ATRANI DOMANI MESSA PER FRANCESCA SI ESPONE LA MADDALENA

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Atrani, costiera amalfitana. Anche oggi si è cercata Francesca ed è passata un’altra giornata, la nona, dalla tragedia. Domani sera alle 19.30  alla Chiesa Santa Maria Maddalena verrà celebrata una messa per Francesca con la partecipazione anche del padre della ragazza. Per l’occasione sarà esposta la statua della Maria Maddalena, cosa che avviene – salvo che per il 22 luglio – solo in casi straordinari. La raccolta fondi sarà destinata per il disastro dell’alluvione. Il Georadar, un  sistema di indagine del sottosuolo con onde elettromagnetiche con frequenza fino a 2000 MHz, ha permesso di rintracciare solo un tronco d’albero, un masso, un piantone in cemento e altro, ma nessuna traccia di Francesca. Encomiabile in questi giorni il ruolo di tutti i volontari che si stanno impegnando per pulire il paese, ridipingerlo e prestare assistenza morale e materiale. La vita ad Atrani si è fermata alle 18,30 del 9 settembre.  La scomparsa di Francesca è tra gli eventi più dolorosi di questa tragedia che ha segnato la Costiera amalfitana. Perché i danni materiali si potranno recuperare, e lentamente si tornerà alla vita di una volta. Ma la ferita per la perdita di Francesca resterà per sempre. «Atrani è in ginocchio— dice il vice sindaco Emiddio Proto— già nel 1986 si era verificato un fatto analogo e a perdere la vita, allora, fu un amico dell’attuale sindaco. Numerose sono state nostre le richieste per azioni risolutive sul territorio ma finora ci sono stati solo interventi a macchia di leopardo, finalizzati a tamponare e non a risolvere». Sulla mancata cura del territorio punta il dito anche il padre di Francesca Mansi, Raffaele: «La natura, la sfortuna ma soprattutto l’incuria mi hanno portato via mia figlia». Nella tragedia però si evidenzia la rinascita dell’orgoglio di una città. Così decine di volontari stanno ancora lavorando per ripulire il paese. Eppure la tragedia, forse, si poteva evitare. Un comitato civico, «Sos Dragone» aveva denunciato dal 2003 il rischio esondazione e nel 2007 c’era stata la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che prevedeva sensori e avvisi sonori con sirene, pulizia del fiume che parte da Scala, controllo del territorio e azione coordinata di protezione civile che avrebbe probabilmente evitato la tragedia ed i gravi danni subiti. «La devastazione di Atrani è attribuibile alle frane rapide sviluppatesi lungo i versanti montani che solitamente vengono devastati dagli incendi» ha detto il geologo Franco Ortolani, direttore del dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università Federico II di Napoli, in una relazione tecnica pubblicata ieri dal quotidiano ecologista Terra, diretto da Luca Bonaccorsi. «Si può valutare — scrive Ortolani — che almeno 100.000 metri cubi di terreno liquefatto e alberi siano improvvisamente franati nell’alveo del Dragone».