Juve,il ritorno di Lichtsteiner

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Delusa solo la figlioletta: papà non sta più a casa come prima… Kim Noemi ha quasi cinque anni, gli stessi occhi chiari del papà campione.

L’ha aspettato impaziente e un poco imbronciata, perché era più bello quando stava a casa con lei. E’ la più tenera delle prospettive: per Kim Noemi il campione che torna è un papà con meno tempo per giocare. Stephan Lichtsteiner sorride, mentre lo racconta, riannodando i fili d’un mese senza pallone, cominciato tra riflessioni inquiete e paure sottili, riempito di fiducia e affetto per resistere, dimenticato nella notte di Mönchengladbach con un rientro superbo e il primo gol in Champions League.

CONTROLLI. «Allegri m’ha chiesto se me la sentivo e ho risposto sì: in un momento delicato, non potevo chiamarmi fuori. Lunedì ho provato nella rifinitura, però non era scontato che ci fossi». Racconta il colloquio della vigilia come fosse una banale questione di turn-over, invece era la fine di un incubo, il ritorno alla normalità smarrita nell’intervallo di Juve-Frosinone: un malessere improvviso, con difficoltà respiratorie, la sostituzione cui nessuno fa troppo caso, la notte in osservazione all’ospedale Mauriziano di Torino. E’ il 23 settembre, quaranta giorni fa, il petto scosso dai battiti impazziti. «In quel momento – ricorda Lichtsteiner – non ho pensato al cuore: solo a stanchezza, o a un problema di digestione. Ho cominciato a preoccuparmi, invece, quando m’hanno spiegato che avrei dovuto sottopormi immediatamente a dei controlli».

RISPOSTE. La Juventus, sei giorni dopo, parla per la prima volta di problemi cardiaci, comunicando l’indisponibilià del calciatore per la partita con il Siviglia e la necessità di accertamenti e consulenze specialistiche. La diagnosi evidenzia un flutter atriale, il 2 ottobre viene effettuato l’intervento: non è complicato, se ne praticano migliaia, e l’equipe guidata dal professor Fiorenzo Gaita è di altissimo livello, però Stephan, prima d’entrare in sala operatoria, è agitato: «Ho temuto che potesse accadere di dover lasciare il calcio, ma il primo pensiero, sinceramente, è stato per la mia famiglia. Ero preoccupato per loro, dopo però è sparito tutto: ho ricevuto le risposte che cercavo e ho solo lavorato per tornare». EMOZIONI. Il professor Gaita assicura pubblicamente che un mese è sufficiente per il recupero, difatti l’idoneità giunge puntuale e domenica Stephan s’aggrega al gruppo a Vinovo. Nessuno, tuttavia, immagina di vederlo titolare sulla fascia al Borussia Park, men che meno di vederlo protagonista, determinante per il pareggio che avvicina i bianconeri agli ottavi di finale. Allegri, in conferenza, a dire il vero, lascia balenare la possibilità d’impiegarlo, ma perfino ai dirigenti sembra impossibile: il ragazzo, invece, si sente pronto e accetta la sfida, un mese esatto dopo l’intervento chiude i conti con il destino. A fine partita, lo cercano tutti. E lui si concede a tutti, frugando tra emozioni forti e riepilogando le curve dell’umore, l’iniziale scoramento e poi la certezza di tornare, l’impegno quotidiano per farsi trovare pronto. RIMPIANTI. Tutti attorno, nella notte tedesca: a parlare d’un gol bellissimo al Borussia e al destino, perché è una fiaba che il ritorno in campo di Stephan coincida con la sua prima esultanza in Champions League. E la fiaba riecheggia durante la cena al FreiRaum StattHotel, appena fuori città, nel cielo tra Dusseldorf e Torino, a Vinovo dove la squadra scende subito in campo, nei sorrisi privati e nelle dichiarazioni pubbliche. «Per me giocare era troppo importante…» sussurra Lichtsteiner, che però non nasconde il dispiacere per un pareggio che lascia rimpianti: «Nonostante il ritorno, un punto importante e il goal, non possiamo essere soddisfatti di questa partita». Determinato, esigente, mai sazio: il Swisse Express è tornato davvero. fonte:corrieredellosport

Delusa solo la figlioletta: papà non sta più a casa come prima… Kim Noemi ha quasi cinque anni, gli stessi occhi chiari del papà campione.

L’ha aspettato impaziente e un poco imbronciata, perché era più bello quando stava a casa con lei. E’ la più tenera delle prospettive: per Kim Noemi il campione che torna è un papà con meno tempo per giocare. Stephan Lichtsteiner sorride, mentre lo racconta, riannodando i fili d’un mese senza pallone, cominciato tra riflessioni inquiete e paure sottili, riempito di fiducia e affetto per resistere, dimenticato nella notte di Mönchengladbach con un rientro superbo e il primo gol in Champions League.

CONTROLLI. «Allegri m’ha chiesto se me la sentivo e ho risposto sì: in un momento delicato, non potevo chiamarmi fuori. Lunedì ho provato nella rifinitura, però non era scontato che ci fossi». Racconta il colloquio della vigilia come fosse una banale questione di turn-over, invece era la fine di un incubo, il ritorno alla normalità smarrita nell’intervallo di Juve-Frosinone: un malessere improvviso, con difficoltà respiratorie, la sostituzione cui nessuno fa troppo caso, la notte in osservazione all’ospedale Mauriziano di Torino. E’ il 23 settembre, quaranta giorni fa, il petto scosso dai battiti impazziti. «In quel momento – ricorda Lichtsteiner – non ho pensato al cuore: solo a stanchezza, o a un problema di digestione. Ho cominciato a preoccuparmi, invece, quando m’hanno spiegato che avrei dovuto sottopormi immediatamente a dei controlli».

RISPOSTE. La Juventus, sei giorni dopo, parla per la prima volta di problemi cardiaci, comunicando l’indisponibilià del calciatore per la partita con il Siviglia e la necessità di accertamenti e consulenze specialistiche. La diagnosi evidenzia un flutter atriale, il 2 ottobre viene effettuato l’intervento: non è complicato, se ne praticano migliaia, e l’equipe guidata dal professor Fiorenzo Gaita è di altissimo livello, però Stephan, prima d’entrare in sala operatoria, è agitato: «Ho temuto che potesse accadere di dover lasciare il calcio, ma il primo pensiero, sinceramente, è stato per la mia famiglia. Ero preoccupato per loro, dopo però è sparito tutto: ho ricevuto le risposte che cercavo e ho solo lavorato per tornare». EMOZIONI. Il professor Gaita assicura pubblicamente che un mese è sufficiente per il recupero, difatti l’idoneità giunge puntuale e domenica Stephan s’aggrega al gruppo a Vinovo. Nessuno, tuttavia, immagina di vederlo titolare sulla fascia al Borussia Park, men che meno di vederlo protagonista, determinante per il pareggio che avvicina i bianconeri agli ottavi di finale. Allegri, in conferenza, a dire il vero, lascia balenare la possibilità d’impiegarlo, ma perfino ai dirigenti sembra impossibile: il ragazzo, invece, si sente pronto e accetta la sfida, un mese esatto dopo l’intervento chiude i conti con il destino. A fine partita, lo cercano tutti. E lui si concede a tutti, frugando tra emozioni forti e riepilogando le curve dell’umore, l’iniziale scoramento e poi la certezza di tornare, l’impegno quotidiano per farsi trovare pronto. RIMPIANTI. Tutti attorno, nella notte tedesca: a parlare d’un gol bellissimo al Borussia e al destino, perché è una fiaba che il ritorno in campo di Stephan coincida con la sua prima esultanza in Champions League. E la fiaba riecheggia durante la cena al FreiRaum StattHotel, appena fuori città, nel cielo tra Dusseldorf e Torino, a Vinovo dove la squadra scende subito in campo, nei sorrisi privati e nelle dichiarazioni pubbliche. «Per me giocare era troppo importante…» sussurra Lichtsteiner, che però non nasconde il dispiacere per un pareggio che lascia rimpianti: «Nonostante il ritorno, un punto importante e il goal, non possiamo essere soddisfatti di questa partita». Determinato, esigente, mai sazio: il Swisse Express è tornato davvero. fonte:corrieredellosport