Lodi. Scomparso l’artista Umberto Esposti.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Scomparso, a Lodi, Umberto Esposti.

E’ scomparso l’artista Umberto Esposti, a Lodi, giovedì 26.11.2015.
Umberto Esposti è stato nipote di Lucio Fontana, astro globale dell’astrattismo, e conservava del grande zio la voglia della ricerca.
Umberto Esposti ha frequentato il laboratorio dello zio; quindi è stato, fianco a fianco, con il maestro dell’astrattismo.
E’ stato proprio da me segnalato al  “Gruppo Iperspazialista”, dopo averlo conosciuto a Villa Baruchello a Porto Sant’Elpidio durante una sua personale, allestita da Fernando Calvà, e l’ho introdotto, nel 2006, nel “Movimento Iperspazialista”.
Umberto Esposti lavorava riabilitando oggetti dismessi e riconvertiva materiali di risulta e gli piaceva, anche, molto lavorare le plastiche e cercava di confermare il “fil rouge” che si trova tra ciò che è costruito e ciò che si va a distruggere.
Attese e certezze acute le sottometteva a soglie e limiti, ma imprimeva il suo volere, tutto proteso al respiro e all’apertura.
Il suo operare è stato un pudico contatto con la materia e il sentimento dell’emozione lo spingeva ad invadere la tela con cromie forti, nonché segni, segnacoli, segnature e fori; quasi foruncoli dello spazio sembravano quest’ultimi.
La tela bianca la squarciava e la plastica la corrompeva per liberare sentimenti e ristabilire altre verità.
Il “ductus” del  “fare arte” di Umberto Esposti era nel leggere i moti dell’anima e i sussulti quotidiani.
La sua vena intimistica la incardinava nell’azione astratta, sino ad estroflettere denotazioni  linguistiche con intriganti e lucidi lavori, che risultavano mute consegne, interessate alle odierne umane vicende.

Maurizio Vitiello

Articolo di Maurizio Vitiello – Scomparso, a Lodi, Umberto Esposti.

E’ scomparso l’artista Umberto Esposti, a Lodi, giovedì 26.11.2015.
Umberto Esposti è stato nipote di Lucio Fontana, astro globale dell’astrattismo, e conservava del grande zio la voglia della ricerca.
Umberto Esposti ha frequentato il laboratorio dello zio; quindi è stato, fianco a fianco, con il maestro dell’astrattismo.
E’ stato proprio da me segnalato al  “Gruppo Iperspazialista”, dopo averlo conosciuto a Villa Baruchello a Porto Sant’Elpidio durante una sua personale, allestita da Fernando Calvà, e l’ho introdotto, nel 2006, nel “Movimento Iperspazialista”.
Umberto Esposti lavorava riabilitando oggetti dismessi e riconvertiva materiali di risulta e gli piaceva, anche, molto lavorare le plastiche e cercava di confermare il “fil rouge” che si trova tra ciò che è costruito e ciò che si va a distruggere.
Attese e certezze acute le sottometteva a soglie e limiti, ma imprimeva il suo volere, tutto proteso al respiro e all’apertura.
Il suo operare è stato un pudico contatto con la materia e il sentimento dell’emozione lo spingeva ad invadere la tela con cromie forti, nonché segni, segnacoli, segnature e fori; quasi foruncoli dello spazio sembravano quest’ultimi.
La tela bianca la squarciava e la plastica la corrompeva per liberare sentimenti e ristabilire altre verità.
Il “ductus” del  “fare arte” di Umberto Esposti era nel leggere i moti dell’anima e i sussulti quotidiani.
La sua vena intimistica la incardinava nell’azione astratta, sino ad estroflettere denotazioni  linguistiche con intriganti e lucidi lavori, che risultavano mute consegne, interessate alle odierne umane vicende.

Maurizio Vitiello

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