L’ex ct campione del mondo Lippi elogia Sarri: «Mentalità nuova ed equilibrio, così ha trasformato la squadra»

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Appena due giorni fa Marcello Lippi ha fatto intendere che vuole tornare a fare quello che ha sempre fatto. Il ct campione del mondo ed ex tecnico di Napoli e Juventus teme la malinconia. «È dura tirare avanti soprattutto di questi tempi. Alle 5 di pomeriggio fa buio e non so più cosa inventarmi». L’ultimo vissuto in panchina risale alla trionfale esperienza cinese. «Strana la vita. Ero lì e dicevo a me stesso: basta con il calcio, sono vicino ai settant’anni, voglio godermi la famiglia. Adesso sto incollato alla televisione a guardare ogni tipo di partite». In pratica fa l’allenatore virtuale. «Vedo gare di tutte le categorie e penso ad alta voce: magari si potrebbe cambiare in questo modo o far giocare un altro calciatore». Porte aperte allora? «Sì, certo. Prenderei anche un club se il progetto dovesse stimolarmi. Vediamo se accadrà qualcosa». Una squadra è meglio di una Nazionale? «Ho detto che quando mi sono rimesso alla guida dell’Italia, due anni dopo aver trionfato nel Mondiale, ho fatto una cavolata. Confermo: oggi la Nazionale attira poco e bisogna saper miscelare la collaborazione con i club perché sono aumentati anche i loro impegni a livello internazionale». Troppo forte la tentazione del campo da gioco per uno che, se non avesse sfondato nel calcio, avrebbe fatto il pasticciere come i propri genitori? «Il nostro è un mestiere straordinario. E poi è troppo bello vincere, quando ti abitui non vorresti mai smettere». Chi può vincere in Italia? «Chi gioca meglio. Questa è la stagione delle formazioni forti e di quelle che praticano il bel calcio. Non c’è più una lepre che fa corsa a sé come è accaduto negli ultimi anni con la Juventus». C’è l’ammucchiata in testa alla classifica: la formazione migliore? «L’ultima partita alla quale ho assistito è stata Samp-Fiorentina, mi ha colpito la forza impressionante dei viola contro un avversario che non aveva mai perduto a Marassi. La Roma ha qualità e non è da meno, è dall’inizio che la considero la favorita numero uno, il Napoli sta divertendo, l’Inter è quella che subisce meno reti e in Italia questo è un fattore fondamentale: ogni squadra sta ottenendo i risultati a modo suo». È più sorpresa il Napoli o la Fiorentina? «Entrambe. Hanno fior di allenatori che stanno facendo benissimo. Qualche giorno fa casualmente ho incontrato Paulo Sousa, gli ho ricordato il centrocampo della Juventus quando io ero in panchina: c’erano lui che ora guida la Fiorentina, Conte che è il ct dell’Italia e Deschamps che allena la Francia». E poi c’è Sarri arrivato praticamente dal nulla. «Bravissimo però. Ha sfatato uno dei tanti luoghi comuni del nostro calcio, che cioè occorrono mesi e mesi per trasmettere le proprie idee ai calciatori. Colpa di una mentalità sbagliata perché in Italia il tempo non è mai sufficiente: ti mandano via prima. Sarri ha dato al Napoli quello che serviva, cioè equilibrio, oltre a un’organizzazione difensiva che prima mancava: gli azzurri con Benitez segnavano quanto la Juventus ma incassavano quasi il doppio delle reti». Ha trasformato il Napoli. «All’inizio della mia esperienza alla Juventus feci la stessa cosa. Cambiai mentalità alla squadra, volevo che aggredisse anziché attendere. Quando passammo al tridente migliorammo il pressing costringendo gli avversari ai lanci lunghi. Ho sempre seguito il lavoro di Sarri, è un tecnico che mi piace e che stimo. Ha creato un feeling fantastico con il gruppo, esce dal campo applaudito dai suoi calciatori. Una cosa del genere non capita sempre». Con questo Higuain è tutto più facile. «Il valore dell’argentino non si discute, sta facendo la differenza. Non l’ho mai visto ridere e abbracciare il suo allenatore come fa adesso. E vogliamo parlare di Hamsik? Non so quante volte si sia espresso a livelli così alti». Alla fine tricolore a chi? «Nessuno è partito con il piede sull’acceleratore ma ora stanno andando bene. Attenzione alla Juventus che potrebbe rientrare in gioco. Il Napoli può vincere lo scudetto alla pari di Inter, Roma e Fiorentina: tutte hanno le stesse chance». (Angelo Rossi – Il Mattino) 

Appena due giorni fa Marcello Lippi ha fatto intendere che vuole tornare a fare quello che ha sempre fatto. Il ct campione del mondo ed ex tecnico di Napoli e Juventus teme la malinconia. «È dura tirare avanti soprattutto di questi tempi. Alle 5 di pomeriggio fa buio e non so più cosa inventarmi». L’ultimo vissuto in panchina risale alla trionfale esperienza cinese. «Strana la vita. Ero lì e dicevo a me stesso: basta con il calcio, sono vicino ai settant’anni, voglio godermi la famiglia. Adesso sto incollato alla televisione a guardare ogni tipo di partite». In pratica fa l’allenatore virtuale. «Vedo gare di tutte le categorie e penso ad alta voce: magari si potrebbe cambiare in questo modo o far giocare un altro calciatore». Porte aperte allora? «Sì, certo. Prenderei anche un club se il progetto dovesse stimolarmi. Vediamo se accadrà qualcosa». Una squadra è meglio di una Nazionale? «Ho detto che quando mi sono rimesso alla guida dell’Italia, due anni dopo aver trionfato nel Mondiale, ho fatto una cavolata. Confermo: oggi la Nazionale attira poco e bisogna saper miscelare la collaborazione con i club perché sono aumentati anche i loro impegni a livello internazionale». Troppo forte la tentazione del campo da gioco per uno che, se non avesse sfondato nel calcio, avrebbe fatto il pasticciere come i propri genitori? «Il nostro è un mestiere straordinario. E poi è troppo bello vincere, quando ti abitui non vorresti mai smettere». Chi può vincere in Italia? «Chi gioca meglio. Questa è la stagione delle formazioni forti e di quelle che praticano il bel calcio. Non c’è più una lepre che fa corsa a sé come è accaduto negli ultimi anni con la Juventus». C’è l’ammucchiata in testa alla classifica: la formazione migliore? «L’ultima partita alla quale ho assistito è stata Samp-Fiorentina, mi ha colpito la forza impressionante dei viola contro un avversario che non aveva mai perduto a Marassi. La Roma ha qualità e non è da meno, è dall’inizio che la considero la favorita numero uno, il Napoli sta divertendo, l’Inter è quella che subisce meno reti e in Italia questo è un fattore fondamentale: ogni squadra sta ottenendo i risultati a modo suo». È più sorpresa il Napoli o la Fiorentina? «Entrambe. Hanno fior di allenatori che stanno facendo benissimo. Qualche giorno fa casualmente ho incontrato Paulo Sousa, gli ho ricordato il centrocampo della Juventus quando io ero in panchina: c’erano lui che ora guida la Fiorentina, Conte che è il ct dell’Italia e Deschamps che allena la Francia». E poi c’è Sarri arrivato praticamente dal nulla. «Bravissimo però. Ha sfatato uno dei tanti luoghi comuni del nostro calcio, che cioè occorrono mesi e mesi per trasmettere le proprie idee ai calciatori. Colpa di una mentalità sbagliata perché in Italia il tempo non è mai sufficiente: ti mandano via prima. Sarri ha dato al Napoli quello che serviva, cioè equilibrio, oltre a un’organizzazione difensiva che prima mancava: gli azzurri con Benitez segnavano quanto la Juventus ma incassavano quasi il doppio delle reti». Ha trasformato il Napoli. «All’inizio della mia esperienza alla Juventus feci la stessa cosa. Cambiai mentalità alla squadra, volevo che aggredisse anziché attendere. Quando passammo al tridente migliorammo il pressing costringendo gli avversari ai lanci lunghi. Ho sempre seguito il lavoro di Sarri, è un tecnico che mi piace e che stimo. Ha creato un feeling fantastico con il gruppo, esce dal campo applaudito dai suoi calciatori. Una cosa del genere non capita sempre». Con questo Higuain è tutto più facile. «Il valore dell’argentino non si discute, sta facendo la differenza. Non l’ho mai visto ridere e abbracciare il suo allenatore come fa adesso. E vogliamo parlare di Hamsik? Non so quante volte si sia espresso a livelli così alti». Alla fine tricolore a chi? «Nessuno è partito con il piede sull’acceleratore ma ora stanno andando bene. Attenzione alla Juventus che potrebbe rientrare in gioco. Il Napoli può vincere lo scudetto alla pari di Inter, Roma e Fiorentina: tutte hanno le stesse chance». (Angelo Rossi – Il Mattino)