Scuola vietata agli alunni non vaccinati. Sì delle Regioni ma serve una legge. Il Mef sul piano prende tempo per i fondi

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Via libera a metà al piano nazionale dei vaccini. I governatori delle Regioni pur con qualche mugugno hanno detto di sì. Alla fine si erano convinti dell’importanza di fermare il calo di vaccinazioni dei piccoli ma anche dei grandi. Ma a tirare il freno a mano ci ha pensato il Mef. Questioni di copertura economica, ovviamente. Serve tempo per analizzare – così il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta – il testo. Ne parleremo col ministero della Salute per condividere la relazione tecnica e pensiamo di concludere positivamente entro la prossima conferenza straordinaria». Sarà. Ma doveva essere il giorno dell’atteso via libera dopo le tante polemiche per il contenuto del piano. Due i punti sui quali si è acceso il dibattito: l’obbligo di vaccinazione per le iscrizioni a scuola e le sanzioni, con la collaborazione degli ordini professionali, per i medici che non dovessero seguire le indicazioni. Questo aspetto che ha sollevato non poche polemiche in realtà segue un percorso particolare. La sanzione è piuttosto remota e segue audit e confronti con ordini, associazioni, sindacati. Per la scuola, nel testo discusso ieri durante la conferenza delle Regioni, si fa specifico rimando ad una normativa ad hoc. D’altronde le perplessità vengono proprio dal Pd. Donata Lenzi, capogruppo dei democrat in Commissione affari sociali avverte: «Le decisioni in materia di vaccinazioni devono essere informate e prudenti, credo che sia più utile imporre l’obbligo per chi frequenta gli asili nido e le scuole materne, è necessario che il piano chiarisca quali vaccinazioni siano necessarie nel primo anno di vita». L’intesa sul pacchetto arriverà, con molta probabilità, nel corso della prossima conferenza Stato-Regioni. Almeno questo è l’auspicio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Si tratta di reperire le risorse, dal momento che il piano costa 300 milioni di euro, comunque non pochi di fronte ad un aumento del fondo sanitario nazionale di un miliardo. «È un piano molto ambizioso, contiene vaccini ulteriori, ci vorrà tempo per la piena applicazione», spiega il coordinatore degli assessori alla Sanità, l’emiliano Sergio Venturi. «Abbiamo proposto, e il ministero è d’accordo, un tavolo di monitoraggio tra Regioni e ministero della Salute. Ora si tratta di applicare il Piano, valutando gli aspetti economici e le priorità da raggiungere». Gli obiettivi del piano sono ambiziosi. Mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e popolazioni a rischio. Aumentare l’adesione consapevole (attraverso campagne ad hoc), contrastare le disuguaglianze, completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili, promuovere nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni. E ancora, attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di casualità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo e favorire la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini. La media nazionale di vaccinazione dei piccoli è scesa sotto la quota del 95 per cento. Non arriva invece all’87% (in Campania è a quota 83,66) il dato relativo alle vaccinazioni per morbillo, rosolia e parotite. Ed è indispensabile, numeri alla mano, invertire il trend. (Elena Romanazzi – Il Mattino) 

Via libera a metà al piano nazionale dei vaccini. I governatori delle Regioni pur con qualche mugugno hanno detto di sì. Alla fine si erano convinti dell’importanza di fermare il calo di vaccinazioni dei piccoli ma anche dei grandi. Ma a tirare il freno a mano ci ha pensato il Mef. Questioni di copertura economica, ovviamente. Serve tempo per analizzare – così il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta – il testo. Ne parleremo col ministero della Salute per condividere la relazione tecnica e pensiamo di concludere positivamente entro la prossima conferenza straordinaria». Sarà. Ma doveva essere il giorno dell’atteso via libera dopo le tante polemiche per il contenuto del piano. Due i punti sui quali si è acceso il dibattito: l’obbligo di vaccinazione per le iscrizioni a scuola e le sanzioni, con la collaborazione degli ordini professionali, per i medici che non dovessero seguire le indicazioni. Questo aspetto che ha sollevato non poche polemiche in realtà segue un percorso particolare. La sanzione è piuttosto remota e segue audit e confronti con ordini, associazioni, sindacati. Per la scuola, nel testo discusso ieri durante la conferenza delle Regioni, si fa specifico rimando ad una normativa ad hoc. D’altronde le perplessità vengono proprio dal Pd. Donata Lenzi, capogruppo dei democrat in Commissione affari sociali avverte: «Le decisioni in materia di vaccinazioni devono essere informate e prudenti, credo che sia più utile imporre l’obbligo per chi frequenta gli asili nido e le scuole materne, è necessario che il piano chiarisca quali vaccinazioni siano necessarie nel primo anno di vita». L’intesa sul pacchetto arriverà, con molta probabilità, nel corso della prossima conferenza Stato-Regioni. Almeno questo è l’auspicio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Si tratta di reperire le risorse, dal momento che il piano costa 300 milioni di euro, comunque non pochi di fronte ad un aumento del fondo sanitario nazionale di un miliardo. «È un piano molto ambizioso, contiene vaccini ulteriori, ci vorrà tempo per la piena applicazione», spiega il coordinatore degli assessori alla Sanità, l'emiliano Sergio Venturi. «Abbiamo proposto, e il ministero è d'accordo, un tavolo di monitoraggio tra Regioni e ministero della Salute. Ora si tratta di applicare il Piano, valutando gli aspetti economici e le priorità da raggiungere». Gli obiettivi del piano sono ambiziosi. Mantenere lo stato polio-free, raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free, garantire l’offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d’età e popolazioni a rischio. Aumentare l’adesione consapevole (attraverso campagne ad hoc), contrastare le disuguaglianze, completare l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali, migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili, promuovere nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni. E ancora, attivare un percorso di revisione e standardizzazione dei criteri per l’individuazione del nesso di casualità ai fini del riconoscimento dell’indennizzo e favorire la ricerca e l’informazione scientifica indipendente sui vaccini. La media nazionale di vaccinazione dei piccoli è scesa sotto la quota del 95 per cento. Non arriva invece all’87% (in Campania è a quota 83,66) il dato relativo alle vaccinazioni per morbillo, rosolia e parotite. Ed è indispensabile, numeri alla mano, invertire il trend. (Elena Romanazzi – Il Mattino)