Costiera amalfitana. A 9 giorni dalla tragedia di Atrani

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L’opera dei volontari e innanzitutto degli Atranesi è stata frenetica. Una gara a rialzarsi, già subito dopo essere stati colpiti dal disastro. Nella prima ora e mezza sono stati i volontari locali e degli altri centri costieri a fornire i soccorsi per liberare la ragazza che si riteneva si trovasse nella prima camera del Bar La Risacca, quella immediatamente colpita dalla valanga d’acqua deviata dalle auto che facevano tappo all’arcata d’accesso alla piazza. Dopo poco due mezzi della Protezione civile locale, venuti in soccorso da Agerola, sono riusciti a liberare l’arco. Alla terza ora è un affollamento di uomini e soccorsi, dalla Protezione civile regionale, alla Croce Rossa, alla Protezione civile territoriale, ai Vigili del fuoco. Tutto un andirivieni, con poco coordinamento. Tutto cambia il giorno dopo. Si cerca di coordinare soccorsi e volontari. Dopo qualche giorno arrivano tutti: Provincia, Regione, compresa l’Autorità di bacino, De Bernardinis della Protezione Civile nazionale. Ad Amalfi si riunisce il Consiglio comunale per dichiarare lo stato di calamità naturale. il Sindaco Carrano dà la parola all’Assessorre regionale Cosenza, a Sorvino dell’Autorità di Bacino ed alla vicepresidente della Provincia di Salerno. La minoranza affonda un atto di accusa verso gli organi regionali e la cattiva politica. Protezione civile locale, monitoraggio e controllo dell’alveo sono rimasti lettera morta per anni, dopo le proteste e le preoccupazioni che gli atranesi hanno fatto negli anni a tutti. A quattro giorni interviene anche il Comitato “SOS torrente Dragone” con un’iniziativa popolare, convocata all’esterno dell’area operativa, in un piazzale antistante il Comune. Oltre 100 persone si riuniscono per chiedere a gran voce la sicurezza dell’abitato. “Atrani viene prima di tutto, non tollereremo più alcuna sottovalutazione…”. Chiedono un piano di protezione civile locale, con attrezzature e mezzi quali pluviometri e sensori, misuratori di livelli per tenere sotto controllo il torrente e per dare l’allerta in caso di pericolo. Si mette agli atti del Comune una richiesta di incontro pubblico, per sapere e poter essere ascoltati. “Le conseguenze di ciò che si deciderà oggi, resteranno per generazioni, forse a vita”, dice Rosario Dipino per il Comitato. Si mobilita l’Arcidiocesi con la Caritas e la Parrocchia di Atrani. Interviene il Vescovo e Don Pasquale Imperato per una preghiera collettiva e per i soccorsi soprattutto verso gli anziani. I ragazzi del posto costituiscono un Gruppo di volontari con l’intento di imbiancare i muri del paese, la piazza e i vicoli coperti dal fango. Ci riescono in qualche giorno aiutati da tutti. Atrani ricomincia a vivere. Il fiato è ancora sospeso per Francesca, “perché si trovi… dovunque sia, perché la sua vita ci porti l’insegnamento e ci ricordi sempre quello che è successo… per non sottovalutare più”. È tempo di pensare alla ricostruzione, valutare bene per i lavori. Dalla prima emergenza ai lavori di somma urgenza alle opere lungo l’alveo, soprattutto in Comune di Scala di mitigazione del rischio, alla organizzazione della sicurezza con la Protezione civile locale (volontari e mezzi). Si preannuncia un forte dibattito sulla questione delle auto o meno parcheggiate sulla strada che è l’area tombata del torrente, la cui sezione di imbocco è stata già dichiarata insufficiente dalla Regione per il rischio colata. È tutto dire. Per il Comitato è da valutare attentamente lo scoperchiamento e dello stesso avviso è lo scienziato Ortolani del CNR (?). Resta il problema urbanistico o un nuovo approccio al recupero dell’antico insediamento di Atrani, più a misura dell’uomo e di un’economia nuova di tipo turistico. Rosario Dipino

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