Giugliano (NA). “Centro Salus”, “Tacite Chimere” con recenti foto-rielaborazioni di Romy Nardi.

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Articolo di Maurizio Vitiello – “Tacite Chimere”, figure secondo Romy Nardi, al “Centro Salus”, in Via Aniello Palumbo, 71, a Giugliano di Napoli, in esposizione dall’8 dicembre 2015.

“Tacite Chimere”
Figure secondo Romy Nardi

Le fugure prospettate dalla brava artista Romy Nardi decantano il sogno della vita, in fondo proiettano “tacite chimere”, che, sotto stress o mollemente adagiate, hanno in sé il riverbero della vita.
Le figure femminili di Romy Nardi replicano dimensioni di scale di valori e di teorie di valenze, nettamente variegate, che un corpo e una testa possono esprimere.
Queste “tacite chimere” sono conducenti metafore di un esserci e di un divenire; sono esaltanti e, nel contempo, complicate.
La chimera è un mostro mitologico con parti del corpo di animali diversi; secondo il mito greco fa parte della progenie di Tifone ed Echidna, insieme all’Idra di Lerna, Cerbero e Ortro; oggi, per estensione, si intende anche altro.
C’è la misura del doppio della nostra socialità; ripeto, un esserci ben distinto, tra apoteosi e sublimazione e tra contrarietà e irritazioni, e un divenire sereno possibile, con filiazione o meno, secondo scelte esistenziali.
Romy Nardi da una pittura avveduta e sentita è passata alla fotografia di ripasso creativo; da foto acquisisce soggetti muliebri, che elabora per arrivare a visualizzare immagini altre.
Con il conforto dell’eidomatica perviene, quindi, a un motivato status iconico.
Passa anche a fasi successive; talvolta, tratta queste foto elaborate con colori e pigmenti o, addirittura, sottolinea e assicura, per dolce sottigliezza di dettato, geografie di ghirigori, comprensivi di minuti segni e punti, piccole incisioni, quasi punture si spillo sino ad aggiungere cromie per declinare differenze e rendere ogni singolo rettangolo visivo un pezzo unico.
Le sue donne agite, tratteggiate con nervosi e spezzettati segni e puntellate da colori, non deludono; un sotteso carisma permane; è lì, in fondo, nel nocciolo del cuore.
C’è contezza di individuali personalità; Romy Nardi ha ben impostato motivi di ricerca sull’identità femminile, presa a prestito quale forza energetica da configurare in un appassionato registro di scene icastiche.
Il corso della vita non è mai a senso unico e né rettilineo; forse, nelle curve il segreto delle accelerazioni fondamentali.
Importante è la semplice consapevolezza, che allarma e salva il mondo.
Le figure racchiudono in sé volitive e sane passioni, in queste supposte “tacite chimere” pulsa una base vitale.
Il ricalco evidenzia al massimo il suo intendimento figurativo, di chiara chiave espressionista, e il suo occhio attento riprende il senso del ricamo per riattivare un quotidiano di attenzioni.
Queste figure risultano sospese in possibili dinamiche da considerare per attendibilità future.
Il tratteggio di colori bruni riscalda donne distese, sospese nel mulinello dei sentimenti.
Le profondità psicologiche, gli anfratti dell’anima, la carne tonica e pulsante gravitano in un emblematico riporto ambientale, che misura, in filigrana, attese spasmodiche e coglie limiti, che devono essere valicati.
Emerge forte la voglia dell’artista di corroborare queste foto con tratti cromatici sentiti e decisi. Romy Nardi, talvolta, cerca di imprimere interventi minimali, misuratissimi, per accertare impronte esistenziali, quasi un’anagrafe dell’anima.
Le sue immagini sostanziano e nutrono l’occhio, ma ci rendiamo conto, in fondo, che, al di sotto di metafore agitate e febbricitanti, impulsi e tenerezze lampeggiano e girano intorno ad una dolcezza pronta, che attende di riprovare brividi di premura, e di vita.
Romy Nardi sa bene che da queste tessiture segnico-cromatiche emergono potenziali, virtuali, possibili incanti esplorativi e visioni sospese tra sogni ed emozioni, che vogliono fuggire dalla rapacità della vita.
L’artista dettaglia e misura una pronuncia interiore, struggente, dolce, tenera e sotto l’impulso di una fresca vena combina e rende singolari e stupefacenti risultati.
Il calco di queste cadenze visive ripercorre note sottili di un’interiorità sorgiva, attentissima, quindi, al mondo, che suggerisce sempre temi e speranze; probabili miraggi di “tacite chimere”.

Maurizio Vitiello

 

Articolo di Maurizio Vitiello – “Tacite Chimere”, figure secondo Romy Nardi, al “Centro Salus”, in Via Aniello Palumbo, 71, a Giugliano di Napoli, in esposizione dall'8 dicembre 2015.

“Tacite Chimere”
Figure secondo Romy Nardi

Le fugure prospettate dalla brava artista Romy Nardi decantano il sogno della vita, in fondo proiettano "tacite chimere", che, sotto stress o mollemente adagiate, hanno in sé il riverbero della vita.
Le figure femminili di Romy Nardi replicano dimensioni di scale di valori e di teorie di valenze, nettamente variegate, che un corpo e una testa possono esprimere.
Queste "tacite chimere" sono conducenti metafore di un esserci e di un divenire; sono esaltanti e, nel contempo, complicate.
La chimera è un mostro mitologico con parti del corpo di animali diversi; secondo il mito greco fa parte della progenie di Tifone ed Echidna, insieme all'Idra di Lerna, Cerbero e Ortro; oggi, per estensione, si intende anche altro.
C'è la misura del doppio della nostra socialità; ripeto, un esserci ben distinto, tra apoteosi e sublimazione e tra contrarietà e irritazioni, e un divenire sereno possibile, con filiazione o meno, secondo scelte esistenziali.
Romy Nardi da una pittura avveduta e sentita è passata alla fotografia di ripasso creativo; da foto acquisisce soggetti muliebri, che elabora per arrivare a visualizzare immagini altre.
Con il conforto dell'eidomatica perviene, quindi, a un motivato status iconico.
Passa anche a fasi successive; talvolta, tratta queste foto elaborate con colori e pigmenti o, addirittura, sottolinea e assicura, per dolce sottigliezza di dettato, geografie di ghirigori, comprensivi di minuti segni e punti, piccole incisioni, quasi punture si spillo sino ad aggiungere cromie per declinare differenze e rendere ogni singolo rettangolo visivo un pezzo unico.
Le sue donne agite, tratteggiate con nervosi e spezzettati segni e puntellate da colori, non deludono; un sotteso carisma permane; è lì, in fondo, nel nocciolo del cuore.
C’è contezza di individuali personalità; Romy Nardi ha ben impostato motivi di ricerca sull’identità femminile, presa a prestito quale forza energetica da configurare in un appassionato registro di scene icastiche.
Il corso della vita non è mai a senso unico e né rettilineo; forse, nelle curve il segreto delle accelerazioni fondamentali.
Importante è la semplice consapevolezza, che allarma e salva il mondo.
Le figure racchiudono in sé volitive e sane passioni, in queste supposte “tacite chimere” pulsa una base vitale.
Il ricalco evidenzia al massimo il suo intendimento figurativo, di chiara chiave espressionista, e il suo occhio attento riprende il senso del ricamo per riattivare un quotidiano di attenzioni.
Queste figure risultano sospese in possibili dinamiche da considerare per attendibilità future.
Il tratteggio di colori bruni riscalda donne distese, sospese nel mulinello dei sentimenti.
Le profondità psicologiche, gli anfratti dell’anima, la carne tonica e pulsante gravitano in un emblematico riporto ambientale, che misura, in filigrana, attese spasmodiche e coglie limiti, che devono essere valicati.
Emerge forte la voglia dell’artista di corroborare queste foto con tratti cromatici sentiti e decisi. Romy Nardi, talvolta, cerca di imprimere interventi minimali, misuratissimi, per accertare impronte esistenziali, quasi un’anagrafe dell’anima.
Le sue immagini sostanziano e nutrono l’occhio, ma ci rendiamo conto, in fondo, che, al di sotto di metafore agitate e febbricitanti, impulsi e tenerezze lampeggiano e girano intorno ad una dolcezza pronta, che attende di riprovare brividi di premura, e di vita.
Romy Nardi sa bene che da queste tessiture segnico-cromatiche emergono potenziali, virtuali, possibili incanti esplorativi e visioni sospese tra sogni ed emozioni, che vogliono fuggire dalla rapacità della vita.
L’artista dettaglia e misura una pronuncia interiore, struggente, dolce, tenera e sotto l’impulso di una fresca vena combina e rende singolari e stupefacenti risultati.
Il calco di queste cadenze visive ripercorre note sottili di un’interiorità sorgiva, attentissima, quindi, al mondo, che suggerisce sempre temi e speranze; probabili miraggi di “tacite chimere”.

Maurizio Vitiello