SORRENTO SUL COMUNE UNICO INTERVIENE EDUARDO FIORENTINO “FACCIAMO UN REFERENDUM”

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Sorrento , riceviamo e pubblichiamo. E’ impensabile nutrire pregiudizi verso gli obiettivi nobili che può prefiggersi l’eventuale costituzione del Comune unico: politiche uniche e più snelle (penso alla mobilità, ma non solo), una rappresentanza politica in sedi extracomunali più incisive (conteremo, forse, di più), abbattimento degli sprechi, burocrazie meno asfissianti, e così via. Tuttavia, mi è quasi naturale, direi conseguenziale, nutrire pregiudizi verso gli attuali promotori di questa iniziativa: sento puzza di arrivismo, di personaggi che vogliono garantirsi rendite a vita, avverto una confusione tra il chi (per loro fondamentale) e il come (fondamentale, invece, per la collettività). C’è una questione anche di “brand”, dove la parola Sorrento, conosciuta in tutto il mondo, va comunque salvaguardata, tutelata. Detto fra di noi: chi ci guadagna in questa operazione? Chi si muove nelle retrovie? Il vero disegno politico è fare il bene della comunità, o soltanto il bene dei pochi eletti che orbitano attorno alla pubblica amministrazione, attraverso consulenze e meccanismi torbidi oramai consolidati? Non sarebbe forse il caso di indire un referendum e dare parola alla reale cittadinanza? Eduardo Fiorentino

Sorrento , riceviamo e pubblichiamo. E’ impensabile nutrire pregiudizi verso gli obiettivi nobili che può prefiggersi l’eventuale costituzione del Comune unico: politiche uniche e più snelle (penso alla mobilità, ma non solo), una rappresentanza politica in sedi extracomunali più incisive (conteremo, forse, di più), abbattimento degli sprechi, burocrazie meno asfissianti, e così via. Tuttavia, mi è quasi naturale, direi conseguenziale, nutrire pregiudizi verso gli attuali promotori di questa iniziativa: sento puzza di arrivismo, di personaggi che vogliono garantirsi rendite a vita, avverto una confusione tra il chi (per loro fondamentale) e il come (fondamentale, invece, per la collettività). C’è una questione anche di “brand”, dove la parola Sorrento, conosciuta in tutto il mondo, va comunque salvaguardata, tutelata. Detto fra di noi: chi ci guadagna in questa operazione? Chi si muove nelle retrovie? Il vero disegno politico è fare il bene della comunità, o soltanto il bene dei pochi eletti che orbitano attorno alla pubblica amministrazione, attraverso consulenze e meccanismi torbidi oramai consolidati? Non sarebbe forse il caso di indire un referendum e dare parola alla reale cittadinanza? Eduardo Fiorentino