Gabbiadini fa anche il modello: suo il volto per la maglia degli Europei

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Fabio Jouakim Riserva (Europa League a parte) nel Napoli di Sarri ma sempre arruolabile per la causa dell’Italia. Nel giorno in cui Conte manda messaggi non troppo velati a Insigne, indiziato di essere inadatto a indossare questa maglia, c’è un altro calciatore del Napoli – l’unico convocato dal ct – che viene giudicato talmente adatto a indossarla da diventarne modello d’eccezione. Manolo Gabbiadini è infatti uno dei tre testimonial della nuova divisa che farà il suo esordio venerdì prossimo in occasione dell’amichevole degli azzurri a Bruxelles contro il Belgio, insieme al capitano Buffon e al difensore della Fiorentina Astori. Una maglia a colletto alto che si ispira al passato, orlata di tricolore sulle maniche: è l’azzurro che indosserà in campo la Nazionale di Conte ai prossimi Europei. Per rappresentarla, come attaccante, viene scelto un giocatore che nel suo club non gioca praticamente mai. Ma che fa parte del gruppo azzurro e dei programmi del Napoli, almeno secondo quanto dice Aurelio De Laurentiis: «Via Gabbiadini? Ma siete pazzi? Rimane a Napoli. Se poi non vorrà rinnovare il contratto in scadenza dopo il quinto anno ce ne faremo una ragione». Capocannoniere dell’Europa League (insieme, tra gli altri, a Callejon) con quattro gol, totalizzati con due doppiette ai danesi del Midtjylland, in campionato Manolo di rado si scolla dalla panchina. Otto minuti più recupero concessi da Sarri domenica contro l’Udinese, al posto – manco a dirlo – di Higuain. E nelle precedenti undici partite numeri altrettanto stiracchiati, con l’unica presenza da titolare a Empoli (sostituito al 65’ da Mertens). In campionato, finora, Gabbiadini ha sommato 190 minuti, alla media poco entusiasmante di poco più un quarto d’ora a partita. Per quattro volte Gabbiadini ha giocato meno di dieci minuti: con il Milan 9’, con l’Udinese 8’, con il Chievo 7’, fino al picco negativo contro la Juve, con Manolo in campo per quattro minuti. D’altronde Sarri lo aveva fatto intendere chiaramente agli albori della stagione: Manolo è considerato l’alternativa a Higuain, più che un suo possibile partner d’attacco. E finora i numeri della stagione lo mostrano plasticamente. Otto volte Gabbiadini è subentrato dalla panchina, in sei occasioni ha sostituito Higuain (una volta Callejon, un’altra Mertens). Una staffetta, quella con il Pipita, che è diventata un marchio di fabbrica di Sarri, come l’altra tra Insigne e Mertens. Un solo gol messo a segno, negli spicchi di partita concessi dal tecnico, l’ultimo nella «manita» rifilata alla Lazio. Eppure i fasti della scorsa stagione avevano fatto pronosticare tutto un altro abbrivio per il 24enne arrivato dalla Sampdoria, che nella parte di campionato disputata – arrivò a gennaio – mise insieme numeri mostruosi. Trenta presenze e 11 centri, tra campionato, Coppa ed Europa League. Un ruolino che però non gli è servito a guadagnare più spazio quest’anno. Ma se il sorriso si è affievolito, trasformandolo in un bomber triste, la sua reazione alla panchina non è cambiata: low profile, zero polemiche (un paio di uscite spericolate ma del suo procuratore) fino all’ultima dichiarzione dopo il Midtjylland: siamo tutti importanti. Manolo modello di comportamento, oltre che di stile.

fonte:ilmattino

Fabio Jouakim Riserva (Europa League a parte) nel Napoli di Sarri ma sempre arruolabile per la causa dell’Italia. Nel giorno in cui Conte manda messaggi non troppo velati a Insigne, indiziato di essere inadatto a indossare questa maglia, c’è un altro calciatore del Napoli – l’unico convocato dal ct – che viene giudicato talmente adatto a indossarla da diventarne modello d’eccezione. Manolo Gabbiadini è infatti uno dei tre testimonial della nuova divisa che farà il suo esordio venerdì prossimo in occasione dell'amichevole degli azzurri a Bruxelles contro il Belgio, insieme al capitano Buffon e al difensore della Fiorentina Astori. Una maglia a colletto alto che si ispira al passato, orlata di tricolore sulle maniche: è l’azzurro che indosserà in campo la Nazionale di Conte ai prossimi Europei. Per rappresentarla, come attaccante, viene scelto un giocatore che nel suo club non gioca praticamente mai. Ma che fa parte del gruppo azzurro e dei programmi del Napoli, almeno secondo quanto dice Aurelio De Laurentiis: «Via Gabbiadini? Ma siete pazzi? Rimane a Napoli. Se poi non vorrà rinnovare il contratto in scadenza dopo il quinto anno ce ne faremo una ragione». Capocannoniere dell’Europa League (insieme, tra gli altri, a Callejon) con quattro gol, totalizzati con due doppiette ai danesi del Midtjylland, in campionato Manolo di rado si scolla dalla panchina. Otto minuti più recupero concessi da Sarri domenica contro l’Udinese, al posto – manco a dirlo – di Higuain. E nelle precedenti undici partite numeri altrettanto stiracchiati, con l’unica presenza da titolare a Empoli (sostituito al 65’ da Mertens). In campionato, finora, Gabbiadini ha sommato 190 minuti, alla media poco entusiasmante di poco più un quarto d’ora a partita. Per quattro volte Gabbiadini ha giocato meno di dieci minuti: con il Milan 9’, con l’Udinese 8’, con il Chievo 7’, fino al picco negativo contro la Juve, con Manolo in campo per quattro minuti. D’altronde Sarri lo aveva fatto intendere chiaramente agli albori della stagione: Manolo è considerato l’alternativa a Higuain, più che un suo possibile partner d’attacco. E finora i numeri della stagione lo mostrano plasticamente. Otto volte Gabbiadini è subentrato dalla panchina, in sei occasioni ha sostituito Higuain (una volta Callejon, un’altra Mertens). Una staffetta, quella con il Pipita, che è diventata un marchio di fabbrica di Sarri, come l’altra tra Insigne e Mertens. Un solo gol messo a segno, negli spicchi di partita concessi dal tecnico, l’ultimo nella «manita» rifilata alla Lazio. Eppure i fasti della scorsa stagione avevano fatto pronosticare tutto un altro abbrivio per il 24enne arrivato dalla Sampdoria, che nella parte di campionato disputata – arrivò a gennaio – mise insieme numeri mostruosi. Trenta presenze e 11 centri, tra campionato, Coppa ed Europa League. Un ruolino che però non gli è servito a guadagnare più spazio quest’anno. Ma se il sorriso si è affievolito, trasformandolo in un bomber triste, la sua reazione alla panchina non è cambiata: low profile, zero polemiche (un paio di uscite spericolate ma del suo procuratore) fino all’ultima dichiarzione dopo il Midtjylland: siamo tutti importanti. Manolo modello di comportamento, oltre che di stile.

fonte:ilmattino