Vietri sul mare Santoriello un Gaudì della ceramica

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Vietri sul mare Santoriello un Gaudì della ceramica  , un bell’articolo sull’arte della ceramica nella cittadina della Costiera amalfitana a firma di  Erminia Pellecchia su Il Mattino di Napoli che Positanonews vuole riproporre nelle notizie della costa d’ Amalfi per la sua valenza :Il mare in una cattedrale. Polipi, seppie, murene, aragoste, pesci piccoli e grandi, specie ittiche reali o immaginarie prendono vita nella sterminata colata d’argilla che ricopre, come un fondale marino, la parete di sinistra della cappella di San Pere di Palma de Maiorca. Sul lato destro, accanto a forme di pane, fioriscono angurie, grappoli d’uva, zucche, limoni, melanzane e pomodori. Al centro c’è un Cristo Risorto. È un inno al creato, alla natura, alla vita che trionfa sulla morte questo capolavoro a firma Miguel Barcelò e Vincenzo Santoriello. Sì perché il grande pittore spagnolo, per realizzare il gigantesco murales ad altorilievo, che si ispira al miracolo dei pesci e dei pani, ha lavorato fianco a fianco con il ceramista vietrese, «un tecnico contaminato d’arte e design». La terracotta e gli smalti nel dna, trasmessigli da papà Venceslao, due maestri del rango dell’«alchimista» Horst Simonis e dell’utopico visionario Ugo Marano, Santoriello, 50 anni appena compiuti, è l’ambasciatore della ceramica di qualità nel mondo, la sintesi tra tradizione e innovazione, tra poesia e tecnologia. Enzo fa la differenza in una Vietri sul Mare congelata alla felice stagione dei «tedeschi», incapace di ritrovare linfa creativa e nuovi percorsi. Asinelli, uccellini, contadini reiterano, tranne qualche guizzo di genialità, i modelli cult di Dolker, della Kowaliska, di Giovannino riducendoli a souvenir. Lui rema controcorrente, accetta sfide, si lancia in avventure azzardate, ricerca e sperimenta senza sosta. Da lupo solitario. Scomodo, ma sicuramente vincente. E piace ai veri artisti che corrono a bottega nel suo laboratorio magico di via Nuova Raito, dove perfino gli oggetti della quotidianità diventano opere uniche. È il gusto della ceramica che serve in tavola Santoriello, nel senso metaforico e in quello reale. Immaginate un desco imbandito con i suoi piatti dalle cromie raffinate: il Mediterraneo vi avvolgerà con i suoi colori e i suoi profumi. «Noi siamo una freccia lanciata nel futuro, e più si tira indietro, nel passato, la corsa dell’arco, più la freccia andrà lontano», è il motto di questo curioso personaggio, un mix tra il manager e l’artiere. Un Gaudi nato tra il verde e l’azzurro della Costiera, in un borgo dipinto che gli è entrato negli occhi, nel cuore e nella mente. Per Enzo l’argilla è l’essenza dell’esistenza, è un valore, è «la buona umanità». In prima persona manipola materia, impasta i colori, stende, modella, cuoce, dipinge, liscia grigi superfici, cola liquidi smalti. L’idea che si fa gesto e segno, che supera i limiti del tempo e dello spazio. Sudore e passione. Nel suo atelier si respira arte e gli artisti, dall’intero globo, vengono ad immergersi in questa fonte vitale, che è per loro musa ispiratrice. Impossibile enumerare l’elenco dei suoi “discepoli”, seguire le tracce che ha disseminato dalla Campania all’Europa e al Giappone. Da prof ad allievo: ecco Marano realizzare i suoi mega vasi nel forno inventato ad hoc da Santoriello. Ed ecco Enzo Cucchi invitarlo a collaborare per i pannelli della stazione Termini di Roma e della Metropolitana di Napoli. E, ancora, Ettore Sottsass & Cucchi per il libro in terracotta «I diseguali»; Barbara Radice, Lucio Del Pezzo, Manuel Gargaleiro, Saint Clair Cemin, Marco Cecioni, Ferdinando Ambrosino. L’ultimo allievo è il francese Laurent Esquerrè. Insieme stanno foggiando ciclopiche figure di ceramica, giganti che sembrano sorgere dalle acque blu di Vietri.

Vietri sul mare Santoriello un Gaudì della ceramica  , un bell'articolo sull'arte della ceramica nella cittadina della Costiera amalfitana a firma di  Erminia Pellecchia su Il Mattino di Napoli che Positanonews vuole riproporre nelle notizie della costa d' Amalfi per la sua valenza :Il mare in una cattedrale. Polipi, seppie, murene, aragoste, pesci piccoli e grandi, specie ittiche reali o immaginarie prendono vita nella sterminata colata d’argilla che ricopre, come un fondale marino, la parete di sinistra della cappella di San Pere di Palma de Maiorca. Sul lato destro, accanto a forme di pane, fioriscono angurie, grappoli d’uva, zucche, limoni, melanzane e pomodori. Al centro c’è un Cristo Risorto. È un inno al creato, alla natura, alla vita che trionfa sulla morte questo capolavoro a firma Miguel Barcelò e Vincenzo Santoriello. Sì perché il grande pittore spagnolo, per realizzare il gigantesco murales ad altorilievo, che si ispira al miracolo dei pesci e dei pani, ha lavorato fianco a fianco con il ceramista vietrese, «un tecnico contaminato d’arte e design». La terracotta e gli smalti nel dna, trasmessigli da papà Venceslao, due maestri del rango dell’«alchimista» Horst Simonis e dell’utopico visionario Ugo Marano, Santoriello, 50 anni appena compiuti, è l’ambasciatore della ceramica di qualità nel mondo, la sintesi tra tradizione e innovazione, tra poesia e tecnologia. Enzo fa la differenza in una Vietri sul Mare congelata alla felice stagione dei «tedeschi», incapace di ritrovare linfa creativa e nuovi percorsi. Asinelli, uccellini, contadini reiterano, tranne qualche guizzo di genialità, i modelli cult di Dolker, della Kowaliska, di Giovannino riducendoli a souvenir. Lui rema controcorrente, accetta sfide, si lancia in avventure azzardate, ricerca e sperimenta senza sosta. Da lupo solitario. Scomodo, ma sicuramente vincente. E piace ai veri artisti che corrono a bottega nel suo laboratorio magico di via Nuova Raito, dove perfino gli oggetti della quotidianità diventano opere uniche. È il gusto della ceramica che serve in tavola Santoriello, nel senso metaforico e in quello reale. Immaginate un desco imbandito con i suoi piatti dalle cromie raffinate: il Mediterraneo vi avvolgerà con i suoi colori e i suoi profumi. «Noi siamo una freccia lanciata nel futuro, e più si tira indietro, nel passato, la corsa dell’arco, più la freccia andrà lontano», è il motto di questo curioso personaggio, un mix tra il manager e l’artiere. Un Gaudi nato tra il verde e l’azzurro della Costiera, in un borgo dipinto che gli è entrato negli occhi, nel cuore e nella mente. Per Enzo l’argilla è l’essenza dell’esistenza, è un valore, è «la buona umanità». In prima persona manipola materia, impasta i colori, stende, modella, cuoce, dipinge, liscia grigi superfici, cola liquidi smalti. L’idea che si fa gesto e segno, che supera i limiti del tempo e dello spazio. Sudore e passione. Nel suo atelier si respira arte e gli artisti, dall’intero globo, vengono ad immergersi in questa fonte vitale, che è per loro musa ispiratrice. Impossibile enumerare l’elenco dei suoi “discepoli”, seguire le tracce che ha disseminato dalla Campania all’Europa e al Giappone. Da prof ad allievo: ecco Marano realizzare i suoi mega vasi nel forno inventato ad hoc da Santoriello. Ed ecco Enzo Cucchi invitarlo a collaborare per i pannelli della stazione Termini di Roma e della Metropolitana di Napoli. E, ancora, Ettore Sottsass & Cucchi per il libro in terracotta «I diseguali»; Barbara Radice, Lucio Del Pezzo, Manuel Gargaleiro, Saint Clair Cemin, Marco Cecioni, Ferdinando Ambrosino. L’ultimo allievo è il francese Laurent Esquerrè. Insieme stanno foggiando ciclopiche figure di ceramica, giganti che sembrano sorgere dalle acque blu di Vietri.