Reina il miglior portiere d’Europa

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Il portiere del Napoli imbattuto da 467 minuti, solo due gol presi nelle ultime 10 giornate Il «muro» è in quell’uomo che ha il fisico, la testa, l’autorevolezza, il carisma, la leadership, qualcosa che va (persino) al di là dei contenuti tecnici, che diviene fascinosa conquista della folla: e da quel microcosmo ch’è l’area di rigore, manco fosse partorito da un fluido magico, si materializza l’«eroe». Il «muro» è un gigante che sa come si fa, quando si fa, come si fa a starsene là, padrone del tempo e del destino (il proprio, quello altrui), che s’è sistemato al centro d’un universo tinteggiato d’azzurro che in lui rivede il totem. Il «muro» – e lo direbbero i numeri – è la garanzia di serenità, di solidità, quasi uno scudo che (il) Napoli sente tra sé e gli avversari, in questa corsa ad oltranza per vivere un sogno, per portarselo a spasso, magari sulle spalle di Pepe Reina, ch’è assai più di un portiere.

INSUPERABILE. La storia è nei fatti, nei 467 minuti vissuti sprezzante d’ogni pericolo, nel controllo di situazioni mai (concretamente) scabrose, forse pure grazie all’istinto di chi sa domare le fiamme: 18 ottobre, mica ieri, e genericamente lunedì prossimo, sarebbero (saranno) trentatré giorni vissuti senza colpo subire, lasciando a Kalinic, alla sua elegante intraprendenza, la possibilità di gustarsi l’abbattimento di quel muro. Poi, nient’altro da registrare, forse persino neppure uno scossone: Chievo, Palermo, Genoa, Udinese e Verona affrontate a petto in fuori, afferrando con le mani nude qualsiasi (pallido) tentativo.

PRIMATISTA. Oltre Reina c’è il nulla, perché intanto (da un week-end all’altro), si sono aggiornate le statistiche, è stata «cancellata» la concorrenza e sono stati «ammorbiditi» Neuer e De Gea, ai quali è bastato vincere però lasciandosi la propria imbattibilità. Il Napoli è un bunker, avanza come una corazzata, segna e straripa, però sa di poterselo permettere, d’avere qualche metro più in là una difesa che regge, che è stata capace di resistere anche alla Lazio, al Carpi e al Milan, fronteggiando «Grandi» e «Piccine» e mostrando la sua trasversale integrità.

IN EUROPA. Due reti nelle ultime dieci giornate (e però sei nelle prime tre) e soltanto una nelle quattro apparizioni d’Europa League, la vetrina nella quale la «forbice» s’allarga, perché ad un attacco atomico (sedici gol fatti) dà sostegno tangibile quella barriera umana che è stata «beffata» soltanto da Pusic del Midtjylland, a partita largamente conquistata, dunque in un momento di comprensibile rilassamento psicologico.

STRETTA DI MANI. Ma il calcio va di fretta e mentre Napoli-Inter sta per cominciare sistema uno di fronte all’altro (però ad un centinaio di metri di distanza) le mani più rassicuranti (statisticamente) della serie A, quel concentrato di muscoli e di spregiudicatezza che viene espresso dalla sfida tra Reina e Handanovic. Ma il «Pepe», al San Paolo, è in quella barriera (in)visibile che il Napoli innalzerà a difesa di se stesso e pure d’un primato che nel suo piccolo ha un valore: perché De Gea, al Manchester United, quest’anno è arrivato a 500 minuti esatti, prima di doversi piegare al «nemico». E’ un record teoricamente effimero, che però da consistenza alle favole, e che Reina può (vuole) prendersi standosene «almeno» altri trentatré minuti nel proprio stato di grazia. Perché talvolta il miglior attacco è nella (legittima) difesa. fonte:corrieredellosport

Il portiere del Napoli imbattuto da 467 minuti, solo due gol presi nelle ultime 10 giornate Il «muro» è in quell’uomo che ha il fisico, la testa, l’autorevolezza, il carisma, la leadership, qualcosa che va (persino) al di là dei contenuti tecnici, che diviene fascinosa conquista della folla: e da quel microcosmo ch’è l’area di rigore, manco fosse partorito da un fluido magico, si materializza l’«eroe». Il «muro» è un gigante che sa come si fa, quando si fa, come si fa a starsene là, padrone del tempo e del destino (il proprio, quello altrui), che s’è sistemato al centro d’un universo tinteggiato d’azzurro che in lui rivede il totem. Il «muro» – e lo direbbero i numeri – è la garanzia di serenità, di solidità, quasi uno scudo che (il) Napoli sente tra sé e gli avversari, in questa corsa ad oltranza per vivere un sogno, per portarselo a spasso, magari sulle spalle di Pepe Reina, ch’è assai più di un portiere.

INSUPERABILE. La storia è nei fatti, nei 467 minuti vissuti sprezzante d’ogni pericolo, nel controllo di situazioni mai (concretamente) scabrose, forse pure grazie all’istinto di chi sa domare le fiamme: 18 ottobre, mica ieri, e genericamente lunedì prossimo, sarebbero (saranno) trentatré giorni vissuti senza colpo subire, lasciando a Kalinic, alla sua elegante intraprendenza, la possibilità di gustarsi l’abbattimento di quel muro. Poi, nient’altro da registrare, forse persino neppure uno scossone: Chievo, Palermo, Genoa, Udinese e Verona affrontate a petto in fuori, afferrando con le mani nude qualsiasi (pallido) tentativo.

PRIMATISTA. Oltre Reina c’è il nulla, perché intanto (da un week-end all’altro), si sono aggiornate le statistiche, è stata «cancellata» la concorrenza e sono stati «ammorbiditi» Neuer e De Gea, ai quali è bastato vincere però lasciandosi la propria imbattibilità. Il Napoli è un bunker, avanza come una corazzata, segna e straripa, però sa di poterselo permettere, d’avere qualche metro più in là una difesa che regge, che è stata capace di resistere anche alla Lazio, al Carpi e al Milan, fronteggiando «Grandi» e «Piccine» e mostrando la sua trasversale integrità.

IN EUROPA. Due reti nelle ultime dieci giornate (e però sei nelle prime tre) e soltanto una nelle quattro apparizioni d’Europa League, la vetrina nella quale la «forbice» s’allarga, perché ad un attacco atomico (sedici gol fatti) dà sostegno tangibile quella barriera umana che è stata «beffata» soltanto da Pusic del Midtjylland, a partita largamente conquistata, dunque in un momento di comprensibile rilassamento psicologico.

STRETTA DI MANI. Ma il calcio va di fretta e mentre Napoli-Inter sta per cominciare sistema uno di fronte all’altro (però ad un centinaio di metri di distanza) le mani più rassicuranti (statisticamente) della serie A, quel concentrato di muscoli e di spregiudicatezza che viene espresso dalla sfida tra Reina e Handanovic. Ma il «Pepe», al San Paolo, è in quella barriera (in)visibile che il Napoli innalzerà a difesa di se stesso e pure d’un primato che nel suo piccolo ha un valore: perché De Gea, al Manchester United, quest’anno è arrivato a 500 minuti esatti, prima di doversi piegare al «nemico». E’ un record teoricamente effimero, che però da consistenza alle favole, e che Reina può (vuole) prendersi standosene «almeno» altri trentatré minuti nel proprio stato di grazia. Perché talvolta il miglior attacco è nella (legittima) difesa. fonte:corrieredellosport