Gragnano , Moccia una dinasty di qualità dai formaggi alla pasta

0

Un fulmine a ciel sereno che lascia tutti increduli. È questa la reazione generalizzata tra i produttori di pasta di Gragnano, tra tutti quella di Giuseppe Di Martino, patròn dell’omonimo pastificio e del Pastificio dei Campi che di recente ha acquisito Antonio Amato: «Sono sconvolto perché Ciro è mio coetaneo, siamo cresciuti insieme, entrambi nati del 1970, e abbiamo frequentato la stessa scuola. In questo momento non c’è altro da esprimere solidarietà profonda» In effetti proprio in questi mesi tra Ciro Moccia c’è stato un doppio scambio di testimone alla presidenza di un Consorzio che, nonostante i dati positivi da anni, non si riesce ad organizzare in maniera organica per dissidi profondi tra i protagonisti dell’alimentare gragnanese. Uno scudo in meno che manca alle aziende sia nei confronti della concorrenza, sia nei rapporti con le istituzioni, e, anche, perché no, per far fronte ad episodi del genere. La famiglia Moccia è nota e stimata a Gragnano: il padre Mario era un bravo affinatore di formaggi, siamo nei monti Lattari, nomen omen, che decise nella metà degli anni ’70 di rilevare lo storico pastificio Afeltra. I suoi figli non hanno avuto tempo di essere giovani: scomparve improvvisamente a 50 anni mentre era impegnato in una fiera in Germania lasciando Ciro, il più grande, appena diciannovenne. Dopo aver perso il pastificio, Ciro, Antonino e Susanna si sono rimboccati le maniche nella grande distribuzione: lavoro, lavoro e ancora lavoro dalla mattina alla sera, sino al sogno di riprendere a fare pasta di qualità. Nasce così la Fabbrica della Pasta, un’azienda ancora artigianale ma di grandi dimensioni che si afferma grazie ad una buona politica commerciale negli aeroporti e nelle stazioni di servizio. Pacchi familiari agli appassionati, oggetti da regalo che quasi dispiace usare, con una serie di formati speciali e unici, tra cui la famosa caccavella, un enorme conchiglione che da solo è un piatto. Una famiglia laboriosa a cui nessuno ha mai fatto sconti. Il progetto di creare La Locanda della Pasta in un vecchio opificio deve aspettare ben dieci anni tra permessi negati e rilasciati, ricorsi e licenze, per potere vedere finalmente la luce dimostrando a tutti cosa dovrebbe essere Gragnano: un paese dove non solo si produce la pasta migliore del mondo, ma che diventa attrattore turistico gastronomico. E la difficoltà nel realizzarlo è una metafora di come lo Stato non sia affatto un fertilizzante di imprese. Alla fine la Locanda apre ed è bellissima, un museo di vecchie attrezzature, ma anche negozio di grande artigianato alimentare dai salumi ai formaggi, dai vini alle birre artigianali, dove si cucinano piatti espressi su grandi numeri. Insomma, uno stile anglosassone di vendita con il fascino di una tradizione secolare e ancora oggi difesa con le mani. Poi ieri una nube su questo sogno realizzato con tanta fatica. Ma anche tante manifestazioni di affetto sincero e di solidarietà che in questi momenti sono preziosi nel dare conforto e spingere a continuare. Luciano Pignataro , Il Mattino

Un fulmine a ciel sereno che lascia tutti increduli. È questa la reazione generalizzata tra i produttori di pasta di Gragnano, tra tutti quella di Giuseppe Di Martino, patròn dell’omonimo pastificio e del Pastificio dei Campi che di recente ha acquisito Antonio Amato: «Sono sconvolto perché Ciro è mio coetaneo, siamo cresciuti insieme, entrambi nati del 1970, e abbiamo frequentato la stessa scuola. In questo momento non c’è altro da esprimere solidarietà profonda» In effetti proprio in questi mesi tra Ciro Moccia c’è stato un doppio scambio di testimone alla presidenza di un Consorzio che, nonostante i dati positivi da anni, non si riesce ad organizzare in maniera organica per dissidi profondi tra i protagonisti dell’alimentare gragnanese. Uno scudo in meno che manca alle aziende sia nei confronti della concorrenza, sia nei rapporti con le istituzioni, e, anche, perché no, per far fronte ad episodi del genere. La famiglia Moccia è nota e stimata a Gragnano: il padre Mario era un bravo affinatore di formaggi, siamo nei monti Lattari, nomen omen, che decise nella metà degli anni ’70 di rilevare lo storico pastificio Afeltra. I suoi figli non hanno avuto tempo di essere giovani: scomparve improvvisamente a 50 anni mentre era impegnato in una fiera in Germania lasciando Ciro, il più grande, appena diciannovenne. Dopo aver perso il pastificio, Ciro, Antonino e Susanna si sono rimboccati le maniche nella grande distribuzione: lavoro, lavoro e ancora lavoro dalla mattina alla sera, sino al sogno di riprendere a fare pasta di qualità. Nasce così la Fabbrica della Pasta, un’azienda ancora artigianale ma di grandi dimensioni che si afferma grazie ad una buona politica commerciale negli aeroporti e nelle stazioni di servizio. Pacchi familiari agli appassionati, oggetti da regalo che quasi dispiace usare, con una serie di formati speciali e unici, tra cui la famosa caccavella, un enorme conchiglione che da solo è un piatto. Una famiglia laboriosa a cui nessuno ha mai fatto sconti. Il progetto di creare La Locanda della Pasta in un vecchio opificio deve aspettare ben dieci anni tra permessi negati e rilasciati, ricorsi e licenze, per potere vedere finalmente la luce dimostrando a tutti cosa dovrebbe essere Gragnano: un paese dove non solo si produce la pasta migliore del mondo, ma che diventa attrattore turistico gastronomico. E la difficoltà nel realizzarlo è una metafora di come lo Stato non sia affatto un fertilizzante di imprese. Alla fine la Locanda apre ed è bellissima, un museo di vecchie attrezzature, ma anche negozio di grande artigianato alimentare dai salumi ai formaggi, dai vini alle birre artigianali, dove si cucinano piatti espressi su grandi numeri. Insomma, uno stile anglosassone di vendita con il fascino di una tradizione secolare e ancora oggi difesa con le mani. Poi ieri una nube su questo sogno realizzato con tanta fatica. Ma anche tante manifestazioni di affetto sincero e di solidarietà che in questi momenti sono preziosi nel dare conforto e spingere a continuare. Luciano Pignataro , Il Mattino