Operazione anti Isis, carabinieri bloccano terroristi pronti agli attentati. 17 arresti dall’Italia alla Norvegia

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Dal carcere di Kongsvinger, a Oslo, ha continuato a lanciare la sua sfida globale: Najmuddin Ahmad Faraj, alias mullah Krekar incitava alla guerra contro gli infedeli, impartiva ordini, dispensava pillole di odio jihadista. Dal ’91 quando è arrivato in Norvegia come profugo, ha dichiarato guerra all’Occidente e ha costituito la fazione Al Ansar al Islam. Il suo nome è comparso più volte in indagini italiane, ha avuto rapporti con l’imam di viale Jenner a Milano, dialogava via chat con Fatima, la donna convertita all’Islam, e ha rischiato di essere rapito dalla Cia. Ieri Krekar è stato nuovamente coinvolto in una operazione antiterrorismo, quella condotta dai carabinieri del Ros, che dopo cinque anni di controlli, intercettazioni e pedinamenti, hanno eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare in Italia, Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia e Svizzera. Tra i destinatari – 16 curdi e un kosovaro – lo stesso mullah e alcuni terroristi morti all’estero combattendo con l’Isis. L’accusa per tutti: associazione con finalità di terrorismo internazionale. Perquisizioni sono state compiute nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, oltre che nei Paesi dove sono stati eseguiti gli arresti e in Germania. La maxi inchiesta, condotta dagli uomini del generale Giuseppe Governale e del colonnello Massimiliano Macilenti, è iniziata nel 2010, dal monitoraggio del sito www.jarchive.com di connotazione jihadista. Tra i “navigatori” i carabinieri hanno individuato due utenze che partivano dal nostro paese: una riconducibile ad Abderrahim El Khalfi, marocchino arrestato lo scorso luglio, e l’altra al curdo iracheno Nauroz Abdul Rahman. E proprio quest’ultimo sarebbe l’uomo chiave della cellula italiana di Rawti Shax, con il compito di reclutare e indottrinare i militanti, dal suo appartamento di Merano. Da questa base sarebbero stati ipotizzati attentati in Norvegia e rapimento di diplomatici, bombe da far esplodere davanti al carcere dove è detenuto Krekar come ritorsione per l’arresto del leader, proselitismo, reclutamento e sostegno logistico di aspiranti terroristi, disposti anche a «saltare in aria», da inviare in Siria e in Iraq. Provvedimento di arresto anche per altri cinque curdi iracheni e un kosovaro – tutti residenti tra Bolzano, Renon e Merano (quattro). E così dalla cella di Krekar, Rawti Shax è diventata una rete di arruolamento di volontari per l’Iraq e per la Siria. Scopo principale: convincere gli allievi a partecipare ad azioni terroristiche, anche suicide, come nel caso di Jalal Hasan Saman, la cui intenzione non si è però mai concretizzata. Mentre è andata diversamente per altri membri dell’organizzazione che hanno raggiunto le zone di guerra e sono stati uccisi. L’inchiesta ha ricostruito la vicenda del kosovaro Eldin Hodza (arrestato): Nauroz Abdul Rahman lo ha aiutato a partire per la Siria (due membri dell’organizzazione gli hanno fornito i 780 euro del biglietto aereo per Istanbul). Il kosovaro passa il confine e viene accolto in un campo di addestramento «sotto la bandiera nera» dell’Isis. A metà febbraio 2014, un mese e mezzo dopo la partenza, rientra precipitosamente in Italia, dove condivide con la cellula italiana la sua «esperienza terroristica» e diventa, annotano gli investigatori, «esempio da seguire». (Cristiana Mangani – Il Mattino)

Dal carcere di Kongsvinger, a Oslo, ha continuato a lanciare la sua sfida globale: Najmuddin Ahmad Faraj, alias mullah Krekar incitava alla guerra contro gli infedeli, impartiva ordini, dispensava pillole di odio jihadista. Dal '91 quando è arrivato in Norvegia come profugo, ha dichiarato guerra all'Occidente e ha costituito la fazione Al Ansar al Islam. Il suo nome è comparso più volte in indagini italiane, ha avuto rapporti con l'imam di viale Jenner a Milano, dialogava via chat con Fatima, la donna convertita all'Islam, e ha rischiato di essere rapito dalla Cia. Ieri Krekar è stato nuovamente coinvolto in una operazione antiterrorismo, quella condotta dai carabinieri del Ros, che dopo cinque anni di controlli, intercettazioni e pedinamenti, hanno eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare in Italia, Gran Bretagna, Norvegia, Finlandia e Svizzera. Tra i destinatari – 16 curdi e un kosovaro – lo stesso mullah e alcuni terroristi morti all'estero combattendo con l'Isis. L'accusa per tutti: associazione con finalità di terrorismo internazionale. Perquisizioni sono state compiute nelle province di Bolzano, Parma e Brescia, oltre che nei Paesi dove sono stati eseguiti gli arresti e in Germania. La maxi inchiesta, condotta dagli uomini del generale Giuseppe Governale e del colonnello Massimiliano Macilenti, è iniziata nel 2010, dal monitoraggio del sito www.jarchive.com di connotazione jihadista. Tra i “navigatori” i carabinieri hanno individuato due utenze che partivano dal nostro paese: una riconducibile ad Abderrahim El Khalfi, marocchino arrestato lo scorso luglio, e l'altra al curdo iracheno Nauroz Abdul Rahman. E proprio quest'ultimo sarebbe l'uomo chiave della cellula italiana di Rawti Shax, con il compito di reclutare e indottrinare i militanti, dal suo appartamento di Merano. Da questa base sarebbero stati ipotizzati attentati in Norvegia e rapimento di diplomatici, bombe da far esplodere davanti al carcere dove è detenuto Krekar come ritorsione per l'arresto del leader, proselitismo, reclutamento e sostegno logistico di aspiranti terroristi, disposti anche a «saltare in aria», da inviare in Siria e in Iraq. Provvedimento di arresto anche per altri cinque curdi iracheni e un kosovaro – tutti residenti tra Bolzano, Renon e Merano (quattro). E così dalla cella di Krekar, Rawti Shax è diventata una rete di arruolamento di volontari per l'Iraq e per la Siria. Scopo principale: convincere gli allievi a partecipare ad azioni terroristiche, anche suicide, come nel caso di Jalal Hasan Saman, la cui intenzione non si è però mai concretizzata. Mentre è andata diversamente per altri membri dell'organizzazione che hanno raggiunto le zone di guerra e sono stati uccisi. L'inchiesta ha ricostruito la vicenda del kosovaro Eldin Hodza (arrestato): Nauroz Abdul Rahman lo ha aiutato a partire per la Siria (due membri dell'organizzazione gli hanno fornito i 780 euro del biglietto aereo per Istanbul). Il kosovaro passa il confine e viene accolto in un campo di addestramento «sotto la bandiera nera» dell'Isis. A metà febbraio 2014, un mese e mezzo dopo la partenza, rientra precipitosamente in Italia, dove condivide con la cellula italiana la sua «esperienza terroristica» e diventa, annotano gli investigatori, «esempio da seguire». (Cristiana Mangani – Il Mattino)

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