Aldo Masullo alla Galleria Il Catalogo per Mark Kostabi

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Inaugurata la personale dell’artista americano, promossa da Lelio Schiavone e Antonio Adiletta con ospite a sorpresa il grande filosofo

 

Il linguaggio originale ed inconfondibile,  di Mark Kostabi in cui unisce, secondo una matrice tipicamente post-moderna, suggestioni assai diverse, tra cui soprattutto l’atmosfera onirica di gusto surrealista e la lezione della Pop Art americana, ha mosso da Napoli il magister Aldo Masullo, che ha partecipato al vernissage della esposizione inaugurata sabato alla galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta.  L’arte deve essere spinta al di là dei confini che la tiene separata dalla vita quotidiana, deve invadere l’intero arco della vita individuale e collettiva, per poter curare lo spirito e la società stessa dal nulla ha sempre affermato il filosofo napoletano. L’esposizione, in essere sino al 6 gennaio, offre un saggio quasi completo della complessa poetica di Mark Kostabi, composta da un ricco universo di figure simboliche, “esseri sociali” o “automi”, senza lineamenti fisionomici, senza voce, dal sesso spesso indeterminabile. Figure ibride, tecnologizzate, occupate in un’ampia gamma di attività umane dall’evidente carattere metaforico che vanno dall’intimità fisica dei rituali dell’amore, alla rappresentazione in molti casi disumanizzante del mondo del lavoro, alle scene della quotidianità della vita sociale, come quelle che si svolgono in caffè e locali dall’atmosfera spesso malinconica, fino ad arrivare alla raffigurazione di attività più spirituali, come la solitaria ed assorta contemplazione. Queste indeterminate figure, che assumono spesso le sembianze inquietanti di manichini senza volto, rappresentano l’umanità nella sua essenza e nella sua disperazione, che Kostabi riesce a rendere lucidamente attraverso un magistrale equilibrio di ironia e di critica sociale. (o.c.)

 

 

 

Inaugurata la personale dell'artista americano, promossa da Lelio Schiavone e Antonio Adiletta con ospite a sorpresa il grande filosofo

 

Il linguaggio originale ed inconfondibile,  di Mark Kostabi in cui unisce, secondo una matrice tipicamente post-moderna, suggestioni assai diverse, tra cui soprattutto l'atmosfera onirica di gusto surrealista e la lezione della Pop Art americana, ha mosso da Napoli il magister Aldo Masullo, che ha partecipato al vernissage della esposizione inaugurata sabato alla galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta.  L’arte deve essere spinta al di là dei confini che la tiene separata dalla vita quotidiana, deve invadere l’intero arco della vita individuale e collettiva, per poter curare lo spirito e la società stessa dal nulla ha sempre affermato il filosofo napoletano. L’esposizione, in essere sino al 6 gennaio, offre un saggio quasi completo della complessa poetica di Mark Kostabi, composta da un ricco universo di figure simboliche, “esseri sociali” o “automi”, senza lineamenti fisionomici, senza voce, dal sesso spesso indeterminabile. Figure ibride, tecnologizzate, occupate in un’ampia gamma di attività umane dall’evidente carattere metaforico che vanno dall’intimità fisica dei rituali dell’amore, alla rappresentazione in molti casi disumanizzante del mondo del lavoro, alle scene della quotidianità della vita sociale, come quelle che si svolgono in caffè e locali dall’atmosfera spesso malinconica, fino ad arrivare alla raffigurazione di attività più spirituali, come la solitaria ed assorta contemplazione. Queste indeterminate figure, che assumono spesso le sembianze inquietanti di manichini senza volto, rappresentano l’umanità nella sua essenza e nella sua disperazione, che Kostabi riesce a rendere lucidamente attraverso un magistrale equilibrio di ironia e di critica sociale. (o.c.)