Agguato a Ciro Moccia titolare del pastificio di Gragnano ma anche del Deco a Capri . Indagini sulle lettere

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Capri si stringe a Ciro Moccia titolare del pastificio di Gragnano ma anche del Deco sull’isola , lettere minatorie sarebbero state ricevute dalla famiglia Moccia nei mesi scorsi , lo scrive Dario Sautto su Il Mattino di Napoli principale quotidiano della Campania La Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Alessandro Pennasilico, potrebbe trasmettere oggi per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli gli atti fin qui raccolti nel fascicolo aperto dal pm Emilio Prisco. Gli inquirenti, infatti, tendono ad escludere ogni altra pista vagliata in un primo momento, e ormai sono concentrati sull’ipotesi dell’estorsione. Il percorso dei sicari A condurre le indagini sul posto sono gli agenti del commissariato di polizia di Castellammare, che stanno cercando di ricostruire gli attimi che hanno preceduto l’agguato. Da capire, innanzitutto, se i sicari – due, a bordo di uno scooter e con il volto coperto con un casco integrale – abbiano seguito Moccia dal suo ristorante di Gragnano fino a via Fratte a Castellammare, oppure se siano intervenuti successivamente poiché già a conoscenza del percorso, della residenza e delle abitudini dell’imprenditore. Per questi dettagli sarà necessaria l’acquisizione dei filmati delle telecamere disseminate lungo il tragitto percorso da Moccia nella tarda serata di venerdì, mentre rincasava dopo una giornata di lavoro. Alla guida della vettura c’era il figlio 19enne, sotto choc dopo aver visto un uomo avvicinarsi alla portiera destra della Mercedes Classe A ed esplodere l’intero caricatore puntando la pistola calibro 9 verso il basso. Fortunatamente, solo due proiettili hanno colpito Moccia: uno è entrato e uscito dal polpaccio, l’altro si è fermato prima di raggiungere l’osso. L’ombra del clan D’Alessandro La modalità del gesto ha richiamato subito il chiaro atto intimidatorio: chi ha sparato non voleva uccidere l’imprenditore, ma «solo» avvertirlo. Il riferimento è subito alle famiglie criminali egemoni nell’area stabiese e dei monti Lattari. Secondo l’Antimafia, a condurre il malaffare tra Castellammare e Gragnano ci sono ancora i D’Alessandro, storica cosca stabiese, mutata nei protagonisti ma considerata sempre attiva, anche grazie alla forte alleanza con i Di Martino-Afeltra che operano nella zona collinare gragnanese e negli altri Comuni dei Lattari. Gli interessi, però, sono sempre stati concentrati sulle piantagioni di canapa indiana e sul traffico di droga, con le estorsioni che avevano cotituito un’attività meno rilevante. Gli attentati Il racket, però, è tornato a essere un business nuovamente redditizio da un anno a questa parte. Proprio a Gragnano si sono verificati due raid incendiari, uno ad agosto 2014, l’altro a luglio 2015. Nel primo, furono presi di mira un camion e le attrezzature per l’installazione della fibra ottica in via Santa Croce. Nel corso della notte, andò in fiamme oltre 100mila euro di materiale, stipato in un parcheggio. Il secondo caso, invece, risale a pochi mesi fa. Presa di mira una ditta che stava eseguendo l’installazione delle luminarie per la festa della Madonna del Carmine. Un camion fu incendiato in piazza Aubry, in pieno centro cittadino. La matrice, per gli inquirenti, è quella camorristica, e sui due casi sono ancora in corso indagini. Il business dei posti di lavoro Ma tra gli interessi dei clan potrebbe esserci la gestione dei posti di lavoro nel privato. La famiglia Moccia ha sempre assunto personale residente sul posto in cui ha avviato una propria attività. Possibile, per gli inquirenti, che nelle mire di chi ha sparato siano finite le assunzioni da «imporre» all’imprenditore gragnanese, classico metodo utilizzato dalla camorra per ottenere consensi. A sostegno di questa tesi ci sono alcune lettere minatorie ricevute dai Moccia nei mesi scorsi, sulle quali erano già in corso indagini degli inquirenti. Titolare del pastificio La Fabbrica della Pasta di Gragnano, recentemente affiancato dal ristorante La Locanda della Pasta, Ciro Moccia è titolare di diversi supermercati Decò in città, ma anche nei Comuni del Napoletano e a Capri. Facile che l’occhio dei malviventi possa essere finito più facilmente su possibili assunzioni nei market, forse imposte e non «assecondate», o future. Ma non è escluso che ci possa essere il tentativo di imporre forniture di prodotti scadenti, già rifiutato o da proporre, senza escludere la riscossione del pizzo di Natale da parte dei clan di camorra. Ascoltati i familiari Su queste ipotesi, nelle prossime ore saranno ascoltati tutti i familiari di Ciro Moccia, in parte già sentiti dagli investigatori immediatamente dopo l’agguato. Se il fratello Antonino ha spiegato che «mai nessuno ci ha chiesto soldi», la sorella Susanna ha raccontato, invece, delle lettere anonime e di pressanti richieste di lavoro. Queste testimonianze sono state già raccolte dagli inquirenti, che stanno effettuando approfondimenti investigativi. Facebook Nel frattempo, vista la gravità dell’episodio, la polizia continua a sorvegliare Moccia, considerandolo ancora a rischio. Dal letto dell’ospedale San Leonardo di Castellammare, dove è stato medicato e sottoposto ad un piccolo intervento per l’estrazione di un’ogiva, l’imprenditore ha pubblicato una frase sul suo profilo Facebook: «Troppe cose pens

Capri si stringe a Ciro Moccia titolare del pastificio di Gragnano ma anche del Deco sull'isola , lettere minatorie sarebbero state ricevute dalla famiglia Moccia nei mesi scorsi , lo scrive Dario Sautto su Il Mattino di Napoli principale quotidiano della Campania La Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore capo Alessandro Pennasilico, potrebbe trasmettere oggi per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli gli atti fin qui raccolti nel fascicolo aperto dal pm Emilio Prisco. Gli inquirenti, infatti, tendono ad escludere ogni altra pista vagliata in un primo momento, e ormai sono concentrati sull’ipotesi dell’estorsione. Il percorso dei sicari A condurre le indagini sul posto sono gli agenti del commissariato di polizia di Castellammare, che stanno cercando di ricostruire gli attimi che hanno preceduto l’agguato. Da capire, innanzitutto, se i sicari – due, a bordo di uno scooter e con il volto coperto con un casco integrale – abbiano seguito Moccia dal suo ristorante di Gragnano fino a via Fratte a Castellammare, oppure se siano intervenuti successivamente poiché già a conoscenza del percorso, della residenza e delle abitudini dell’imprenditore. Per questi dettagli sarà necessaria l’acquisizione dei filmati delle telecamere disseminate lungo il tragitto percorso da Moccia nella tarda serata di venerdì, mentre rincasava dopo una giornata di lavoro. Alla guida della vettura c’era il figlio 19enne, sotto choc dopo aver visto un uomo avvicinarsi alla portiera destra della Mercedes Classe A ed esplodere l’intero caricatore puntando la pistola calibro 9 verso il basso. Fortunatamente, solo due proiettili hanno colpito Moccia: uno è entrato e uscito dal polpaccio, l’altro si è fermato prima di raggiungere l’osso. L’ombra del clan D’Alessandro La modalità del gesto ha richiamato subito il chiaro atto intimidatorio: chi ha sparato non voleva uccidere l’imprenditore, ma «solo» avvertirlo. Il riferimento è subito alle famiglie criminali egemoni nell’area stabiese e dei monti Lattari. Secondo l’Antimafia, a condurre il malaffare tra Castellammare e Gragnano ci sono ancora i D’Alessandro, storica cosca stabiese, mutata nei protagonisti ma considerata sempre attiva, anche grazie alla forte alleanza con i Di Martino-Afeltra che operano nella zona collinare gragnanese e negli altri Comuni dei Lattari. Gli interessi, però, sono sempre stati concentrati sulle piantagioni di canapa indiana e sul traffico di droga, con le estorsioni che avevano cotituito un’attività meno rilevante. Gli attentati Il racket, però, è tornato a essere un business nuovamente redditizio da un anno a questa parte. Proprio a Gragnano si sono verificati due raid incendiari, uno ad agosto 2014, l’altro a luglio 2015. Nel primo, furono presi di mira un camion e le attrezzature per l’installazione della fibra ottica in via Santa Croce. Nel corso della notte, andò in fiamme oltre 100mila euro di materiale, stipato in un parcheggio. Il secondo caso, invece, risale a pochi mesi fa. Presa di mira una ditta che stava eseguendo l’installazione delle luminarie per la festa della Madonna del Carmine. Un camion fu incendiato in piazza Aubry, in pieno centro cittadino. La matrice, per gli inquirenti, è quella camorristica, e sui due casi sono ancora in corso indagini. Il business dei posti di lavoro Ma tra gli interessi dei clan potrebbe esserci la gestione dei posti di lavoro nel privato. La famiglia Moccia ha sempre assunto personale residente sul posto in cui ha avviato una propria attività. Possibile, per gli inquirenti, che nelle mire di chi ha sparato siano finite le assunzioni da «imporre» all’imprenditore gragnanese, classico metodo utilizzato dalla camorra per ottenere consensi. A sostegno di questa tesi ci sono alcune lettere minatorie ricevute dai Moccia nei mesi scorsi, sulle quali erano già in corso indagini degli inquirenti. Titolare del pastificio La Fabbrica della Pasta di Gragnano, recentemente affiancato dal ristorante La Locanda della Pasta, Ciro Moccia è titolare di diversi supermercati Decò in città, ma anche nei Comuni del Napoletano e a Capri. Facile che l’occhio dei malviventi possa essere finito più facilmente su possibili assunzioni nei market, forse imposte e non «assecondate», o future. Ma non è escluso che ci possa essere il tentativo di imporre forniture di prodotti scadenti, già rifiutato o da proporre, senza escludere la riscossione del pizzo di Natale da parte dei clan di camorra. Ascoltati i familiari Su queste ipotesi, nelle prossime ore saranno ascoltati tutti i familiari di Ciro Moccia, in parte già sentiti dagli investigatori immediatamente dopo l’agguato. Se il fratello Antonino ha spiegato che «mai nessuno ci ha chiesto soldi», la sorella Susanna ha raccontato, invece, delle lettere anonime e di pressanti richieste di lavoro. Queste testimonianze sono state già raccolte dagli inquirenti, che stanno effettuando approfondimenti investigativi. Facebook Nel frattempo, vista la gravità dell’episodio, la polizia continua a sorvegliare Moccia, considerandolo ancora a rischio. Dal letto dell’ospedale San Leonardo di Castellammare, dove è stato medicato e sottoposto ad un piccolo intervento per l’estrazione di un’ogiva, l’imprenditore ha pubblicato una frase sul suo profilo Facebook: «Troppe cose pens

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