Koulibaly: Adesso battiamo anche l’Inter

0

«Vogliamo regalare una gioia ai nostri tifosi, perciò era importante vincere in Belgio» E’ un Napoli che sa solo vincere in Europa League. A Bruges è arrivato il quinto successo in cinque partite per Sarri, che può godersi una squadra capace di mantenere la sua identità anche con tante seconde linee in campo. I numeri in coppa sono entusiasmanti: gli azzurri continuano ad avere il miglior attacco del torneo (17 gol realizzati) e la miglior difesa (solo una rete subita) e sono gli unici ad aver vinto sempre finora. Il protagonista della serata è stato Vlad Chiriches, che ha trovato il primo gol con la maglia azzurra sfruttando al meglio un calcio d’angolo di Valdifiori. Il difensore romeno sta continuando a crescere e in Belgio è stato praticamente insuperabile al centro della difesa con Koulibaly. felicità. A fine partita è stato proprio il difensore franco-senegalese a manifestare la gioia per il successo: «Ci ha fatto molto piacere centrare la quinta vittoria in questa Europa League, avevamo preparato la partita molto bene, sapevamo che era molto difficile anche perché si giocava in uno stadio vuoto. Per noi era importante vincere anche per arrivare al meglio alla sfida contro l’Inter. Lunedì sarà una partita come le altre, ma noi andremo in campo per vincere, perché giochiamo in casa e vogliamo regalare una gioia ai nostri tifosi».

L’ATMOSFERA. Però prima che Club Brugge-Napoli tenti di diventare una partita vera, non c’è il clima per credere d’essere in uno stadio blindato, isolato dal resto della città, con una cintura che lo avvolge interamente, una massa di steward che ha chiavi per un passaggio (obbligato) altrimenti impercorribile. C’è un cancello dietro l’altro e la security funge da scorta ai cronisti ed a quella pattuglia di accreditati ai quali viene chiesto semplicemente un documento, nient’altro, né di scavare nelle borse, né di lasciarsi perquisire.

IL SILENZIO. C’è un sottofondo quiete, le poche voci di qualche tifoso partenopeo che non ha rinunciato a gustarsi, almeno, lo splendore dei canali, la vivacità di Markt Plaza, la Madonna con il bambino di Michelangelo che è un capolavoro della Cattedrale di San Salvatore; e il flusso di turisti che almeno sino alle sei, quando poi s’abbassano le saracinesche, dà una parvenza di normalità a chi comunque porta dentro di sé un filo neanche troppo sottile di paura.

SI GIOCA. E’ quando si comincia che si ha la sensazione d’essere stati depredati di qualcosa, non certo della partita sia chiaro, perché quella è lì, certo senza «musica» e coreografia, certo nell’eco assordante d’un tackle, certo persino nella sua singolarità. Macché: è la tranquillità di chiunque, da Bruxelles a Bruges ma anche oltre, di chi è belga e di chi ha sensibilità, che è stata rapita e messa sottovuoto.

SINGOLARE. E’ come piombare in una dimensione sconosciuta, perché lo stadio chiuso ha un suo effetto, eccome se ce l’ha, e riporta a Madrid (settembre 1987) ma solo lateralmente: lì fu altro, fu la squalifica per il Real e i suoi tifosi, mentre qui si giocano «partite serie», che lasciano scivolare il calcio ai margini, che hanno spinto il sindaco di Bruges a non distrarre forze dell’ordine, a non occupare il loro tempo, né la disponibilità (eventuale), perché Bruxelles è appena ad un centinaio di chilometri. fonte:corrieredellosport

«Vogliamo regalare una gioia ai nostri tifosi, perciò era importante vincere in Belgio» E’ un Napoli che sa solo vincere in Europa League. A Bruges è arrivato il quinto successo in cinque partite per Sarri, che può godersi una squadra capace di mantenere la sua identità anche con tante seconde linee in campo. I numeri in coppa sono entusiasmanti: gli azzurri continuano ad avere il miglior attacco del torneo (17 gol realizzati) e la miglior difesa (solo una rete subita) e sono gli unici ad aver vinto sempre finora. Il protagonista della serata è stato Vlad Chiriches, che ha trovato il primo gol con la maglia azzurra sfruttando al meglio un calcio d’angolo di Valdifiori. Il difensore romeno sta continuando a crescere e in Belgio è stato praticamente insuperabile al centro della difesa con Koulibaly. felicità. A fine partita è stato proprio il difensore franco-senegalese a manifestare la gioia per il successo: «Ci ha fatto molto piacere centrare la quinta vittoria in questa Europa League, avevamo preparato la partita molto bene, sapevamo che era molto difficile anche perché si giocava in uno stadio vuoto. Per noi era importante vincere anche per arrivare al meglio alla sfida contro l’Inter. Lunedì sarà una partita come le altre, ma noi andremo in campo per vincere, perché giochiamo in casa e vogliamo regalare una gioia ai nostri tifosi».

L’ATMOSFERA. Però prima che Club Brugge-Napoli tenti di diventare una partita vera, non c’è il clima per credere d’essere in uno stadio blindato, isolato dal resto della città, con una cintura che lo avvolge interamente, una massa di steward che ha chiavi per un passaggio (obbligato) altrimenti impercorribile. C’è un cancello dietro l’altro e la security funge da scorta ai cronisti ed a quella pattuglia di accreditati ai quali viene chiesto semplicemente un documento, nient’altro, né di scavare nelle borse, né di lasciarsi perquisire.

IL SILENZIO. C’è un sottofondo quiete, le poche voci di qualche tifoso partenopeo che non ha rinunciato a gustarsi, almeno, lo splendore dei canali, la vivacità di Markt Plaza, la Madonna con il bambino di Michelangelo che è un capolavoro della Cattedrale di San Salvatore; e il flusso di turisti che almeno sino alle sei, quando poi s’abbassano le saracinesche, dà una parvenza di normalità a chi comunque porta dentro di sé un filo neanche troppo sottile di paura.

SI GIOCA. E’ quando si comincia che si ha la sensazione d’essere stati depredati di qualcosa, non certo della partita sia chiaro, perché quella è lì, certo senza «musica» e coreografia, certo nell’eco assordante d’un tackle, certo persino nella sua singolarità. Macché: è la tranquillità di chiunque, da Bruxelles a Bruges ma anche oltre, di chi è belga e di chi ha sensibilità, che è stata rapita e messa sottovuoto.

SINGOLARE. E’ come piombare in una dimensione sconosciuta, perché lo stadio chiuso ha un suo effetto, eccome se ce l’ha, e riporta a Madrid (settembre 1987) ma solo lateralmente: lì fu altro, fu la squalifica per il Real e i suoi tifosi, mentre qui si giocano «partite serie», che lasciano scivolare il calcio ai margini, che hanno spinto il sindaco di Bruges a non distrarre forze dell’ordine, a non occupare il loro tempo, né la disponibilità (eventuale), perché Bruxelles è appena ad un centinaio di chilometri. fonte:corrieredellosport

Lascia una risposta