Parla, ti ascolto!

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Al via domani alle ore 17 a palazzo di Città l’XI convegno promosso dall’Associazione “Il Ricino rifiorito”

Di Olga Chieffi

“I più invece, a quanto c’è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell’arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall’ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi si accosta in modo improvvisato”. Così scriveva il nostro Plutarco sul tema dell’ascolto che percorre come un sottile filo rosso lo sviluppo delle civiltà e non esiste parte del mondo, dove nei “ testi sapienziali” (filosofici o religiosi) il tema dell’ascolto non sia trattato e sottolineato con forza. Non a caso si parla della Parola come di elemento fondante e creativo del singolo e del Creato: il Verbo, il Suono, pare sia l’atto primigenio e tale da distinguere il caos dall’ Ordine divino. Nel tempo il dialogo ha caratterizzato lo sviluppo della civiltà, ma è opportuno ricordare l’antico adagio che dice: “Due monologhi non fanno un dialogo”. Vi è talmente bisogno di essere ascoltati in questi tempi in cui più che di suoni possiamo parlare di rumori assordanti, che l’ascolto si potrebbe si porre come un momento di calma di riflessione, di ascolto e di auto ascolto cercando di sopperire al bisogno di comunicare, di socializzare in piena e reciproca fiducia, in una pausa, in una “vacanza”, in uno spazio dove si può fare chiarezza, trovare un modo ed anche un’opportunità per migliorare se stesso in un processo di sviluppo individuale e di presa di coscienza anche delle “gabbie”, dei “flussi” in cui spesso il pensiero si dibatte alla ricerca di quella soluzione, che pure è proprio lì davanti e così evidente da non essere vista. La parola, insomma, non ha più la funzione di descrivere un comportamento bensì lo crea. Si terrà domani, nel Salone dei Marmi del Palazzo di Città, a partire dalle ore 17 l’ XI convegno promosso dall’Associazione “Il Ricino rifiorito”, dal titolo “Parla, ti ascolto”. Coordinati dal Dr. Anna Maria Merola, interverranno la dr.ssa Maria Rosaria Padovano psicologa e psicoterapeuta presso il tribunale per i minori di Salerno, con “En attendant Godot”, l’ascolto del tempo passato nel presente e nel futuro; la dr.ssa Maria Grazia Farnedi, psicologa con “Sensazione e pensiero”, l’ascolto nella relazione; e il Dr. Loris Petrone, psichiatra e direttore dell’U.O.C. salute mentale Giugliano/Mugnano Asl Na2 Nord con “L’ascolto del paziente depresso”. La diffusa conflittualità relazionale, sia nel privato che nel sociale, mostra che parlare non è necessariamente dire, che sentire non è un automatico ascoltare e capire, che guardare non basta a conoscere. Le relazioni, qualsiasi sia l’ambito in cui si sviluppano, sono complesse perché è complessa la mente umana. Complessità non è intreccio insolubile di sensi e contro-sensi bensì è esito di variabili (emotive, cognitive, comportamentali) che, a volte, agiscono al di fuori della consapevolezza e conducono la comunicazione su binari imprevedibili. Attraverso comunicazione ed ascolto il dialogo si traduce in empatia e sempre mediante la comunicazione e l’ascolto quest’affettività si trasforma in aiuto concreto. Ascoltare non è, dunque, l’esito di una tecnica ma di un cambio di prospettiva riguardo l’altro il che  implica, come premessa, la capacità ed il coraggio di dotarsi di un nuovo modo di vedere  sé stessi. 

 

Al via domani alle ore 17 a palazzo di Città l’XI convegno promosso dall’Associazione “Il Ricino rifiorito”

Di Olga Chieffi

“I più invece, a quanto c’è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell’arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall’ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi si accosta in modo improvvisato”. Così scriveva il nostro Plutarco sul tema dell’ascolto che percorre come un sottile filo rosso lo sviluppo delle civiltà e non esiste parte del mondo, dove nei “ testi sapienziali” (filosofici o religiosi) il tema dell’ascolto non sia trattato e sottolineato con forza. Non a caso si parla della Parola come di elemento fondante e creativo del singolo e del Creato: il Verbo, il Suono, pare sia l’atto primigenio e tale da distinguere il caos dall’ Ordine divino. Nel tempo il dialogo ha caratterizzato lo sviluppo della civiltà, ma è opportuno ricordare l’antico adagio che dice: “Due monologhi non fanno un dialogo”. Vi è talmente bisogno di essere ascoltati in questi tempi in cui più che di suoni possiamo parlare di rumori assordanti, che l’ascolto si potrebbe si porre come un momento di calma di riflessione, di ascolto e di auto ascolto cercando di sopperire al bisogno di comunicare, di socializzare in piena e reciproca fiducia, in una pausa, in una “vacanza”, in uno spazio dove si può fare chiarezza, trovare un modo ed anche un’opportunità per migliorare se stesso in un processo di sviluppo individuale e di presa di coscienza anche delle “gabbie”, dei “flussi” in cui spesso il pensiero si dibatte alla ricerca di quella soluzione, che pure è proprio lì davanti e così evidente da non essere vista. La parola, insomma, non ha più la funzione di descrivere un comportamento bensì lo crea. Si terrà domani, nel Salone dei Marmi del Palazzo di Città, a partire dalle ore 17 l’ XI convegno promosso dall’Associazione “Il Ricino rifiorito”, dal titolo “Parla, ti ascolto”. Coordinati dal Dr. Anna Maria Merola, interverranno la dr.ssa Maria Rosaria Padovano psicologa e psicoterapeuta presso il tribunale per i minori di Salerno, con “En attendant Godot”, l’ascolto del tempo passato nel presente e nel futuro; la dr.ssa Maria Grazia Farnedi, psicologa con “Sensazione e pensiero”, l’ascolto nella relazione; e il Dr. Loris Petrone, psichiatra e direttore dell’U.O.C. salute mentale Giugliano/Mugnano Asl Na2 Nord con “L’ascolto del paziente depresso”. La diffusa conflittualità relazionale, sia nel privato che nel sociale, mostra che parlare non è necessariamente dire, che sentire non è un automatico ascoltare e capire, che guardare non basta a conoscere. Le relazioni, qualsiasi sia l’ambito in cui si sviluppano, sono complesse perché è complessa la mente umana. Complessità non è intreccio insolubile di sensi e contro-sensi bensì è esito di variabili (emotive, cognitive, comportamentali) che, a volte, agiscono al di fuori della consapevolezza e conducono la comunicazione su binari imprevedibili. Attraverso comunicazione ed ascolto il dialogo si traduce in empatia e sempre mediante la comunicazione e l’ascolto quest’affettività si trasforma in aiuto concreto. Ascoltare non è, dunque, l’esito di una tecnica ma di un cambio di prospettiva riguardo l’altro il che  implica, come premessa, la capacità ed il coraggio di dotarsi di un nuovo modo di vedere  sé stessi. 

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