La portaerei De Gaulle in azione, raid aerei sulle basi del Califfato. Ventisei i bombardieri schierati

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Fuoco incrociato sull’Isis. Le maggiori potenze mondiali si stanno impegnando ad alzare il tiro nella lotta contro l’insediamento delle truppe jihadiste in Siria e in Iraq, preoccupate dagli attacchi terroristici ispirati dagli appelli del sedicente Stato Islamico. Ieri mattina il premier inglese David Cameron ha rivelato durante una visita a Parigi che ha intenzione di chiedere al suo parlamento un mandato più ampio per le operazioni siriane. Non è la prima volta che il leader del partito conservatore chiede una simile autorizzazione e in passato il suo appello è caduto nel vuoto della risposta dei laburisti di Jeremy Corbin. Ma la sequenza degli attentati nel cielo del Sinai e poi a Beirut, a Parigi e in Mali negli ultimi giorni sta cambiando in fretta gli equilibri politici e l’esito del dibattito al Westmister Palace questa volta è meno che scontato. Gli inglesi non hanno in ogni caso molti mezzi militari da impegnare nella campagna, visto lo schieramento dell’Air Force in Iraq. Nel frattempo come segno di buona volontà Cameron, che ha definito ieri l’Isis «un culto diabolico della morte», ha offerto all’aviazione francese l’uso della base britannica a Cipro, l’avamposto del Mediterraneo più vicino alla costa siriana. L’incontro con il premier britannico è servito a François Hollande a rilanciare la strategia militare francese, che ieri ha fatto segnare un passo in avanti con l’arrivo della portaerei De Gaulle nel Mediterraneo orientale. I Rafale trasportati dalla nave da guerra hanno iniziato ad attaccare le postazioni nemiche a Ramadi e a Mosul in Iraq, secondo quanto ha rivelato il Capo di Stato Maggiore Pierre de Viliers nel profilo Twitter appena inaugurato dall’esercito francese. I 26 bombardieri della De Gaulle si aggiungono agli altri 12 (6 Mirage, 6 Rafale), già dislocati in Giordania e negli Emirati, a sostegno della missione Usa. Hollande cercherà nel corso di una settimana di frenetici spostamenti di sciogliere gli altri nodi che finora hanno rallentato l’azione alleata contro il califfato. Oggi sarà a Washington per registrare se gli avvenimenti più recenti hanno spostato la determinazione di Barack Obama, che al G20 di Antalya aveva rifiutato di rinforzare la presenza dei marines nei territori di battaglia. I due parleranno certamente del ruolo che la Russia ha nella coalizione, dopo il rifiuto degli americani di coordinare con Mosca l’azione militare e il premier francese avrà modo di riferire la conversazione direttamente a Vladimir Putin, che vedrà giovedì dopo una sosta in Germania per consultarsi con Angela Merkel. Ieri il quotidiano kwaitiano al-Rai scriveva che un satellite americano avrebbe ripreso immagini di carri armati russi schierati in Siria nelle città di Idlib e di Latakia a supporto delle truppe governative di Bashar al Assad contro le milizie dei gruppi che si sono ribellati al regime. Se la notizia fosse vera segnerebbe una svolta fondamentale: la presenza di militari russi era stata segnalata già a settembre ma smentita da Mosca. Putin ieri era a Teheran in visita all’Ayatollah Khamenei. I due leader hanno ribadito che Washington non può imporre il suo volere politico alla Siria, né approfittare della rinnovata tensione per riesumare il fallito tentativo di rovesciare Assad. (Flavio Pompetti – Il Mattino) 

Fuoco incrociato sull'Isis. Le maggiori potenze mondiali si stanno impegnando ad alzare il tiro nella lotta contro l'insediamento delle truppe jihadiste in Siria e in Iraq, preoccupate dagli attacchi terroristici ispirati dagli appelli del sedicente Stato Islamico. Ieri mattina il premier inglese David Cameron ha rivelato durante una visita a Parigi che ha intenzione di chiedere al suo parlamento un mandato più ampio per le operazioni siriane. Non è la prima volta che il leader del partito conservatore chiede una simile autorizzazione e in passato il suo appello è caduto nel vuoto della risposta dei laburisti di Jeremy Corbin. Ma la sequenza degli attentati nel cielo del Sinai e poi a Beirut, a Parigi e in Mali negli ultimi giorni sta cambiando in fretta gli equilibri politici e l'esito del dibattito al Westmister Palace questa volta è meno che scontato. Gli inglesi non hanno in ogni caso molti mezzi militari da impegnare nella campagna, visto lo schieramento dell’Air Force in Iraq. Nel frattempo come segno di buona volontà Cameron, che ha definito ieri l'Isis «un culto diabolico della morte», ha offerto all'aviazione francese l'uso della base britannica a Cipro, l'avamposto del Mediterraneo più vicino alla costa siriana. L'incontro con il premier britannico è servito a François Hollande a rilanciare la strategia militare francese, che ieri ha fatto segnare un passo in avanti con l'arrivo della portaerei De Gaulle nel Mediterraneo orientale. I Rafale trasportati dalla nave da guerra hanno iniziato ad attaccare le postazioni nemiche a Ramadi e a Mosul in Iraq, secondo quanto ha rivelato il Capo di Stato Maggiore Pierre de Viliers nel profilo Twitter appena inaugurato dall'esercito francese. I 26 bombardieri della De Gaulle si aggiungono agli altri 12 (6 Mirage, 6 Rafale), già dislocati in Giordania e negli Emirati, a sostegno della missione Usa. Hollande cercherà nel corso di una settimana di frenetici spostamenti di sciogliere gli altri nodi che finora hanno rallentato l'azione alleata contro il califfato. Oggi sarà a Washington per registrare se gli avvenimenti più recenti hanno spostato la determinazione di Barack Obama, che al G20 di Antalya aveva rifiutato di rinforzare la presenza dei marines nei territori di battaglia. I due parleranno certamente del ruolo che la Russia ha nella coalizione, dopo il rifiuto degli americani di coordinare con Mosca l'azione militare e il premier francese avrà modo di riferire la conversazione direttamente a Vladimir Putin, che vedrà giovedì dopo una sosta in Germania per consultarsi con Angela Merkel. Ieri il quotidiano kwaitiano al-Rai scriveva che un satellite americano avrebbe ripreso immagini di carri armati russi schierati in Siria nelle città di Idlib e di Latakia a supporto delle truppe governative di Bashar al Assad contro le milizie dei gruppi che si sono ribellati al regime. Se la notizia fosse vera segnerebbe una svolta fondamentale: la presenza di militari russi era stata segnalata già a settembre ma smentita da Mosca. Putin ieri era a Teheran in visita all'Ayatollah Khamenei. I due leader hanno ribadito che Washington non può imporre il suo volere politico alla Siria, né approfittare della rinnovata tensione per riesumare il fallito tentativo di rovesciare Assad. (Flavio Pompetti – Il Mattino)