Ravello la Villa di Gore Vidal in vendita. De Masi “Poteva darla alla Regione Campania ora avrebbe una fondazione”

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Ravello , Costiera amalfitana  Voglio venderla perché non riesco più a raggiungere la piazza del paese» rivelò in concomitanza con la presentazione del libro «Le menzogne dell’impero e altre tristi verità». E cioè, un anno prima delle morte del suo inseparabile amico e segretario Howard Auster. Incastonata come una gemma in quel contrafforte di roccia su cui si poggia la città della musica, l’ex residenza della figlia di lord Grimthorpe ed ex pertinenza di villa Cimbrone, nell’era post Vidal sarebbe dovuta diventare un albergo extra lusso, al cui interno l’attuale proprietà pensava addirittura di realizzare un museo dedicato all’intellettuale. Il suo studio, parte della collezione di libri, alcuni quadri e le tante foto scattate in questi anni con personaggi famosi, sia a Ravello che in giro per il mondo, ne sarebbero stati il corpus. Tutti sogni rimasti nel cassetto per una serie di vicissitudini e di intoppi anche urbanistici che hanno sconvolto i piani iniziali. Ed è forse per il lento declino della struttura ma anche, secondo alcuni, per l’attuale stato di abbandono, se quell’immobile sia nuovamente tornato sul mercato. Della vendita, alla quale è legato anche un video pubblicato lo scorso 22 settembre su Youtube dalla Coldwell Banker Immobili, ne ha parlato qualche giorno fa anche il Daily Mail, mentre una certa stampa scandalistica del Regno Unito non ha perso occasione per bollare quella residenza come “casa del sesso”, raccontando in maniera ardita fatti che in paese sono stati sempre collocati nel novero delle leggende. Comunque sia ora la posta è alta: poco più di 21 milioni di dollari, ovvero 22 milioni di euro. Tanti ne chiede l’agenzia a cui qualche mese fa è stato dato mandato di vendere la Rondinaia e che, stando a quanto raccontato dal The Daily Beast, è in rovina da almeno due anni. Cosa ne sarà prossimamente è difficile prevederlo. Di certo, non un cenacolo culturale come auspicavano Regione e Comune che qualche anno prima della vendita (l’ex governatore Bassolino fece addirittura visita a Vidal nel tentativo di convincerlo) cercarono di acquistarla. «Vidal disse che non si fidava del pubblico – ha ricordato qualche giorno fa il presidente della Fondazione Ravello, Domenico De Masi – e male fece a non vendere alla Regione. Oggi, ci sarebbe anche una fondazione in suo nome». Vicissitudini a parte, che ne hanno compromesso i piani di rilancio, esisteva comunque un progetto ambizioso in cui credeva l’illuminato albergatore ravellese Vincenzo Palumbo, tra i soci della cordata di imprenditori rilevò il titolo di proprietà della villa dalla società svizzera Copycustodia. Vidal raccontò di essere contento di cedere all’amico ravellese il suo eremo, nel quale ritornò, per l’ultima volta sul finire del maggio del 2009 accompagnato dal figlio di Palumbo, Giuseppe. Una visita fugace al luogo vissuto intensamente per 34 anni dopo averlo acquistato da Francesco Santoro per la cifra di 53 milioni di vecchie lire. Altri tempi, altre epoche Mario Amodio, Il Mattino

Ravello , Costiera amalfitana  Voglio venderla perché non riesco più a raggiungere la piazza del paese» rivelò in concomitanza con la presentazione del libro «Le menzogne dell’impero e altre tristi verità». E cioè, un anno prima delle morte del suo inseparabile amico e segretario Howard Auster. Incastonata come una gemma in quel contrafforte di roccia su cui si poggia la città della musica, l’ex residenza della figlia di lord Grimthorpe ed ex pertinenza di villa Cimbrone, nell’era post Vidal sarebbe dovuta diventare un albergo extra lusso, al cui interno l’attuale proprietà pensava addirittura di realizzare un museo dedicato all’intellettuale. Il suo studio, parte della collezione di libri, alcuni quadri e le tante foto scattate in questi anni con personaggi famosi, sia a Ravello che in giro per il mondo, ne sarebbero stati il corpus. Tutti sogni rimasti nel cassetto per una serie di vicissitudini e di intoppi anche urbanistici che hanno sconvolto i piani iniziali. Ed è forse per il lento declino della struttura ma anche, secondo alcuni, per l’attuale stato di abbandono, se quell’immobile sia nuovamente tornato sul mercato. Della vendita, alla quale è legato anche un video pubblicato lo scorso 22 settembre su Youtube dalla Coldwell Banker Immobili, ne ha parlato qualche giorno fa anche il Daily Mail, mentre una certa stampa scandalistica del Regno Unito non ha perso occasione per bollare quella residenza come “casa del sesso”, raccontando in maniera ardita fatti che in paese sono stati sempre collocati nel novero delle leggende. Comunque sia ora la posta è alta: poco più di 21 milioni di dollari, ovvero 22 milioni di euro. Tanti ne chiede l’agenzia a cui qualche mese fa è stato dato mandato di vendere la Rondinaia e che, stando a quanto raccontato dal The Daily Beast, è in rovina da almeno due anni. Cosa ne sarà prossimamente è difficile prevederlo. Di certo, non un cenacolo culturale come auspicavano Regione e Comune che qualche anno prima della vendita (l’ex governatore Bassolino fece addirittura visita a Vidal nel tentativo di convincerlo) cercarono di acquistarla. «Vidal disse che non si fidava del pubblico – ha ricordato qualche giorno fa il presidente della Fondazione Ravello, Domenico De Masi – e male fece a non vendere alla Regione. Oggi, ci sarebbe anche una fondazione in suo nome». Vicissitudini a parte, che ne hanno compromesso i piani di rilancio, esisteva comunque un progetto ambizioso in cui credeva l’illuminato albergatore ravellese Vincenzo Palumbo, tra i soci della cordata di imprenditori rilevò il titolo di proprietà della villa dalla società svizzera Copycustodia. Vidal raccontò di essere contento di cedere all’amico ravellese il suo eremo, nel quale ritornò, per l’ultima volta sul finire del maggio del 2009 accompagnato dal figlio di Palumbo, Giuseppe. Una visita fugace al luogo vissuto intensamente per 34 anni dopo averlo acquistato da Francesco Santoro per la cifra di 53 milioni di vecchie lire. Altri tempi, altre epoche Mario Amodio, Il Mattino