Scandali in Vaticano. Scarano, il vescovo salernitano arrestato per riciclaggio: «Conti irregolari, lo dissi a Bertone»

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«Quanto sta accadendo in Vaticano in questo momento storico è legato alla grande azione riformatrice del Santo Padre e intorno a lui si muove un mondo occulto, di cui soltanto oggi inizia a trapelare qualcosa». Monsignor Nunzio Scarano (arrestato a Roma per aver rimpatriato soldi dalla Svizzera e a Salerno per ricilaggio) è seduto su una poltroncina nello studio del suo legale di fiducia, Silverio Sica, e risponde con grande pacatezza a ciascuna domanda. Inflessibile come sempre, capace di mascherare le sue più intime emozioni. Lascia però intendere, senza dirlo apertamente, che ora sta venendo fuori tutto ciò che lui aveva denunciato durante l’interrogatorio di garanzia poco dopo il suo arresto. Secondo lei, chi sta davvero cercando di insabbiare le riforme di Papa Francesco? «Molti che sembrano amici e collaboratori i quali, invece, sono suoi nemici». Cosa c’è dietro ai corvi? «C’erano, ci sono e ci saranno sempre i corvi in Vaticano. Sono persone strumentali ad operazioni di sabotaggio dell’azione del Papa. Proprio i corvi hanno ostacolato ogni mia azione volta a smascherare operazioni poco limpide…». Monsignore, lei pensa di essere stato una vittima di questo sistema che ora sta venendo davvero alla luce? «Ho da subito pensato che qualcuno volesse fermare la mia azione in Vaticano ed ho sentito l’assoluta verità delle parole di Paolo VI quando disse che in Vaticano aleggiava il “fumo di Satana”. Io so di essere vittima della mia assoluta dedizione al bene della Chiesa, della Santa Sede e del Santo Padre». Lei intrattiene ancora rapporti di amicizia in Vaticano? «Dopo il mio arresto sono stato denigrato, insultato e totalmente emarginato. Ma so che molti mi vogliono ancora bene». Entriamo nel dunque… Chi è monsignor Lucio Angel Vallejo Balda? «Non l’ho mai conosciuto». Ci può spiegare bene come funzionano le tessere d’acquisto del Vaticano? «I possessori sono segnalati come persone di fiducia o familiari di dipendenti e “amici di amici” che usufruiscono di privilegi e sconti negli acquisti all’interno del Governatorato vaticano: benzina, Annona ed altro. Io personalmente ho combattuto non poco per far sì che si prendesse in considerazione la modifica di questi appannaggi che da sempre ho denunciato come una vergogna per la Chiesa». Lei è stato uno dei funzionari Apsa che si occupa dell’amministrazione dei beni immobili della Chiesa. Parliamo dunque degli alloggi vip affittati a laici che pagano poche centinaia di euro al mese di fitto… «I superiori nell’assegnazione di alloggi e altro hanno sempre agito come se la Santa Sede fosse una proprietà privata e non un ente morale e spirituale. Se un superiore si permette di dire “aho, me raccomando monsignore, questa cosa non la deve vedere” significa che qualcosa non va…». Durante il suo interrogatorio in carcere ha parlato delle vendite di alcuni beni. Come la tenuta «Acqua Fredda»… «Sì, è stata venduta dal delegato direttore dell’Apsa, Giorgio Stoppa, ai suoi amici ad un prezzo stracciato. Considerando che si tratta di tantissimi ettari di terreno non edificabile io chiesi: perché venderlo? Ma diedi fastidio. Fatto è che quella proprietà fu venduta per un miliardo di lire e oggi ne vale 70/80». E ricorda il caso del segretario generale del governatorato, Giuseppe Sciacca, e la questione degli appartamenti? «Questo caso fece scalpore nel momento in cui io fui allontanato, compresi che stava per iniziare a cambiare qualcosa e ne fui felice». Sempre dal carcere ha denunciato alcune irregolarità nella contabilità di Propaganda Fide, uno degli undici immobili che ha ottenuto il privilegio di extraterritorialità e l’esenzione da espropriazioni e da tributi… «Quando ho portato le carte relative alle verifiche amministrative ed economiche, il prefetto Ferdinando Filoni mi ringraziò dicendo “Monsignore da domani inizia una nuova vita”. Infatti ci fu il licenziamento di due o tre persone, altre due furono allontanate e il mio superiore, Paolo Mennini, era sorpreso e impaurito: iniziò a chiamare i suoi amici, tutti si chiedevano cosa fosse accaduto e qualcuno iniziava a dire “in ufficio abbiamo qualcuno che ha portato fuori delle notizie”. Così le carte compromettenti da firmare, quelle che non dovevo guardare, non mi arrivavano più: sono stato spostato di competenze e controllato». Parliamo di denaro. Iniziamo da quei quaranta milioni di euro che rappresentano il buco del fondo pensioni per i dipendenti. «Il fondo pensioni è nato con il cardinale Castillo Lara, un uomo di grande intelligenza ed intuito. Fino a quando c’è stato lui non mi risultano problemi. Era un uomo di grande onestà». Torniamo allora a delle situazioni che lei conosce bene: l’Apsa, lo Ior… Nei conti correnti Ior circolano nomi eccellenti, uomini di Chiesa e della finanza… «È vero, e tanti sono gli amici di uomini potenti della Chiesa che usufruivano di servigi non per il bene della Chiesa. Ci sono anche conti cifrati e questi hanno in uso anche una bella cassaforte. Tra questi c’era anche quello del banchiere Giuseppe Nattino. Ma queste sono cose da me già denunciate e ormai note a tutti». Lei di alcuni conti irregolari e di come l’Apsa funzionasse anche da banca, pur non essendo banca, ne ha mai parlato con nessuno? «Con il cardinale Tarcisio Bertone e con il mio superiore Stoppa. Ma nessuno ha mai considerato, soprattutto quando notavo irregolarità nei conti». Cosa c’è ancora da sapere sul Vaticano, quali sono gli altri segreti? «Quello che so lo dirò solo al Santo Padre». Cosa è cambiato dai tempi del cardinale Paul Marcinkuse dello scandalo del banco Ambrosiano… È vero che alla Chiesa “non bastano solo quattro Ave Maria?”». «Con lui era sempre tutto nascosto. Dalla sua morte in poi è iniziato il tempo della ricerca della verità». (Petronilla Carillo – Il Mattino) 

«Quanto sta accadendo in Vaticano in questo momento storico è legato alla grande azione riformatrice del Santo Padre e intorno a lui si muove un mondo occulto, di cui soltanto oggi inizia a trapelare qualcosa». Monsignor Nunzio Scarano (arrestato a Roma per aver rimpatriato soldi dalla Svizzera e a Salerno per ricilaggio) è seduto su una poltroncina nello studio del suo legale di fiducia, Silverio Sica, e risponde con grande pacatezza a ciascuna domanda. Inflessibile come sempre, capace di mascherare le sue più intime emozioni. Lascia però intendere, senza dirlo apertamente, che ora sta venendo fuori tutto ciò che lui aveva denunciato durante l’interrogatorio di garanzia poco dopo il suo arresto. Secondo lei, chi sta davvero cercando di insabbiare le riforme di Papa Francesco? «Molti che sembrano amici e collaboratori i quali, invece, sono suoi nemici». Cosa c’è dietro ai corvi? «C’erano, ci sono e ci saranno sempre i corvi in Vaticano. Sono persone strumentali ad operazioni di sabotaggio dell’azione del Papa. Proprio i corvi hanno ostacolato ogni mia azione volta a smascherare operazioni poco limpide…». Monsignore, lei pensa di essere stato una vittima di questo sistema che ora sta venendo davvero alla luce? «Ho da subito pensato che qualcuno volesse fermare la mia azione in Vaticano ed ho sentito l’assoluta verità delle parole di Paolo VI quando disse che in Vaticano aleggiava il “fumo di Satana”. Io so di essere vittima della mia assoluta dedizione al bene della Chiesa, della Santa Sede e del Santo Padre». Lei intrattiene ancora rapporti di amicizia in Vaticano? «Dopo il mio arresto sono stato denigrato, insultato e totalmente emarginato. Ma so che molti mi vogliono ancora bene». Entriamo nel dunque… Chi è monsignor Lucio Angel Vallejo Balda? «Non l’ho mai conosciuto». Ci può spiegare bene come funzionano le tessere d’acquisto del Vaticano? «I possessori sono segnalati come persone di fiducia o familiari di dipendenti e “amici di amici” che usufruiscono di privilegi e sconti negli acquisti all’interno del Governatorato vaticano: benzina, Annona ed altro. Io personalmente ho combattuto non poco per far sì che si prendesse in considerazione la modifica di questi appannaggi che da sempre ho denunciato come una vergogna per la Chiesa». Lei è stato uno dei funzionari Apsa che si occupa dell’amministrazione dei beni immobili della Chiesa. Parliamo dunque degli alloggi vip affittati a laici che pagano poche centinaia di euro al mese di fitto… «I superiori nell’assegnazione di alloggi e altro hanno sempre agito come se la Santa Sede fosse una proprietà privata e non un ente morale e spirituale. Se un superiore si permette di dire “aho, me raccomando monsignore, questa cosa non la deve vedere” significa che qualcosa non va…». Durante il suo interrogatorio in carcere ha parlato delle vendite di alcuni beni. Come la tenuta «Acqua Fredda»… «Sì, è stata venduta dal delegato direttore dell’Apsa, Giorgio Stoppa, ai suoi amici ad un prezzo stracciato. Considerando che si tratta di tantissimi ettari di terreno non edificabile io chiesi: perché venderlo? Ma diedi fastidio. Fatto è che quella proprietà fu venduta per un miliardo di lire e oggi ne vale 70/80». E ricorda il caso del segretario generale del governatorato, Giuseppe Sciacca, e la questione degli appartamenti? «Questo caso fece scalpore nel momento in cui io fui allontanato, compresi che stava per iniziare a cambiare qualcosa e ne fui felice». Sempre dal carcere ha denunciato alcune irregolarità nella contabilità di Propaganda Fide, uno degli undici immobili che ha ottenuto il privilegio di extraterritorialità e l’esenzione da espropriazioni e da tributi… «Quando ho portato le carte relative alle verifiche amministrative ed economiche, il prefetto Ferdinando Filoni mi ringraziò dicendo “Monsignore da domani inizia una nuova vita”. Infatti ci fu il licenziamento di due o tre persone, altre due furono allontanate e il mio superiore, Paolo Mennini, era sorpreso e impaurito: iniziò a chiamare i suoi amici, tutti si chiedevano cosa fosse accaduto e qualcuno iniziava a dire “in ufficio abbiamo qualcuno che ha portato fuori delle notizie”. Così le carte compromettenti da firmare, quelle che non dovevo guardare, non mi arrivavano più: sono stato spostato di competenze e controllato». Parliamo di denaro. Iniziamo da quei quaranta milioni di euro che rappresentano il buco del fondo pensioni per i dipendenti. «Il fondo pensioni è nato con il cardinale Castillo Lara, un uomo di grande intelligenza ed intuito. Fino a quando c’è stato lui non mi risultano problemi. Era un uomo di grande onestà». Torniamo allora a delle situazioni che lei conosce bene: l’Apsa, lo Ior… Nei conti correnti Ior circolano nomi eccellenti, uomini di Chiesa e della finanza… «È vero, e tanti sono gli amici di uomini potenti della Chiesa che usufruivano di servigi non per il bene della Chiesa. Ci sono anche conti cifrati e questi hanno in uso anche una bella cassaforte. Tra questi c’era anche quello del banchiere Giuseppe Nattino. Ma queste sono cose da me già denunciate e ormai note a tutti». Lei di alcuni conti irregolari e di come l’Apsa funzionasse anche da banca, pur non essendo banca, ne ha mai parlato con nessuno? «Con il cardinale Tarcisio Bertone e con il mio superiore Stoppa. Ma nessuno ha mai considerato, soprattutto quando notavo irregolarità nei conti». Cosa c’è ancora da sapere sul Vaticano, quali sono gli altri segreti? «Quello che so lo dirò solo al Santo Padre». Cosa è cambiato dai tempi del cardinale Paul Marcinkuse dello scandalo del banco Ambrosiano… È vero che alla Chiesa “non bastano solo quattro Ave Maria?”». «Con lui era sempre tutto nascosto. Dalla sua morte in poi è iniziato il tempo della ricerca della verità». (Petronilla Carillo – Il Mattino)