Scoppia il caso Fienga intorno al giovane Salvator Rosa

0

Il caso Fienga, nella memoria collettiva degli studiosi di storia, è un personaggio dei primi decenni  del novecento, forte e tenace. Il caso Fienga del 2015, ha in comune con il precedente la tenacia. Due editori, Gino e Andrea, che in nome e per conto dell’arte scatenano un putiferio, inventando e applicando un semplice teorema. Con un sistema di raccolta fondi, oserei dire quasi elemosina collettiva, non per dispregio ma per inquadrarlo in un contesto antico e medievale dell’arte, ed un obiettivo predefinito, sono riusciti a raggiungere tutti gli scopi coinvolgendo inoltre le più importanti istituzioni non solo locali.

La parola magica è “crowdfounding”, che nell’inglese manageriale significa (folla-finanziamento) finanziamento collettivo. Qualche mese fa inizia la raccolta, a farsi avanti subito le associazioni locali e i grandi stavano a guardare incuriositi. Poi man mano a macchia d’olio si allarga alla provincia, poi alla regione. Intanto importanti  media della carta stampata e televisiva si interrogano su come sia stato possibile. Il Sole 24 Ore li presenta come capoclasse e li addita ad esempio per altre iniziative. Scoppia il caso Fienga a livello nazionale. E’ un crescendo inarrestabile e lo si intravede sui social media con #astag, aggiornamenti e video. Le istituzioni retrive e agnostiche iniziano a vibrare, sciolgono la loro temenza e incominciao ad offrire il loro patrocinio e poi la loro collaborazione. E’ fatta! I Fienga entrano nella storia, a cronache sedimentate, come gli inventori di un sistema esportabile e applicabile a tutto il mondo dell’arte e del management organizzativo di eventi culturali, ma anche e soprattutto entra nel tessuto sociale dando stimolo, forza e potere ad un eventuale gruppo che si prefigge obiettivi di conoscenza di cui l’intera collettività ne può beneficiare. E penso al Ninfeo di Pipiano, alla Villa Romana di Pollio Felice, ai cisternoni di Spasiano, ai Leoni di Donna Paola, al Monastero di San Renato e a tanti pezzi di storia della penisola affidati all’oblio.

Domani, sabato 7 novembre 2015 alle 18.00, la mostra “Il giovane Salvato Rosa” inaugura, ma non è solo un vernissage, è un brindisi, è una stura ad altro, è una finestra per nuovi orizzonti, oltre gli apporti che lo studio e l’approntamento di una mostra comporta con novità e sorprese. 

 

 

GUARDATO
1:03

SALVATORE ROSA BACKSTAGE

 

 

GUARDATO
12:08

SALVATOR ROSA AL MUSEO CORREALE DI SORRENTO

di Positanonews TV

Saraci 

 

Il caso Fienga, nella memoria collettiva degli studiosi di storia, è un personaggio dei primi decenni  del novecento, forte e tenace. Il caso Fienga del 2015, ha in comune con il precedente la tenacia. Due editori, Gino e Andrea, che in nome e per conto dell’arte scatenano un putiferio, inventando e applicando un semplice teorema. Con un sistema di raccolta fondi, oserei dire quasi elemosina collettiva, non per dispregio ma per inquadrarlo in un contesto antico e medievale dell’arte, ed un obiettivo predefinito, sono riusciti a raggiungere tutti gli scopi coinvolgendo inoltre le più importanti istituzioni non solo locali.

La parola magica è “crowdfounding”, che nell’inglese manageriale significa (folla-finanziamento) finanziamento collettivo. Qualche mese fa inizia la raccolta, a farsi avanti subito le associazioni locali e i grandi stavano a guardare incuriositi. Poi man mano a macchia d’olio si allarga alla provincia, poi alla regione. Intanto importanti  media della carta stampata e televisiva si interrogano su come sia stato possibile. Il Sole 24 Ore li presenta come capoclasse e li addita ad esempio per altre iniziative. Scoppia il caso Fienga a livello nazionale. E’ un crescendo inarrestabile e lo si intravede sui social media con #astag, aggiornamenti e video. Le istituzioni retrive e agnostiche iniziano a vibrare, sciolgono la loro temenza e incominciao ad offrire il loro patrocinio e poi la loro collaborazione. E’ fatta! I Fienga entrano nella storia, a cronache sedimentate, come gli inventori di un sistema esportabile e applicabile a tutto il mondo dell'arte e del management organizzativo di eventi culturali, ma anche e soprattutto entra nel tessuto sociale dando stimolo, forza e potere ad un eventuale gruppo che si prefigge obiettivi di conoscenza di cui l'intera collettività ne può beneficiare. E penso al Ninfeo di Pipiano, alla Villa Romana di Pollio Felice, ai cisternoni di Spasiano, ai Leoni di Donna Paola, al Monastero di San Renato e a tanti pezzi di storia della penisola affidati all'oblio.

Domani, sabato 7 novembre 2015 alle 18.00, la mostra "Il giovane Salvato Rosa" inaugura, ma non è solo un vernissage, è un brindisi, è una stura ad altro, è una finestra per nuovi orizzonti, oltre gli apporti che lo studio e l’approntamento di una mostra comporta con novità e sorprese.