Londra: in Siria attacchi aerei prima di Natale. Cameron prepara dossier per le Camere. Obama: Isis banda di assassini

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Prima di Natale. Potrebbe essere questa la data entro la quale il Regno Unito inizierà gli attacchi aerei contro la Siria insieme alla Francia. Lo ha preannunciato il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, parlando alla BBC in vista di una settimana che si annuncia cruciale per il dibattito britannico in materia di lotta a Isis. Il primo ministro David Cameron sta preparando una proposta da presentare al Parlamento, ma ha fatto sapere che non sottoporrà la questione al voto delle Camere se non sarà certo di avere una maggioranza per evitare di ripetere l’umiliazione del 2013 e soprattutto per non mandare all’Isis un messaggio di confusione e mancanza di unità. Su questa linea il presidente americano Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti e gli alleati internazionali «non demorderanno» nella lotta contro il cosiddetto Stato Islamico e non accetteranno «l’idea che gli assalti terroristici ai ristoranti e ai teatri e agli alberghi siano la nuova norma, o che siamo impotenti a fermarli». Isis, per Obama, non è altro che «una banda di assassini bravi sui social media». Parlando dalla Malesia, al termine di un lungo viaggio in Turchia e in Asia, il presidente statunitense ha poi sottolineato che il presidente russo Vladimir Putin deve «andare a cercare quelli che hanno ucciso cittadini russi», ma ha anche invitato Mosca a fare un «aggiustamento strategico» e a lasciar perdere il sostegno al presidente siriano Basharal-Assad, che non basterà a tenerlo al potere. David Cameron oggi sarà a Parigi per incontrare il suo omologo francese François Hollande prima che quest’ultimo vada a Washington per parlare con Obama nel giorno in cui sarà operativa la portaerei francese Charles de Gaulle, che permetterà al paese di triplicare la sua «force de frappe» aerea in Siria. Con 2000 persone a bordo e il sostegno costante di una fregata aerea, di una fregata sottomarina, di una petroliera da rifornimento e di un sottomarino nucleare d’attacco, la Charles de Gaulle è il fiore all’occhiello della marina francese: contiene 40 aerei da combattimento che permettono di portare a termine 100 raid al giorno. Il primo ministro britannico per ora deve vedersela con un Parlamento ancora indeciso se procedere o meno agli attacchi aerei sulla Siria e sta preparando un rapporto contenente una «strategia a tutto campo» che includa azioni militari, antiterrorismo ma anche umanitarie. Dovrebbe essere presentato già giovedì, con l’obiettivo di lasciare qualche settimana – circa tre – ai partiti per decidere come porsi. Il leader dell’opposizione, Jeremy Corbyn, strenuamente contrario all’intervento, ha annunciato che non intende lasciare libertà di voto sul tema ma ha già incassato il disaccordo di due politici a lui vicini come il cancelliere ombra dello Scacchiere, John McDonnell, e Diane Abbott, secondo cui bisogna invece permettere ai deputati di scegliere. Tanto più dopo la risoluzione delle Nazioni Unite che chiede ai governi di prendere «tutte le misure necessarie», passaggio in grado di convincere molti scettici, anche all’interno dello stesso partito conservatore. (Cristina Marconi – Il Mattino)

Prima di Natale. Potrebbe essere questa la data entro la quale il Regno Unito inizierà gli attacchi aerei contro la Siria insieme alla Francia. Lo ha preannunciato il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, parlando alla BBC in vista di una settimana che si annuncia cruciale per il dibattito britannico in materia di lotta a Isis. Il primo ministro David Cameron sta preparando una proposta da presentare al Parlamento, ma ha fatto sapere che non sottoporrà la questione al voto delle Camere se non sarà certo di avere una maggioranza per evitare di ripetere l'umiliazione del 2013 e soprattutto per non mandare all’Isis un messaggio di confusione e mancanza di unità. Su questa linea il presidente americano Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti e gli alleati internazionali «non demorderanno» nella lotta contro il cosiddetto Stato Islamico e non accetteranno «l'idea che gli assalti terroristici ai ristoranti e ai teatri e agli alberghi siano la nuova norma, o che siamo impotenti a fermarli». Isis, per Obama, non è altro che «una banda di assassini bravi sui social media». Parlando dalla Malesia, al termine di un lungo viaggio in Turchia e in Asia, il presidente statunitense ha poi sottolineato che il presidente russo Vladimir Putin deve «andare a cercare quelli che hanno ucciso cittadini russi», ma ha anche invitato Mosca a fare un «aggiustamento strategico» e a lasciar perdere il sostegno al presidente siriano Basharal-Assad, che non basterà a tenerlo al potere. David Cameron oggi sarà a Parigi per incontrare il suo omologo francese François Hollande prima che quest'ultimo vada a Washington per parlare con Obama nel giorno in cui sarà operativa la portaerei francese Charles de Gaulle, che permetterà al paese di triplicare la sua «force de frappe» aerea in Siria. Con 2000 persone a bordo e il sostegno costante di una fregata aerea, di una fregata sottomarina, di una petroliera da rifornimento e di un sottomarino nucleare d'attacco, la Charles de Gaulle è il fiore all'occhiello della marina francese: contiene 40 aerei da combattimento che permettono di portare a termine 100 raid al giorno. Il primo ministro britannico per ora deve vedersela con un Parlamento ancora indeciso se procedere o meno agli attacchi aerei sulla Siria e sta preparando un rapporto contenente una «strategia a tutto campo» che includa azioni militari, antiterrorismo ma anche umanitarie. Dovrebbe essere presentato già giovedì, con l'obiettivo di lasciare qualche settimana – circa tre – ai partiti per decidere come porsi. Il leader dell'opposizione, Jeremy Corbyn, strenuamente contrario all'intervento, ha annunciato che non intende lasciare libertà di voto sul tema ma ha già incassato il disaccordo di due politici a lui vicini come il cancelliere ombra dello Scacchiere, John McDonnell, e Diane Abbott, secondo cui bisogna invece permettere ai deputati di scegliere. Tanto più dopo la risoluzione delle Nazioni Unite che chiede ai governi di prendere «tutte le misure necessarie», passaggio in grado di convincere molti scettici, anche all'interno dello stesso partito conservatore. (Cristina Marconi – Il Mattino)