La prudenza di Renzi e Pinotti: in campo ma senza utilizzare mai la parola conflitto

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«Bisogna essere equilibrati e avere buon senso. Certo devi mettere in conto tutti i tipi di intervento, ma la sfida la vinci se riesci a vincere la sfida educativa, non semplicemente con le azioni militari». Le emozioni le mette da parte. La lotta al terrore del Daesh per Matteo Renzi si fa con la testa fredda e le guance asciutte. La linea italiana il presidente del Consiglio la ribadisce nel corso della presentazione di un’iniziativa de La Stampa. «Nulla può essere escluso» sostiene il premier ribadendo quanto già detto a margine del G20 di Antalya durante il quale c’è stata una tale girandola di incontri da sovvertire ogni protocollo e agenda. Il sostegno alla Francia, ribadisce il presidente del Consiglio, è fuori discussione ma «io non utilizzo la parola “guerra”. È evidente che l’agguato a Parigi è strutturalmente militare ed è evidente che sono state numerose le vicende nell’arco di dieci mesi. Capisco chi la chiama “guerra” io la chiamo aggressione. È una gigantesca aggressione all’idea stessa della nostra identità». «Non siamo prudenti – precisa – stiamo ricordando il nostro ruolo storico. Ci vuole determinazione nella lotta al terrorismo ma sappiamo che certe reazioni rischiano di provocare delle Libie-bis e non possiamo permettercelo». La cautela del presidente del Consiglio la sostanzia ancora meglio il ministro della Difesa Roberta Pinotti che, al termine del Consiglio di Difesa convocato a Bruxelles, si dice pronta ad «escludere un intervento in Siria. Non escludo – continua – il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando» perché «mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750». Estrema cautela, quindi, per evitare – come sostiene Renzi – ogni «superficialità» anche se «la vicenda di Parigi ha scosso tutti. Un evento del genere ti segna in profondità. E in Italia non c’è stato un solo salotto in cui non se ne sia parlato. Ci ha colpito nel senso profondo della tranquillità». Il presidente del Consiglio si mostra cauto anche sul fronte interno anche se ridicolizza alcune proposte delle opposizioni: «Nessuno di noi può prendersi il lusso di dire “tranquilli non c’è problema”. Chi lo dice vive su Marte. In tutto il mondo i terroristi hanno colpito», sostiene Renzi prima di elencare la serie di attentati compiuti dal califfato negli ultimi mesi. «Noi sappiamo – spiega – che nessuno può pensare di essere immune dal pericolo terrorismo» ed è per questo che «stiamo facendo la nostra parte per cioè che riguarda le forze dell’ordine. Abbiamo un sistema che deve essere rafforzato anche nell’incrocio delle banche dati». Poi l’affondo contro la Lega: «Quanti hanno detto in queste ore: chiudere le frontiere? Se lo fai è per tenerli dentro perché gli assassini nella maggioranza dei casi sono nati in Europa, hanno studiato qui, hanno giocato a calcio con i nostri figli. La minaccia viene da dentro». (Marco Conti – Il Mattino) 

«Bisogna essere equilibrati e avere buon senso. Certo devi mettere in conto tutti i tipi di intervento, ma la sfida la vinci se riesci a vincere la sfida educativa, non semplicemente con le azioni militari». Le emozioni le mette da parte. La lotta al terrore del Daesh per Matteo Renzi si fa con la testa fredda e le guance asciutte. La linea italiana il presidente del Consiglio la ribadisce nel corso della presentazione di un’iniziativa de La Stampa. «Nulla può essere escluso» sostiene il premier ribadendo quanto già detto a margine del G20 di Antalya durante il quale c'è stata una tale girandola di incontri da sovvertire ogni protocollo e agenda. Il sostegno alla Francia, ribadisce il presidente del Consiglio, è fuori discussione ma «io non utilizzo la parola “guerra”. È evidente che l'agguato a Parigi è strutturalmente militare ed è evidente che sono state numerose le vicende nell'arco di dieci mesi. Capisco chi la chiama “guerra” io la chiamo aggressione. È una gigantesca aggressione all'idea stessa della nostra identità». «Non siamo prudenti – precisa – stiamo ricordando il nostro ruolo storico. Ci vuole determinazione nella lotta al terrorismo ma sappiamo che certe reazioni rischiano di provocare delle Libie-bis e non possiamo permettercelo». La cautela del presidente del Consiglio la sostanzia ancora meglio il ministro della Difesa Roberta Pinotti che, al termine del Consiglio di Difesa convocato a Bruxelles, si dice pronta ad «escludere un intervento in Siria. Non escludo – continua – il rafforzamento dell'intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando» perché «mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750». Estrema cautela, quindi, per evitare – come sostiene Renzi – ogni «superficialità» anche se «la vicenda di Parigi ha scosso tutti. Un evento del genere ti segna in profondità. E in Italia non c'è stato un solo salotto in cui non se ne sia parlato. Ci ha colpito nel senso profondo della tranquillità». Il presidente del Consiglio si mostra cauto anche sul fronte interno anche se ridicolizza alcune proposte delle opposizioni: «Nessuno di noi può prendersi il lusso di dire “tranquilli non c'è problema”. Chi lo dice vive su Marte. In tutto il mondo i terroristi hanno colpito», sostiene Renzi prima di elencare la serie di attentati compiuti dal califfato negli ultimi mesi. «Noi sappiamo – spiega – che nessuno può pensare di essere immune dal pericolo terrorismo» ed è per questo che «stiamo facendo la nostra parte per cioè che riguarda le forze dell'ordine. Abbiamo un sistema che deve essere rafforzato anche nell'incrocio delle banche dati». Poi l'affondo contro la Lega: «Quanti hanno detto in queste ore: chiudere le frontiere? Se lo fai è per tenerli dentro perché gli assassini nella maggioranza dei casi sono nati in Europa, hanno studiato qui, hanno giocato a calcio con i nostri figli. La minaccia viene da dentro». (Marco Conti – Il Mattino)