Renzi va a Parigi e non cambia idea: «Noi fuori dai raid»

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«È fondamentale dare priorità assoluta al dossier Libia, che rischia di essere la prossima emergenza». Aiuto in Libano, per alleggerire la presenza francese, ma niente bombardamenti sulla Siria. Dopo mezz’ora trascorsa all’Eliseo tra croissant e succhi di frutta, Francois Hollande ha preso atto che dall’Italia di Matteo Renzi non sarebbe arrivato nessun aiuto aggiuntivo rispetto a quello che il nostro Paese già dà in Siria. Niente Tornado per i bombardamenti ma 750 uomini già dislocati in Iraq, «il contingente europeo più numeroso sul campo», ha sottolineato il presidente del Consiglio. La solidarietà dell’Italia per quanto accaduto a Parigi e per lo sforzo del governo francese nella lotta al terrorismo, è fuori discussione. Le divergenze con i cugini d’oltralpe rimangono nel non voler definire «guerra» la lotta al Daeshe, soprattutto, nella resistenza tutta francese a non voler considerare prioritaria la soluzione del dossier libico, malgrado i francesi abbiano per primi bombardato Tripoli e fornito armi ai ribelli di Tobruk. «Siamo impegnati a livello militare in molti casi assieme alla Francia nella coalizione in Afghanistan, in Libano, nel Kosovo, in Africa dove – ha spiegato Renzi al termine del colloquio – è molto forte l’impegno dei nostri amici francesi e dove anche noi abbiamo alcuni contingenti a partire dalla Somalia. Pensiamo però che ci sia necessità di uno sforzo sempre più inclusivo, di una coalizione sempre più ampia». La mancanza di un coordinamento nella coalizione anti-califfo è risultata di tutta evidenza con l’abbattimento da parte dei turchi del jet russo. Secondo Renzi anche la Francia contribuisce a rendere poco univoca la lotta al califfo mentre resta complicato l’inserimento di Mosca nella coalizione anche per la persistente volontà americana di non revocare le sanzioni seguite all’annessione della Crimea da parte della Russia. L’incontro è stato anche l’occasione per ricordare ad Hollande ciò che il suo predecessore Sarkozy ha fatto in Libia e che interventi unilaterali rendono difficile costruire anche una posizione comune in Europa. Che tra i due non ci sia eccessiva simpatia è noto. All’alleato francese Renzi rimprovera la scarsa considerazione dei problemi dell’Italia in materia di sbarchi ed immigrazione. Così come la scelta di bombardare la Siria assunta da Parigi un mese prima degli attentati. Resta il fatto che nel giorno in cui David Cameron chiede al Parlamento il via libera per i raid in Siria e la Germania annuncia che vi invierà Tornado e navi, Renzi continua a proporre un metodo tutto italiano di affrontare il terrorismo che unisce misure centrate sulla sicurezza ad iniziative culturali e diplomatiche. Il tavolo di Vienna, che dovrebbe occuparsi anche del destino di Assad, resta per l’Italia il luogo dove concentrare tutti gli sforzi anche perché, come dimostra la tensione tra Mosca e Turchia, si rischia un’escalation di tensione in grado di creare pericolosi contraccolpi sull’economia dell’intera eurozona. Altro punto dolente nel rapporto tra Parigi e Roma è lo scambio di informazioni tra le intelligence. Malgrado l’opaca prova che hanno dato i servizi francesi nelle scorse settimane, Parigi non sembra disponibile a mettere in comune le informazioni. Oggi, a villa Taverna, Renzi incontrerà il vicepresidente americano Joe Biden ed è probabile che sarà l’occasione per tornare a parlare di Libia e della disponibilità dell’Italia a guidare un missione Onu che aiuti un governo di unità nazionale a ricostruire il Paese. Se la Libia non tornerà ad essere una priorità internazionale sarà difficile far cambiare idea a Renzi sulle modalità di lotta al califfato. (Marco Conti – Il Mattino) 

«È fondamentale dare priorità assoluta al dossier Libia, che rischia di essere la prossima emergenza». Aiuto in Libano, per alleggerire la presenza francese, ma niente bombardamenti sulla Siria. Dopo mezz'ora trascorsa all'Eliseo tra croissant e succhi di frutta, Francois Hollande ha preso atto che dall'Italia di Matteo Renzi non sarebbe arrivato nessun aiuto aggiuntivo rispetto a quello che il nostro Paese già dà in Siria. Niente Tornado per i bombardamenti ma 750 uomini già dislocati in Iraq, «il contingente europeo più numeroso sul campo», ha sottolineato il presidente del Consiglio. La solidarietà dell'Italia per quanto accaduto a Parigi e per lo sforzo del governo francese nella lotta al terrorismo, è fuori discussione. Le divergenze con i cugini d'oltralpe rimangono nel non voler definire «guerra» la lotta al Daeshe, soprattutto, nella resistenza tutta francese a non voler considerare prioritaria la soluzione del dossier libico, malgrado i francesi abbiano per primi bombardato Tripoli e fornito armi ai ribelli di Tobruk. «Siamo impegnati a livello militare in molti casi assieme alla Francia nella coalizione in Afghanistan, in Libano, nel Kosovo, in Africa dove – ha spiegato Renzi al termine del colloquio – è molto forte l'impegno dei nostri amici francesi e dove anche noi abbiamo alcuni contingenti a partire dalla Somalia. Pensiamo però che ci sia necessità di uno sforzo sempre più inclusivo, di una coalizione sempre più ampia». La mancanza di un coordinamento nella coalizione anti-califfo è risultata di tutta evidenza con l'abbattimento da parte dei turchi del jet russo. Secondo Renzi anche la Francia contribuisce a rendere poco univoca la lotta al califfo mentre resta complicato l'inserimento di Mosca nella coalizione anche per la persistente volontà americana di non revocare le sanzioni seguite all'annessione della Crimea da parte della Russia. L'incontro è stato anche l'occasione per ricordare ad Hollande ciò che il suo predecessore Sarkozy ha fatto in Libia e che interventi unilaterali rendono difficile costruire anche una posizione comune in Europa. Che tra i due non ci sia eccessiva simpatia è noto. All'alleato francese Renzi rimprovera la scarsa considerazione dei problemi dell'Italia in materia di sbarchi ed immigrazione. Così come la scelta di bombardare la Siria assunta da Parigi un mese prima degli attentati. Resta il fatto che nel giorno in cui David Cameron chiede al Parlamento il via libera per i raid in Siria e la Germania annuncia che vi invierà Tornado e navi, Renzi continua a proporre un metodo tutto italiano di affrontare il terrorismo che unisce misure centrate sulla sicurezza ad iniziative culturali e diplomatiche. Il tavolo di Vienna, che dovrebbe occuparsi anche del destino di Assad, resta per l'Italia il luogo dove concentrare tutti gli sforzi anche perché, come dimostra la tensione tra Mosca e Turchia, si rischia un'escalation di tensione in grado di creare pericolosi contraccolpi sull'economia dell'intera eurozona. Altro punto dolente nel rapporto tra Parigi e Roma è lo scambio di informazioni tra le intelligence. Malgrado l'opaca prova che hanno dato i servizi francesi nelle scorse settimane, Parigi non sembra disponibile a mettere in comune le informazioni. Oggi, a villa Taverna, Renzi incontrerà il vicepresidente americano Joe Biden ed è probabile che sarà l'occasione per tornare a parlare di Libia e della disponibilità dell'Italia a guidare un missione Onu che aiuti un governo di unità nazionale a ricostruire il Paese. Se la Libia non tornerà ad essere una priorità internazionale sarà difficile far cambiare idea a Renzi sulle modalità di lotta al califfato. (Marco Conti – Il Mattino)