Salerno. “Atti falsi”, primario rischia il processo. L’Asl si costituisce parte civile per il risarcimento del danno

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Salerno. Sospeso, licenziato e poi reintegrato in servizio, ora il primario Michele Verrioli rischia un processo con l’accusa di falso in atto pubblico. La Procura ha formalizzato nei suoi confronti la richiesta di rinvio a giudizio e l’Asl ha deliberato di costituirsi parte civile, “per ottenere l’integrale risarcimento dei danni subiti dal fatto costituente reato”. La vicenda ha origine dal procedimento disciplinare che l’Azienda sanitaria dispose nei confronti del medico poco più di un anno fa. Nel tentativo di giustificarsi, Verrioli avrebbe presentato un documento col protocollo della Direzione sanitaria dell’ospedale di Eboli, che a una verifica sui registri è però risultato di contenuto diverso da quello prodotto alla commissione disciplinare. L’allora direttore generale dell’Asl, Antonio Squillante, rispose con un provvedimento di licenziamento in tronco (poi annullato in primo grado dal giudice del lavoro) e una denuncia alla Procura che è confluita adesso nella richiesta di rinvio a giudizio. Tutto nasce nell’estate del 2014, quando Squillante invia gli ispettori nel reparto di Anatomia patologica di Eboli, guidato da Verrioli. A insospettire i vertici dell’Asl erano state apparenti anomalie nel consumo di farmaci e solventi in uso al reparto. La relazione ispettiva conferma le perplessità, segnalando acquisti eccessivi e materiale scaduto. È a quel punto che parte l’iter per la sospensione dal servizio e che il primario viene chiamato a controdedurre. Tra gli argomenti a difesa porta una lettera protocollata alla Direzione di presidio, a cui avrebbe segnalato che alcune sostanze in deposito non erano più utilizzabili a causa di un cattivo stato di conservazione. Il documento avrebbe scagionato il medico dall’ipotesi di aver governato in autonomia una gestione “allegra” delle spese, e avrebbe anche giustificato la necessità di ulteriori acquisti. Quando però la dirigenza dell’Asl decide di verificare nei registri del protocollo l’esistenza dell’atto, scopre che quel numero progressivo esiste e corrisponde a una comunicazione firmata da Verrioli, ma che oggetto e contenuto sono tutt’altri. Scatta così il licenziamento, per pregiudizio del rapporto fiduciario, e se prima la sospensione e poi la risoluzione del contratto di lavoro sono state entrambe annullate dal giudice del lavoro, il procedimento penale per falso è andato avanti e arriva ora in udienza preliminare. Non è neanche l’unico, perché i fascicoli per falsità materiale a carico di Verrioli sono due e anche il secondo è stato aperto su denuncia dei precedenti vertici dell’Asl, che in un processo civile per questioni di indennità si sarebbero trovati davanti a un altro documento sospetto. La vicenda disciplinare si è chiusa ad agosto, quando la nuova dirigenza sanitaria ha rimesso il primario al suo posto dando esecuzione a una sentenza emessa a giugno dal giudice del lavoro Diego Cavaliero, secondo cui il licenziamento era viziato da un mancato contraddittorio e dalla violazione del divieto della doppia contestazione. La Procura, però, è andata avanti con il procedimento penale, e il nuovo commissario dell’Asl, Antonio Postiglione, ha firmato la delibera per la costituzione di parte civile. (Clemy De Maio – La Città di Salerno) 

Salerno. Sospeso, licenziato e poi reintegrato in servizio, ora il primario Michele Verrioli rischia un processo con l’accusa di falso in atto pubblico. La Procura ha formalizzato nei suoi confronti la richiesta di rinvio a giudizio e l’Asl ha deliberato di costituirsi parte civile, “per ottenere l’integrale risarcimento dei danni subiti dal fatto costituente reato”. La vicenda ha origine dal procedimento disciplinare che l’Azienda sanitaria dispose nei confronti del medico poco più di un anno fa. Nel tentativo di giustificarsi, Verrioli avrebbe presentato un documento col protocollo della Direzione sanitaria dell’ospedale di Eboli, che a una verifica sui registri è però risultato di contenuto diverso da quello prodotto alla commissione disciplinare. L’allora direttore generale dell’Asl, Antonio Squillante, rispose con un provvedimento di licenziamento in tronco (poi annullato in primo grado dal giudice del lavoro) e una denuncia alla Procura che è confluita adesso nella richiesta di rinvio a giudizio. Tutto nasce nell’estate del 2014, quando Squillante invia gli ispettori nel reparto di Anatomia patologica di Eboli, guidato da Verrioli. A insospettire i vertici dell’Asl erano state apparenti anomalie nel consumo di farmaci e solventi in uso al reparto. La relazione ispettiva conferma le perplessità, segnalando acquisti eccessivi e materiale scaduto. È a quel punto che parte l’iter per la sospensione dal servizio e che il primario viene chiamato a controdedurre. Tra gli argomenti a difesa porta una lettera protocollata alla Direzione di presidio, a cui avrebbe segnalato che alcune sostanze in deposito non erano più utilizzabili a causa di un cattivo stato di conservazione. Il documento avrebbe scagionato il medico dall’ipotesi di aver governato in autonomia una gestione “allegra” delle spese, e avrebbe anche giustificato la necessità di ulteriori acquisti. Quando però la dirigenza dell’Asl decide di verificare nei registri del protocollo l’esistenza dell’atto, scopre che quel numero progressivo esiste e corrisponde a una comunicazione firmata da Verrioli, ma che oggetto e contenuto sono tutt’altri. Scatta così il licenziamento, per pregiudizio del rapporto fiduciario, e se prima la sospensione e poi la risoluzione del contratto di lavoro sono state entrambe annullate dal giudice del lavoro, il procedimento penale per falso è andato avanti e arriva ora in udienza preliminare. Non è neanche l’unico, perché i fascicoli per falsità materiale a carico di Verrioli sono due e anche il secondo è stato aperto su denuncia dei precedenti vertici dell’Asl, che in un processo civile per questioni di indennità si sarebbero trovati davanti a un altro documento sospetto. La vicenda disciplinare si è chiusa ad agosto, quando la nuova dirigenza sanitaria ha rimesso il primario al suo posto dando esecuzione a una sentenza emessa a giugno dal giudice del lavoro Diego Cavaliero, secondo cui il licenziamento era viziato da un mancato contraddittorio e dalla violazione del divieto della doppia contestazione. La Procura, però, è andata avanti con il procedimento penale, e il nuovo commissario dell’Asl, Antonio Postiglione, ha firmato la delibera per la costituzione di parte civile. (Clemy De Maio – La Città di Salerno)