A Napoli tornano alla Sala Assoli Pippo Delbono e Bobò

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Il prossimo venerdì in una serata divisa in due momenti

 

Napoli – Pippo Delbono e Bobò tornano alla Sala Assoli il prossimo venerdì 13 novembre in una serata divisa in due momenti.

In occasione del 30ennale ritornano nel luogo della loro prima epifania scenica, e li saranno di scena alle ore 20,30 conAspettando con… Bobò, il cui lavoro nasce come sodalizio del loro rapporto. Quando siamo verso la fine degli anni novanta, l’attore e regista ligure tiene nel manicomio di Aversa (provincia di Caserta) un corso dedicato a giovani operatori che desiderano lavorare con i pazienti dell’ospedale, ma la sua presenza nell’istituzione non è casuale.

Quando è nel l’ospedale psichiatrico, profondamente sensibilizzato per il disagio e la sofferenza che attraversa, il suo sguardo è colpito dalla presenza di uno dei pazienti che frequenta spontaneamente le lezioni. È Bobò, sordomuto analfabeta che ha passato quarantacinque anni della sua vita rinchiuso in quel manicomio, e di anni ne ha 60, che con la sua grazia e la sua presenza colpisce profondamente Delbono che decide di portarlo via. L’impresa è difficile, ma alla fine viene realizzata e Delbono racconta che quando esce Bobò scopre il mondo per la prima volta e che lui insieme a Bobò riscopre la vita. È la storia quindi di una salvezza condivisa.

Presto iniziano a lavorare insieme e tra i due sulle tavole del palcoscenico teatrale si crea un’intesa profonda. Delbono pensa allora ad una rivisitazione di Aspettando Godot di Samuel Beckett, pièce ormai classica del teatro moderno, dove due clochard, Estragone e Vladimiro, giocano, discutono, litigano, passando il tempo mentre aspettano l’arrivo di qualcuno o qualcosa che forse non arriverà mai.

Ma nella loro versione Pippo e Bobò, pur conservando esattamente le parole del testo originale, danno loro una nuova vita, trasformandole in un canto d’amore. I giochi, i nonsense dei due barboni diventano momenti di una relazione profonda, ma allo stesso tempo divertente come quella di due clown.

Nella loro rappresentazione possiamo vedere in trasparenza la storia vera, il loro incontro, la loro diversità, il loro sodalizio, la loro irriverenza, la loro umanità, il loro aiutarsi a vicenda, la loro relazione che trascende il dicibile ed il conoscibile.

È un dialogo fatto con i corpi, la danza, i gesti, i silenzi. Una forma di comunicazione sotterranea e silenziosa, di misteriosa empatia mentre scorrono le parole del testo.

L’uomo grosso e l’uomo piccolo, un classico delle coppie comiche del cinema muto, rompe tutte le regole e non ci sono più limiti.

Nella seconda parte della serata, verrà proiettato Guerra presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e premiato come miglior documentario ai David di Donatello nel 2004. Si ripercorre la tournèe che la compagnia teatrale Pippo Delbono compie nel gennaio 2003, attraversando Israele e Palestina con la messa in scena che da il titolo al film-documentario. Spettacolo atipico, visionario, folgorante, centralizzato sulla presenza di attori come Bobò o Gianluca, un ragazzino down di incredibile presenza, ma anche di altri corpi diversi; spettacolo carico di poesia, di umanità, di una dolcezza ruvida e aspra, dove Delbono dice in maniera stravolgente parole che parlano di un mondo straziato dai conflitti tra gli uomini ma segnato anche dal desiderio di libertà.  Da questo progetto teatrale e culturale –l’incontro di un tale gruppo con la gente di un luogo in guerra- Delbono trae ispirazione per realizzare un film dove quello che accade nel viaggio si intreccia con ciò che accade in scena, una storia non lineare dove gli attori e la gente della strada vivono “una guerra dove non c’è confine tra guerra interiore e guerra del mondo”.

 

GIUSEPPE SPASIANO

 

Il prossimo venerdì in una serata divisa in due momenti

 

Napoli Pippo Delbono e Bobò tornano alla Sala Assoli il prossimo venerdì 13 novembre in una serata divisa in due momenti.

In occasione del 30ennale ritornano nel luogo della loro prima epifania scenica, e li saranno di scena alle ore 20,30 conAspettando con… Bobò, il cui lavoro nasce come sodalizio del loro rapporto. Quando siamo verso la fine degli anni novanta, l’attore e regista ligure tiene nel manicomio di Aversa (provincia di Caserta) un corso dedicato a giovani operatori che desiderano lavorare con i pazienti dell’ospedale, ma la sua presenza nell’istituzione non è casuale.

Quando è nel l’ospedale psichiatrico, profondamente sensibilizzato per il disagio e la sofferenza che attraversa, il suo sguardo è colpito dalla presenza di uno dei pazienti che frequenta spontaneamente le lezioni. È Bobò, sordomuto analfabeta che ha passato quarantacinque anni della sua vita rinchiuso in quel manicomio, e di anni ne ha 60, che con la sua grazia e la sua presenza colpisce profondamente Delbono che decide di portarlo via. L’impresa è difficile, ma alla fine viene realizzata e Delbono racconta che quando esce Bobò scopre il mondo per la prima volta e che lui insieme a Bobò riscopre la vita. È la storia quindi di una salvezza condivisa.

Presto iniziano a lavorare insieme e tra i due sulle tavole del palcoscenico teatrale si crea un’intesa profonda. Delbono pensa allora ad una rivisitazione di Aspettando Godot di Samuel Beckett, pièce ormai classica del teatro moderno, dove due clochard, Estragone e Vladimiro, giocano, discutono, litigano, passando il tempo mentre aspettano l’arrivo di qualcuno o qualcosa che forse non arriverà mai.

Ma nella loro versione Pippo e Bobò, pur conservando esattamente le parole del testo originale, danno loro una nuova vita, trasformandole in un canto d’amore. I giochi, i nonsense dei due barboni diventano momenti di una relazione profonda, ma allo stesso tempo divertente come quella di due clown.

Nella loro rappresentazione possiamo vedere in trasparenza la storia vera, il loro incontro, la loro diversità, il loro sodalizio, la loro irriverenza, la loro umanità, il loro aiutarsi a vicenda, la loro relazione che trascende il dicibile ed il conoscibile.

È un dialogo fatto con i corpi, la danza, i gesti, i silenzi. Una forma di comunicazione sotterranea e silenziosa, di misteriosa empatia mentre scorrono le parole del testo.

L’uomo grosso e l’uomo piccolo, un classico delle coppie comiche del cinema muto, rompe tutte le regole e non ci sono più limiti.

Nella seconda parte della serata, verrà proiettato Guerra presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e premiato come miglior documentario ai David di Donatello nel 2004. Si ripercorre la tournèe che la compagnia teatrale Pippo Delbono compie nel gennaio 2003, attraversando Israele e Palestina con la messa in scena che da il titolo al film-documentario. Spettacolo atipico, visionario, folgorante, centralizzato sulla presenza di attori come Bobò o Gianluca, un ragazzino down di incredibile presenza, ma anche di altri corpi diversi; spettacolo carico di poesia, di umanità, di una dolcezza ruvida e aspra, dove Delbono dice in maniera stravolgente parole che parlano di un mondo straziato dai conflitti tra gli uomini ma segnato anche dal desiderio di libertà.  Da questo progetto teatrale e culturale –l’incontro di un tale gruppo con la gente di un luogo in guerra- Delbono trae ispirazione per realizzare un film dove quello che accade nel viaggio si intreccia con ciò che accade in scena, una storia non lineare dove gli attori e la gente della strada vivono “una guerra dove non c’è confine tra guerra interiore e guerra del mondo”.

 

GIUSEPPE SPASIANO

 

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