Il nuovo video dell’Isis: «Colpiremo al cuore anche l’America, Washington»

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Dopo l’assalto sanguinoso, l’Isis rilancia la strategia dell’attenzione sfruttando le paure e le reazioni del nemico. Con un nuovo video di propaganda il movimento minaccia i Paesi che partecipano ai raid in Siria: «Avrete una giornata come quella della Francia e, come abbiamo colpito la Francia al cuore, a Parigi, allora noi giuriamo che colpiremo l’America al cuore, Washington. Stiamo arrivando, con trappole ed esplosivi, con cinture esplosive e pistole silenziatori, e non sarete in grado di fermarci». Dalla capitale americana hanno risposto che non vi sono allarmi specifici mentre il Pentagono ha annunciato un aumento della cooperazione con la Francia, una condivisione di dati per contrastare la minaccia e agire in comune con le incursioni aeree. La retorica Isis non è comunque presa sotto gamba. La Cia ha avvertito che c’è il rischio concreto di altri attacchi. Nell’analisi del suo direttore, John Brennan, l’operazione francese si inserisce in un’offensiva preparata da mesi con l’intenzione di allargare il fronte. Le indagini in Europa e l’attività di intelligence hanno permesso di rilevare alcuni aspetti chiave. E’ possibile che l’Isis abbia incaricato alcuni dei militanti europei, con buoni contatti e agganci ancora attivi nei rispettivi Paesi, di attivare cellule o complici «in sonno». Magari qualcuno che è rientrato dalla zona della Jihad portandosi dietro un po’ di denaro ed esperienza. Stando alla rete Abc ci sarebbe una figura incaricata di gestire le attività all’estero. Il secondo aspetto riguarda l’inchiesta parigina. La polizia sembra convinta che l’ispiratore sia il belga d’origine marocchina Abdelhamid Abaaoud, trapiantato dal 2013 a Raqqa, Siria. Il terrorista faceva parte di un gruppo dello Stato Islamico noto come «la spada dell’Islam» insieme a libici ed europei. E’ questo network che ha preparato gli uomini per le missioni in Occidente? L’11 agosto i francesi hanno intercettato Reda Hame al suo rientro dal territorio siriano. L’estremista ha rivelato molto bene il modus operandi: 1) Abaaoud gli ha dato 2 mila euro come finanziamento. 2) Gli ha suggerito di tornare in patria via Praga per aggirare i controlli. 3) Lo ha istruito sull’esecuzione di un attacco con la scelta di un obiettivo «facile ». 4) Durante la permanenza nel covo del Califfo ha seguito un corso d’addestramento di appena 6 giorni, sufficiente per imparare a sparare su persone inermi. Sono dettagli che confermano come i referenti dello Stato Islamico usino i loro «fratelli» a seconda delle opportunità. L’azione del singolo — ma non lupo solitario — in parallelo all’attacco multiplo eseguito da un commando come è avvenuto a Parigi. (Guido Olimpio – Corriere della Sera)

Dopo l’assalto sanguinoso, l’Isis rilancia la strategia dell’attenzione sfruttando le paure e le reazioni del nemico. Con un nuovo video di propaganda il movimento minaccia i Paesi che partecipano ai raid in Siria: «Avrete una giornata come quella della Francia e, come abbiamo colpito la Francia al cuore, a Parigi, allora noi giuriamo che colpiremo l’America al cuore, Washington. Stiamo arrivando, con trappole ed esplosivi, con cinture esplosive e pistole silenziatori, e non sarete in grado di fermarci». Dalla capitale americana hanno risposto che non vi sono allarmi specifici mentre il Pentagono ha annunciato un aumento della cooperazione con la Francia, una condivisione di dati per contrastare la minaccia e agire in comune con le incursioni aeree. La retorica Isis non è comunque presa sotto gamba. La Cia ha avvertito che c’è il rischio concreto di altri attacchi. Nell’analisi del suo direttore, John Brennan, l’operazione francese si inserisce in un’offensiva preparata da mesi con l’intenzione di allargare il fronte. Le indagini in Europa e l’attività di intelligence hanno permesso di rilevare alcuni aspetti chiave. E’ possibile che l’Isis abbia incaricato alcuni dei militanti europei, con buoni contatti e agganci ancora attivi nei rispettivi Paesi, di attivare cellule o complici «in sonno». Magari qualcuno che è rientrato dalla zona della Jihad portandosi dietro un po’ di denaro ed esperienza. Stando alla rete Abc ci sarebbe una figura incaricata di gestire le attività all’estero. Il secondo aspetto riguarda l’inchiesta parigina. La polizia sembra convinta che l’ispiratore sia il belga d’origine marocchina Abdelhamid Abaaoud, trapiantato dal 2013 a Raqqa, Siria. Il terrorista faceva parte di un gruppo dello Stato Islamico noto come «la spada dell’Islam» insieme a libici ed europei. E’ questo network che ha preparato gli uomini per le missioni in Occidente? L’11 agosto i francesi hanno intercettato Reda Hame al suo rientro dal territorio siriano. L’estremista ha rivelato molto bene il modus operandi: 1) Abaaoud gli ha dato 2 mila euro come finanziamento. 2) Gli ha suggerito di tornare in patria via Praga per aggirare i controlli. 3) Lo ha istruito sull’esecuzione di un attacco con la scelta di un obiettivo «facile ». 4) Durante la permanenza nel covo del Califfo ha seguito un corso d’addestramento di appena 6 giorni, sufficiente per imparare a sparare su persone inermi. Sono dettagli che confermano come i referenti dello Stato Islamico usino i loro «fratelli» a seconda delle opportunità. L’azione del singolo — ma non lupo solitario — in parallelo all’attacco multiplo eseguito da un commando come è avvenuto a Parigi. (Guido Olimpio – Corriere della Sera)