NAPOLI. GUIDA TURISTICA UCCISA AL PORTO, AVEVA DENUNCIATO LO STUPRATORE DELLA FIGLIA

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Uccisa alla maniera dei boss di mafia, al volante della sua auto. Vittima Teresa Buonocore, 51 anni incensurata. E c’è già una pista, solida, sulla quale gli inquirenti hanno concentrato le loro attenzioni: Teresa Buonocore denunciò e fu testimone decisiva nel procedimento contro un uomo che aveva abusato di sua figlia. La vicenda risale al 2008: la bambina della Buonocore subì violenze da un vicino di casa della donna. La dinamica del delitto è ancora in fase di ricostruzione, sulla scorta degli elementi raccolti dagli esperti di ricerca tracce della polizia scientifica. Teresa Buonocore sarebbe stata avvicinata dal suo assassino mentre era al volante della sua auto, una Athos Hyundai. La donna abitava a Portici, in via san Cristoforo, con il secondo marito e le figlie. Contrariamente a quanto appreso in un primo momento Teresa Buonocore non è sorella di alcun collaboratore di giustizia. Prima di fare la guida turistica, la donna aveva lavorato per lungo periodo nello studio di un penalista napoletano. L’agguato, che nelle modalità richiama quelli di pretto stampo camorristico, è stato eseguito in via Ponte dei Francesi, sotto il ponte delle arterie di accesso alle autostrade e sulla rampa e alla zona portuale, motivo per il quale i sopralluoghi sono condotti dalla polizia di frontiera, competente per area interessata, coordinata dal primo dirigente Silvestro Cambria. Secondo quanto è stato possibile apprendere Teresa Buonocore è stata raggiunta da numerosi colpi di pistola esplosi da un killer mentre era in movimento: l’auto infatti, ha proseguito la sua corsa in maniera incontrollata, per fermasi contro un muretto di delimitazione della strada. I primi a raggiungere la scena del delitto sono stati gli operatori del 118. La conferma della morte e l’orario approssimativo sono stati stabiliti dal medico dell’ambulanza: al centralino del pronto intervento sanitario sono giunte alcune telefonate, forse di probabili testimoni dell’accaduto. Ovviamente gli interlocutori hanno mantenuto l’anonimato. Con ogni probabilità i killer, almeno in due e di sicuro a bordo di una moto, hanno affiancato la Hyundai Athos grigia, intestata a una donna di 72 anni, prima che la Buonocore raggiungesse il traffico cittadino dove la fuga per il commando sarebbe stata certamente più difficoltosa. Non è escluso che i killer stessero seguendo la donna da diverso tempo: la scelta del posto non sembrerebbe casuale. Sul posto gli esperti in ricerca tracce della polizia scientifica hanno rilevato bossoli e segni di pneumatici di motocicletta. Gli inquirenti ora stanno battendo la pista della vendetta contro la donna e stanno quindi valutando eventuali collegamenti fra questa vicenda e l’omicidio, anche se resta valida anche l’ipotesi del delitto di camorra, tanto è vero che l’inchiesta, per la quale sono stati delegati gli agenti della squadra mobile con il dirigente Vittorio Pisani e la collaborazione dei colleghi del commissariato di Portici, guidati dal dirigente Michele Spina, è coordinata dal pm antimafia Simona Di Monte. L’uomo che abusò della bambina si chiama Enrico Perillo, ed è un geometra. Per lui fu relativamente semplice “adescare” non solo la figlia di Teresa, ma anche un’altra coetanea: entrambe, all’epoca, erano infatti le amichette del cuore di sua figlia. Perillo, in primavera, è stato condannato in primo grado a oltre quindici anni di reclusione, pena che sta scontando nel carcere di Modena: per giungere alla condanna fondamentali furono la denuncia e la testimonianza di Teresa Buonocore, che non si lasciò per nulla intimidire, nonostante la vicinanza abitativa con l’aggressore della figlia. A Perillo In un primo momento, furono concessi gli arresti domiciliari, ma l’uomo evase e quindi la misura fu inasprita col carcere. A suo carico c’è anche una condanna per omicidio, che risale a molti anni fa: quando uccise un uomo per gelosia. Fra i precedenti, anche un arresto compiuto per detenzione di un’arma da fuoco: gli agenti del commissariato di Portici gli trovarono in casa un arsenale. Per quest’ultimo reato l’uomo patteggiò una condanna a tre anni di carcere. (m.cer.)