnare la statua di San Matteo ci sarà la formazione “Città di Salerno” erede di quella eccezionale orchestra di fiati, composta da docenti di conservatorio e ottimi strumentisti, che dal 1999 e il 2003, incantò Salerno e l’intero Centro-Sud  e che qualche arrivista, per la prossima stagione, vorrebbe addirittura esautorarne il luminoso nome. Si continua a scrivere delle giostre, dei baracconi di attrazione, del Luna Park, dei “calcinculo” ove, racconta mio padre, si vedevano salire anche Don Luigi Guercio, Don “Ciccio” Cantarella” o i Presidi Antonio Marzullo e Alfonso Pinto, delle bancarelle che venivano poste tra la chiesa di Santa Lucia e la “Bouvette”, e tra la Piazza Portanova e la Via Velia, con i venditori di cibi cotti che si installavano nei punti di maggiore affluenza di pubblico, proponendo grosse padellate di “piscitielli fritti”, il mazzame pescato nello specchio antistante il Lungomare, “’a meveza” imbottita di prezzemolo, aglio e mentuccia, cotta nell’aceto, con peperoncino rosso; “mulignane spaccate”, “maruzzelle” bollite, friarielli, scagliuozzi, frittelle varie, fichi d’India, “spassatiempo” di semi di zucca, ceci, fave tostate, franfellicchi, melasse, torroni, mustacciuoli, zucchero filato, muso di porco, mandorle atterrate, della Fiera di S.Matteo, delle immancabili SantaRosa e sfogliatelle della Pasticceria Pantaleone, evocata oggi poveramente nel parcheggio di Piazza della Concordia, dei Santi che sfilano a passa di danza, che corrono sulle scale, usanza che oggi, si vorrebbe eliminata, poiché la processione in primo luogo dura troppo e non si può perdere tempo, ma quell’”ondeggiare” che è il segno del Dio sin dalla classicità, sarà sicuramente evocato. Così viveva la “piccola Salerno”, così non vive più oggi. Ma per una città che vuole guardare all’Europa ma desidera conservare le proprie tradizioni di “salernitanità”, tanto sbandierate dal nostro sindaco Vincenzo De Luca, che questa sera, ancora una volta farà il suo personale bagno di folla, con il suo corteggio, la cosiddetta “settima paranza”, l’invito è quello di recuperare filologicamente e scrupolosamente quelle tradizioni che l’hanno fatta grande, tesoro affettivo di una generazione “buona” che sapeva godere criticamente dell’ “allumata”, comprare sulle bancarelle e intendere il concerto della banda di cartello (una volta era fissa quella della Guardia di Finanza che veniva a festeggiare il suo santo protettore nella sua città), che attaccava in piazza Amandola dopo l’entrata della processione, intrattenendo il pubblico sino al primo colpo di richiamo del fuochista, a mezzanotte in punto, fuochi che stasera saranno anticipati alle 23, poiché la gente non sa proprio cosa fare dopo l’affidamento della città a San Matteo; ma…. “Tre colpi a finire e la notte tornò: da allora rimase a sognare e i colori per sempre con sè si portò”.

Olga Chieffi