Hollande alla Merkel: sull’Isis fate di più. E la Germania invia i soldati in Mali

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Il tempo della solidarietà incondizionata dopo gli attentati di Parigi è finito in fretta. E il presidente Francois Hollande ieri ha cambiato i toni proprio con chi, in genere, è il partner più affidabile della Francia: la Germania di Angela Merkel. «Auspico che la Germania si possa impegnare di più contro l’Isis», ha detto il presidente francese dopo l’incontro con la cancelliera tedesca. «Nessun Paese è al riparo da un’azione dell’Isis», ha aggiunto Hollande, a rimarcare la necessità di passare dal comune cordoglio alle azioni concrete. L’economista parigino Jean-Paul Fitoussi, in una intervista rilasciata pochi giorni dopo la strage di venerdì 13, aveva avvertito: «Parole, parole. Ci dicono siamo tutti francesi, tutti parigini, ma poi i soldati e gli aerei a combattere li mandiamo soltanto noi. Assurdo». Hollande non è stato così esplicito ma è chiaro che all’Eliseo c’è crescente irritazione. La Merkel un segnale lo ha dato: invierà 650 soldati tedeschi in Mali per «alleviare» il compito dei francesi. Ma in Siria, vero epicentro della crisi, la Germania non sembra avere intenzione di partecipare alla coalizione contro l’Isis. «Dobbiamo agire sul piano europeo – ha detto Hollande al fianco della Merkel dopo la cerimonia dell’omaggio alle vittime a place de la République – controllare gli spostamenti aerei, la vendita di armi, le frontiere esterne, sradicare il terrorismo. Dobbiamo prendere provvedimenti in Francia, in Germania, in Europa, agire sulla fonte, le cause e in particolare contro Daesh, in Siria e in Iraq». Daesh è il modo con il quale i francesi denominano l’Isis, una sigla che in arabo suona come dispregiativa. La maratona diplomatica di Hollande non sembra, quindi, aver dato tutti i risultati sperati. Lunedì scorso ha visto il premier britannico David Cameron a Parigi, martedì il presidente Barack Obama a Washington («con lui abbiamo concordato di intensificare i raid, coordinare gli sforzi per avere più informazioni sugli obiettivi», ha spiegato il capo dell’Eliseo). L’offensiva diplomatica proseguirà oggi a Parigi con il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, quindi la sera a Mosca da Vladimir Putin: di sicuro l’appuntamento più delicato vista la tensione con la Turchia dopo l’abbattimento del Sukhoi. Renzi, è noto, non ha intenzione di portare l’Italia in un conflitto diretto con l’Isis, che renderebbe il nostro paese più esposto al terrorismo di quanto già non sia per la presenza del Vaticano. Con Putin invece Hollande dovrà riuscire a spendere la moneta di un ammorbidimento della posizione francese sull’Ucraina in cambio di un’azione in Siria che combini l’uscita di scena del presidente in carica Bashar Assad (fondamentale per Parigi, negativa per Mosca) con l’annullamento militare del Califfato, che controlla un’area sia in Siria che in Iraq, con capitale Raqqa. Ieri Hollande ha ringraziato la cancelliera per l’annuncio di inviare uomini nel Mali ad «alleviare lo sforzo dei soldati francesi» ma – ha scandito il presidente francese – «spero che la Germania possa impegnarsi ancora di più contro Daesh in Siria e in Iraq, pur conoscendo – ha aggiunto – le regole che esistono in Germania sugli interventi all’estero. Si tratterebbe di un ottimo segnale nella lotta contro il terrorismo». In cambio Hollande ha leggermente modificato la posizione assunta in questi giorni da Parigi nei confronti del tema dei rifugiati, con la minaccia della chiusura delle frontiere, ventilata dal primo ministro Manuel Valls. «È nostro dovere accoglierli», ha ammesso Hollande con la Merkel, evitando l’equazione rifugiati=terroristi: «È possibile, e ne abbiamo avuto la prova, che dei terroristi possano utilizzare il cammino dei rifugiati, ma siamo sensibili, so quello che la Germania è stata capace di fare per accoglierli». «Non si vince con le parole, dobbiamo trovare una soluzione permanente», ha detto la cancelliera in modo da svicolare rispetto alle critiche, aggiungendo che gli attentati non erano «soltanto contro Parigi ma contro un modo di vita, contro l’Europa». E poi: «Saremo più forti del terrore, siamo al fianco della Francia, faremo tutto il possibile». Parole, appunto. Hollande sa che in questa sua ricerca di soluzioni per la coalizione, che sembra finita in un impasse, rischia la sua credibilità internazionale. La Germania continua a non parlare neppure di un intervento diretto con raid in Siria e la posizione di Berlino resta quella di privilegiare una soluzione politica. E Hollande – più morbido sui rifugiati per andare incontro alla Merkel – è anche un po’ più lontano dal suo premier, Valls, ieri durissimo davanti ai parlamentari: «L’Europa – aveva sottolineato – deve dire che non può accogliere così tanti migranti. E il controllo delle frontiere esterne è essenziale per il suo futuro. Altrimenti i popoli diranno “basta con l’Europa!”». Un tema toccato – con tutt’altri obiettivi – dal presidente italiano Sergio Mattarella, ieri a Strasburgo per la riunione solenne del Parlamento europeo: «L’Europa – ha detto nel suo primo discorso agli europarlamentari – vive un momento drammatico. Ne potrà uscire, ma solo con maggiore unità tra gli Stati. Tutto il mondo ha bisogno di una Europa unita, capace di scelte condivise in grado di combattere il terrorismo e le grandi sfide della modernità, a partire dall’emergenza migratoria. Guai a soluzioni – ha avvertito Mattarella – apparentemente semplici, che portano solo alla rinuncia di nostri diritti fondamentali». All’Eliseo però c’è il timore che i francesi dicano non solo «basta con l’Europa», ma «basta con i socialisti», visto che nei sondaggi sta rapidamente crescendo il Front National di Marine Le Pen. Ecco perché Hollande ha bisogno di risultati. Ora. (Marco Esposito – Il Mattino)

Il tempo della solidarietà incondizionata dopo gli attentati di Parigi è finito in fretta. E il presidente Francois Hollande ieri ha cambiato i toni proprio con chi, in genere, è il partner più affidabile della Francia: la Germania di Angela Merkel. «Auspico che la Germania si possa impegnare di più contro l'Isis», ha detto il presidente francese dopo l’incontro con la cancelliera tedesca. «Nessun Paese è al riparo da un'azione dell'Isis», ha aggiunto Hollande, a rimarcare la necessità di passare dal comune cordoglio alle azioni concrete. L’economista parigino Jean-Paul Fitoussi, in una intervista rilasciata pochi giorni dopo la strage di venerdì 13, aveva avvertito: «Parole, parole. Ci dicono siamo tutti francesi, tutti parigini, ma poi i soldati e gli aerei a combattere li mandiamo soltanto noi. Assurdo». Hollande non è stato così esplicito ma è chiaro che all’Eliseo c’è crescente irritazione. La Merkel un segnale lo ha dato: invierà 650 soldati tedeschi in Mali per «alleviare» il compito dei francesi. Ma in Siria, vero epicentro della crisi, la Germania non sembra avere intenzione di partecipare alla coalizione contro l’Isis. «Dobbiamo agire sul piano europeo – ha detto Hollande al fianco della Merkel dopo la cerimonia dell'omaggio alle vittime a place de la République – controllare gli spostamenti aerei, la vendita di armi, le frontiere esterne, sradicare il terrorismo. Dobbiamo prendere provvedimenti in Francia, in Germania, in Europa, agire sulla fonte, le cause e in particolare contro Daesh, in Siria e in Iraq». Daesh è il modo con il quale i francesi denominano l’Isis, una sigla che in arabo suona come dispregiativa. La maratona diplomatica di Hollande non sembra, quindi, aver dato tutti i risultati sperati. Lunedì scorso ha visto il premier britannico David Cameron a Parigi, martedì il presidente Barack Obama a Washington («con lui abbiamo concordato di intensificare i raid, coordinare gli sforzi per avere più informazioni sugli obiettivi», ha spiegato il capo dell'Eliseo). L'offensiva diplomatica proseguirà oggi a Parigi con il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, quindi la sera a Mosca da Vladimir Putin: di sicuro l'appuntamento più delicato vista la tensione con la Turchia dopo l'abbattimento del Sukhoi. Renzi, è noto, non ha intenzione di portare l’Italia in un conflitto diretto con l’Isis, che renderebbe il nostro paese più esposto al terrorismo di quanto già non sia per la presenza del Vaticano. Con Putin invece Hollande dovrà riuscire a spendere la moneta di un ammorbidimento della posizione francese sull’Ucraina in cambio di un’azione in Siria che combini l’uscita di scena del presidente in carica Bashar Assad (fondamentale per Parigi, negativa per Mosca) con l’annullamento militare del Califfato, che controlla un’area sia in Siria che in Iraq, con capitale Raqqa. Ieri Hollande ha ringraziato la cancelliera per l’annuncio di inviare uomini nel Mali ad «alleviare lo sforzo dei soldati francesi» ma – ha scandito il presidente francese – «spero che la Germania possa impegnarsi ancora di più contro Daesh in Siria e in Iraq, pur conoscendo – ha aggiunto – le regole che esistono in Germania sugli interventi all'estero. Si tratterebbe di un ottimo segnale nella lotta contro il terrorismo». In cambio Hollande ha leggermente modificato la posizione assunta in questi giorni da Parigi nei confronti del tema dei rifugiati, con la minaccia della chiusura delle frontiere, ventilata dal primo ministro Manuel Valls. «È nostro dovere accoglierli», ha ammesso Hollande con la Merkel, evitando l’equazione rifugiati=terroristi: «È possibile, e ne abbiamo avuto la prova, che dei terroristi possano utilizzare il cammino dei rifugiati, ma siamo sensibili, so quello che la Germania è stata capace di fare per accoglierli». «Non si vince con le parole, dobbiamo trovare una soluzione permanente», ha detto la cancelliera in modo da svicolare rispetto alle critiche, aggiungendo che gli attentati non erano «soltanto contro Parigi ma contro un modo di vita, contro l'Europa». E poi: «Saremo più forti del terrore, siamo al fianco della Francia, faremo tutto il possibile». Parole, appunto. Hollande sa che in questa sua ricerca di soluzioni per la coalizione, che sembra finita in un impasse, rischia la sua credibilità internazionale. La Germania continua a non parlare neppure di un intervento diretto con raid in Siria e la posizione di Berlino resta quella di privilegiare una soluzione politica. E Hollande – più morbido sui rifugiati per andare incontro alla Merkel – è anche un po' più lontano dal suo premier, Valls, ieri durissimo davanti ai parlamentari: «L'Europa – aveva sottolineato – deve dire che non può accogliere così tanti migranti. E il controllo delle frontiere esterne è essenziale per il suo futuro. Altrimenti i popoli diranno “basta con l'Europa!”». Un tema toccato – con tutt’altri obiettivi – dal presidente italiano Sergio Mattarella, ieri a Strasburgo per la riunione solenne del Parlamento europeo: «L'Europa – ha detto nel suo primo discorso agli europarlamentari – vive un momento drammatico. Ne potrà uscire, ma solo con maggiore unità tra gli Stati. Tutto il mondo ha bisogno di una Europa unita, capace di scelte condivise in grado di combattere il terrorismo e le grandi sfide della modernità, a partire dall'emergenza migratoria. Guai a soluzioni – ha avvertito Mattarella – apparentemente semplici, che portano solo alla rinuncia di nostri diritti fondamentali». All’Eliseo però c’è il timore che i francesi dicano non solo «basta con l’Europa», ma «basta con i socialisti», visto che nei sondaggi sta rapidamente crescendo il Front National di Marine Le Pen. Ecco perché Hollande ha bisogno di risultati. Ora. (Marco Esposito – Il Mattino)