Il Papa in Africa: il terrorismo nasce dalla povertà. Temo le zanzare più dei kamikaze, bisogna vincere la paura

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Poco prima di scendere dall’aereo ha usato uno dei due flaconi spray antizanzara che gli sono stati regalati da una giornalista francese. Si è cosparso di vapore anti-insetto le mani e il volto ed è sceso dalla scaletta sorridendo. A Papa Francesco la malaria mette più spavento che non il terrorismo. Ci ha pure scherzato sopra durante il volo Roma-Nairobi. Tanto che a chi gli chiedeva se avesse timori per la sua sicurezza, ha tagliato corto: «Mi fanno più paura le zanzare». Il viaggio in Africa, di questi tempi, può essere davvero letto come un antidoto alla paura collettiva che dilaga ovunque dopo gli attentati di Parigi. Il ricordo di quei ragazzi dai volti radiosi morti mentre erano a mangiare un banale croissant in un bistrot o ad ascoltare un concerto è ancora troppo vivo nell’immaginario collettivo. La chiave che posseggono i terroristi per paralizzare le persone a qualsiasi latitudine esse vivano è la paura. Bergoglio lo ha detto chiaro e tondo davanti a migliaia e migliaia di persone che, a grappoli, per le strade della capitale, lo applaudivano o lo salutavano. «L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione che nascono dalla povertà e dalla frustrazione. In ultima analisi, la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici». La paura forse è il sentimento più forte e per Papa Francesco deve essere vinta, debellata, combattuta tendendo la mano al prossimo, sfoderando serenità, senza arrivare ad odiare chi semina il male. Nella prima tappa del viaggio antipaura che lo porterà anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana, Francesco ha voluto incoraggiare gli africani (ma non solo) a guardare avanti, ad andare ben oltre le nubi nere che si addensano all’orizzonte. Sono tempi cupi per tutti, Francesco non minimizza, eppure l’annuncio che gli sgorga dal cuore è di non smettere di sperare. Anzi. Di rovesciare la sorte, mettendo a fuoco le cause che sono all’origine del fenomeno. Come nasce il terrorismo? L’esclusione sociale, la povertà, l’ignoranza, lo sfruttamento indiscriminato della natura. «Vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l’edificazione di un ordine sociale giusto ed equo». In pratica servono nuovi modelli di sviluppo economico capaci di integrare e di fare crescere culturalmente i giovani. «Bisogna proteggere i ragazzi, investire su di essi e offrire loro una mano; è il modo migliore per assicurare un futuro degno della saggezza e dei valori spirituali cari ai loro anziani». E’ molto più di un patto generazionale. «Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento e di coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune deve essere un obiettivo primario» aggiunge Bergoglio. Al presidente Kenyatta, figlio del primo presidente della storia del Paese, considerato il padre della nazione e appartenente ad una delle famiglie più potenti e ricche, ha ricordato che bisogna ascoltare le aspirazioni dei giovani e progettare «una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali Dio ha benedetto il Kenya». I giornali locali sono stati molto colpiti dallo stile di Bergoglio. «Sta dando una lezione vitale di umiltà e modestia ai nostri governanti che vivono nel lusso» titolava il Nairobi News. Niente auto blindate né limousine. Anche stavolta una utilitaria, una Honda. Forse per non dare troppo nell’occhio. Chissà. Alla messa allo stadio, dove è attesa una folla oceanica (si ipotizza più di un milione di persone) è prevista una copertura totale per garantire il massimo della sicurezza. Naturalmente le incognite restano legate ai gruppi islamici degli Shabab. Nell’aprile scorso i terroristi sono riusciti a gettare nel dolore l’intero Paese uccidendo 147 studenti universitari nella città di Garissa. Ragazzi dai 18 ai 25 anni che frequentavano il college, ascoltavano la musica, andavano ai concerti. Son ostati abbattuti con un colpo in testa solo perché erano cristiani e non conoscevano il Corano. Una tragedia enorme. Bergoglio vorrebbe tanto andare a Garissa ma la città è troppo distante da Nairobi, circa 8 ore di auto. I martiri di Garissa saranno ricordati durante la messa. (Franca Giansoldati – Il Mattino)

Poco prima di scendere dall'aereo ha usato uno dei due flaconi spray antizanzara che gli sono stati regalati da una giornalista francese. Si è cosparso di vapore anti-insetto le mani e il volto ed è sceso dalla scaletta sorridendo. A Papa Francesco la malaria mette più spavento che non il terrorismo. Ci ha pure scherzato sopra durante il volo Roma-Nairobi. Tanto che a chi gli chiedeva se avesse timori per la sua sicurezza, ha tagliato corto: «Mi fanno più paura le zanzare». Il viaggio in Africa, di questi tempi, può essere davvero letto come un antidoto alla paura collettiva che dilaga ovunque dopo gli attentati di Parigi. Il ricordo di quei ragazzi dai volti radiosi morti mentre erano a mangiare un banale croissant in un bistrot o ad ascoltare un concerto è ancora troppo vivo nell'immaginario collettivo. La chiave che posseggono i terroristi per paralizzare le persone a qualsiasi latitudine esse vivano è la paura. Bergoglio lo ha detto chiaro e tondo davanti a migliaia e migliaia di persone che, a grappoli, per le strade della capitale, lo applaudivano o lo salutavano. «L'esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione che nascono dalla povertà e dalla frustrazione. In ultima analisi, la lotta contro questi nemici della pace e della prosperità deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici». La paura forse è il sentimento più forte e per Papa Francesco deve essere vinta, debellata, combattuta tendendo la mano al prossimo, sfoderando serenità, senza arrivare ad odiare chi semina il male. Nella prima tappa del viaggio antipaura che lo porterà anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana, Francesco ha voluto incoraggiare gli africani (ma non solo) a guardare avanti, ad andare ben oltre le nubi nere che si addensano all'orizzonte. Sono tempi cupi per tutti, Francesco non minimizza, eppure l'annuncio che gli sgorga dal cuore è di non smettere di sperare. Anzi. Di rovesciare la sorte, mettendo a fuoco le cause che sono all'origine del fenomeno. Come nasce il terrorismo? L'esclusione sociale, la povertà, l'ignoranza, lo sfruttamento indiscriminato della natura. «Vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l'edificazione di un ordine sociale giusto ed equo». In pratica servono nuovi modelli di sviluppo economico capaci di integrare e di fare crescere culturalmente i giovani. «Bisogna proteggere i ragazzi, investire su di essi e offrire loro una mano; è il modo migliore per assicurare un futuro degno della saggezza e dei valori spirituali cari ai loro anziani». E’ molto più di un patto generazionale. «Nell'opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento e di coesione e dell'integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri, il perseguimento del bene comune deve essere un obiettivo primario» aggiunge Bergoglio. Al presidente Kenyatta, figlio del primo presidente della storia del Paese, considerato il padre della nazione e appartenente ad una delle famiglie più potenti e ricche, ha ricordato che bisogna ascoltare le aspirazioni dei giovani e progettare «una giusta distribuzione delle risorse umane e naturali con le quali Dio ha benedetto il Kenya». I giornali locali sono stati molto colpiti dallo stile di Bergoglio. «Sta dando una lezione vitale di umiltà e modestia ai nostri governanti che vivono nel lusso» titolava il Nairobi News. Niente auto blindate né limousine. Anche stavolta una utilitaria, una Honda. Forse per non dare troppo nell'occhio. Chissà. Alla messa allo stadio, dove è attesa una folla oceanica (si ipotizza più di un milione di persone) è prevista una copertura totale per garantire il massimo della sicurezza. Naturalmente le incognite restano legate ai gruppi islamici degli Shabab. Nell'aprile scorso i terroristi sono riusciti a gettare nel dolore l'intero Paese uccidendo 147 studenti universitari nella città di Garissa. Ragazzi dai 18 ai 25 anni che frequentavano il college, ascoltavano la musica, andavano ai concerti. Son ostati abbattuti con un colpo in testa solo perché erano cristiani e non conoscevano il Corano. Una tragedia enorme. Bergoglio vorrebbe tanto andare a Garissa ma la città è troppo distante da Nairobi, circa 8 ore di auto. I martiri di Garissa saranno ricordati durante la messa. (Franca Giansoldati – Il Mattino)