Napoli, caccia ai gol su palle inattive. In campionato gli azzurri non hanno ancora mai segnato su calcio da fermo

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Merce rara i gol da fermo. Un tarlo, un assillo, per Maurizio Sarri. Non c’è alcuna crepa sul parabrezza azzurro, nessun affanno, ma un pensiero fisso quello c’è: come può la specialità della casa venire meno proprio in questo Napoli delle meraviglie? Eh sì: il mister ribattezzato «33 schemi» (non ditelo mai in sua presenza perché sono molti, ma molti, di più) non è riuscito ancora a realizzare un gol in campionato su palla inattiva. Strano, ma vero. Soprattutto se si considera che lo scorso anno il 52 per cento del bottino realizzativo del suo Empoli è arrivato proprio sugli sviluppi di uno schema su calcio piazzato. E non solo: perché dei 49 gol complessivi realizzati dalla squadra toscana, i gol dei tre difensori centrali (Barba, Rugani, Tonelli) sono stati ben 10. Ovvero, il 20 per cento delle reti empolesi. Sarri è convinto che il gol da fermo non ha origine da contingenti situazioni casuali ma da un maniacale lavoro svolto in settimana finalizzato a studiare soluzioni che possano sorprendere i difensori avversari. Certo, c’è la punizione magistrale di Insigne a San Siro, ma quel gol non c’entra nulla con gli schemi ed entra nella categoria dei colpi di genio. E allora? Il Napoli non ha sfruttato nessuno dei 59 tiri dalla bandierina a proprio favore. In pratica, è l’unica squadra della serie A a non aver mai fatto un gol su schema da calcio piazzato. Attenzione: c’è anche il rovescio della medaglia perché il Napoli è anche l’unica squadra della A a non averne preso uno di gol su calcio da fermo. Eppure, la ferita per Sarri è di quelle dolorose visto che il suo Empoli, la stagione passata, ha chiuso con il record di squadra che meglio ha sfruttato i calci piazzati. Ancora in questi giorni, approfittando della sosta, Sarri e Calzona, il suo braccio destro, hanno ripetuto il concetto chiave: «Quando c’è una palla ferma lo schema deve avere tre componenti: i tempi, i movimenti e la zona di caduta della palla. Se ne salta uno non fai gol nemmeno alla difesa peggio schierata. Se li fai bene tutti e tre, fai gol anche alla difesa meglio schierata». Ed è su questo che Sarri sta lavorando. Come un martello. Perché i margini di miglioramento del suo Napoli devono arrivare da queste situazioni. La media è atipica, tenendo conto delle sue caratteristiche: volendo mettere anche le goleade in Europa, sono 38 i gol realizzati dalla macchina delle meraviglie. E di questi appena tre sugli sviluppi di calcio da fermo. E zero (esatto, zero) da calcio d’angolo. E tra i marcatori compare solo una volta il nome di un difensore: Maggio che è andato a segno nella gara di ritorno col Midtjylland. Ovvero 10 giorni fa. Lo scorso anno con Benitez i gol da palla da fermo (rigori compresi) sono stati 16; il record è con Mazzarri, nella stagione 2011/12 quando i gol sono stati 23 (14 in serie A e 9 nelle coppe). E allora, cosa fare? Lavorare sodo. E via libera ad allenamenti specifici per correggere quello che potrebbe diventare un problema. Per correggere l’andazzo, per cominciare a sfruttare le situazioni da fermo. Evidentemente al Napoli, vista da questa ottica, qualcosa non va. Ma bisogna anche fare i conti con la bravura dei difensori e degli allenatori avversari che ormai non si fanno più sorprendere dagli schemi di Sarri: in ogni caso, nessun azzurro ancora è riuscito a sgusciare via indovinando il taglio perfetto a difesa avversaria schierata su calcio d’angolo. In campionato, per esempio, l’ultimo a far gol su calcio d’angolo è stato Britos in Napoli-Juventus 1-3 dell’11 gennaio. L’Empoli di Sarri vi è riuscito ben 12 volte. Insomma, un paradosso. A cui se ne aggiunge un altro: è stato Valdifiori lo scorso anno il re degli assist a Empoli, abile esecutore e autentico specialista nello sfruttare le palle inattive. Guarda caso: in Europa League è Callejon a segnare l’unico gol di testa su corner. Calciato proprio da Valdifiori. (Pino Taormina – Il Mattino) 

Merce rara i gol da fermo. Un tarlo, un assillo, per Maurizio Sarri. Non c’è alcuna crepa sul parabrezza azzurro, nessun affanno, ma un pensiero fisso quello c’è: come può la specialità della casa venire meno proprio in questo Napoli delle meraviglie? Eh sì: il mister ribattezzato «33 schemi» (non ditelo mai in sua presenza perché sono molti, ma molti, di più) non è riuscito ancora a realizzare un gol in campionato su palla inattiva. Strano, ma vero. Soprattutto se si considera che lo scorso anno il 52 per cento del bottino realizzativo del suo Empoli è arrivato proprio sugli sviluppi di uno schema su calcio piazzato. E non solo: perché dei 49 gol complessivi realizzati dalla squadra toscana, i gol dei tre difensori centrali (Barba, Rugani, Tonelli) sono stati ben 10. Ovvero, il 20 per cento delle reti empolesi. Sarri è convinto che il gol da fermo non ha origine da contingenti situazioni casuali ma da un maniacale lavoro svolto in settimana finalizzato a studiare soluzioni che possano sorprendere i difensori avversari. Certo, c’è la punizione magistrale di Insigne a San Siro, ma quel gol non c’entra nulla con gli schemi ed entra nella categoria dei colpi di genio. E allora? Il Napoli non ha sfruttato nessuno dei 59 tiri dalla bandierina a proprio favore. In pratica, è l’unica squadra della serie A a non aver mai fatto un gol su schema da calcio piazzato. Attenzione: c’è anche il rovescio della medaglia perché il Napoli è anche l’unica squadra della A a non averne preso uno di gol su calcio da fermo. Eppure, la ferita per Sarri è di quelle dolorose visto che il suo Empoli, la stagione passata, ha chiuso con il record di squadra che meglio ha sfruttato i calci piazzati. Ancora in questi giorni, approfittando della sosta, Sarri e Calzona, il suo braccio destro, hanno ripetuto il concetto chiave: «Quando c’è una palla ferma lo schema deve avere tre componenti: i tempi, i movimenti e la zona di caduta della palla. Se ne salta uno non fai gol nemmeno alla difesa peggio schierata. Se li fai bene tutti e tre, fai gol anche alla difesa meglio schierata». Ed è su questo che Sarri sta lavorando. Come un martello. Perché i margini di miglioramento del suo Napoli devono arrivare da queste situazioni. La media è atipica, tenendo conto delle sue caratteristiche: volendo mettere anche le goleade in Europa, sono 38 i gol realizzati dalla macchina delle meraviglie. E di questi appena tre sugli sviluppi di calcio da fermo. E zero (esatto, zero) da calcio d’angolo. E tra i marcatori compare solo una volta il nome di un difensore: Maggio che è andato a segno nella gara di ritorno col Midtjylland. Ovvero 10 giorni fa. Lo scorso anno con Benitez i gol da palla da fermo (rigori compresi) sono stati 16; il record è con Mazzarri, nella stagione 2011/12 quando i gol sono stati 23 (14 in serie A e 9 nelle coppe). E allora, cosa fare? Lavorare sodo. E via libera ad allenamenti specifici per correggere quello che potrebbe diventare un problema. Per correggere l’andazzo, per cominciare a sfruttare le situazioni da fermo. Evidentemente al Napoli, vista da questa ottica, qualcosa non va. Ma bisogna anche fare i conti con la bravura dei difensori e degli allenatori avversari che ormai non si fanno più sorprendere dagli schemi di Sarri: in ogni caso, nessun azzurro ancora è riuscito a sgusciare via indovinando il taglio perfetto a difesa avversaria schierata su calcio d’angolo. In campionato, per esempio, l’ultimo a far gol su calcio d’angolo è stato Britos in Napoli-Juventus 1-3 dell’11 gennaio. L’Empoli di Sarri vi è riuscito ben 12 volte. Insomma, un paradosso. A cui se ne aggiunge un altro: è stato Valdifiori lo scorso anno il re degli assist a Empoli, abile esecutore e autentico specialista nello sfruttare le palle inattive. Guarda caso: in Europa League è Callejon a segnare l’unico gol di testa su corner. Calciato proprio da Valdifiori. (Pino Taormina – Il Mattino)