Sarri duro con Insigne. La rabbia dopo la sostituzione è stata una mancanza di rispetto. Ora chieda scusa ai compagni

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Alzare l’asticella, un centimetro più su. È un autunno caldissimo che Maurizio Sarri vorrebbe non finisse mai: è dal 26 settembre, dalla gara con la Juventus, che il Napoli vince sempre. Sette vittorie consecutive di cui cinque in campionato: era dall’ultima stagione di Mazzarri, nella primavera del 2013, tra la 33esima e la 37esima giornata, che il Napoli non centrava lo stesso filotto. Maurizio Sarri dovrà rassegnarsi a pronunciare la parola scudetto abbinandola al Napoli, perché la sua squadra ha allungato le mani sul campionato, senza discussione né dubbi che questa presa di possesso sia destinata a durare. Ma l’allenatore dice: «Io però nella mia testa ho solo la prossima gara con il Genoa. Di tutto il resto non mi importa. Gli eccessi hanno sempre complicato le cose qui a Napoli, siamo solo alla decima giornata e fare discorsi diversi sarebbe un errore». La vittoria contro il Palermo è stata un’altra dimostrazione di forza, probabilmente quella definitiva: gli azzurri hanno vinto una partita splendida e che avrebbe potuto anche finire in una mattanza e che il Napoli ha affrontato con il piglio della grande. Con superiorità. «È un periodo positivo, certo, in cui stiamo facendo molto bene. Ma è anche un periodo molto faticoso. Da oggi siamo già proiettati al prossimo impegno a Marassi: il mio orizzonte temporale non riesce a proiettarsi oltre. Certo, la sensazione è che la squadra ha trovato quella continuità che una volta mancava. Così come la capacità di gestire certe situazioni». Sarri riesce dove il Napoli di Benitez ha fallito: perché il poverissimo a Rafone non è riuscito. Anzi, ci andò vicino proprio con il Palermo: ma la caduta alla Favorita fece calare il sipario alla striscia positiva. «Io non penso ai record, non mi importano». Affronta i casi del giorno: quello legato alla reazione al momento del cambio di Insigne (e al broncio di Mertens quando ha segnato il 2-0) e quello legato allo sfogo di Zuniga. Su Lorenzo sembra morbido, ma poi è severo: «Magari uscissero tutti arrabbiati… Più incavolati sono e meglio è per tutti noi. Certo, io ho le spalle larghe, lui dovrà chiedere scusa ai compagni per la mancanza di rispetto…». Il discorso, s’intende, vale pure per Mertens. «Non c’è bisogno di creare dei casi che non esistono. Poi, se ogni volta entra, segna e si arrabbia per me va bene». Diverso il discorso sul colombiano. «Non gioca solo perché è meno in forma rispetto agli altri: per me è uguale agli altri, se va via è una sua scelta. Mai la società mi ha detto di trattarlo in maniera diversa: è come gli altri». Solo che non gioca. Mai. Esalta il momento, sa che è uno di quelli da sogno. «Non eravamo scarsi all’inizio della stagione, non siamo fenomeni adesso. Anzi un fenomeno forse c’è ed è Higuain». Fa intendere che per non farlo giocare titolare deve davvero succedere il finimondo e apre, senza grande convinzione a dire il vero, a un turno di riposo per Callejon: «Forse è un po’ stanco, al suo posto potrei schierare Gabbiadini che però è diverso da lui come caratteristiche. Ed è un momento in cui preferisco far giocare chi offre più equilibrio alla squadra». All’uscita dallo stadio, salutando i giornalisti De Laurentiis si sofferma proprio per un secondo sulla gara: «Certe partite si commentano da solo: potevamo fare cinque gol». (Pino Taormina – Il Mattino)

Alzare l'asticella, un centimetro più su. È un autunno caldissimo che Maurizio Sarri vorrebbe non finisse mai: è dal 26 settembre, dalla gara con la Juventus, che il Napoli vince sempre. Sette vittorie consecutive di cui cinque in campionato: era dall'ultima stagione di Mazzarri, nella primavera del 2013, tra la 33esima e la 37esima giornata, che il Napoli non centrava lo stesso filotto. Maurizio Sarri dovrà rassegnarsi a pronunciare la parola scudetto abbinandola al Napoli, perché la sua squadra ha allungato le mani sul campionato, senza discussione né dubbi che questa presa di possesso sia destinata a durare. Ma l’allenatore dice: «Io però nella mia testa ho solo la prossima gara con il Genoa. Di tutto il resto non mi importa. Gli eccessi hanno sempre complicato le cose qui a Napoli, siamo solo alla decima giornata e fare discorsi diversi sarebbe un errore». La vittoria contro il Palermo è stata un'altra dimostrazione di forza, probabilmente quella definitiva: gli azzurri hanno vinto una partita splendida e che avrebbe potuto anche finire in una mattanza e che il Napoli ha affrontato con il piglio della grande. Con superiorità. «È un periodo positivo, certo, in cui stiamo facendo molto bene. Ma è anche un periodo molto faticoso. Da oggi siamo già proiettati al prossimo impegno a Marassi: il mio orizzonte temporale non riesce a proiettarsi oltre. Certo, la sensazione è che la squadra ha trovato quella continuità che una volta mancava. Così come la capacità di gestire certe situazioni». Sarri riesce dove il Napoli di Benitez ha fallito: perché il poverissimo a Rafone non è riuscito. Anzi, ci andò vicino proprio con il Palermo: ma la caduta alla Favorita fece calare il sipario alla striscia positiva. «Io non penso ai record, non mi importano». Affronta i casi del giorno: quello legato alla reazione al momento del cambio di Insigne (e al broncio di Mertens quando ha segnato il 2-0) e quello legato allo sfogo di Zuniga. Su Lorenzo sembra morbido, ma poi è severo: «Magari uscissero tutti arrabbiati… Più incavolati sono e meglio è per tutti noi. Certo, io ho le spalle larghe, lui dovrà chiedere scusa ai compagni per la mancanza di rispetto…». Il discorso, s'intende, vale pure per Mertens. «Non c'è bisogno di creare dei casi che non esistono. Poi, se ogni volta entra, segna e si arrabbia per me va bene». Diverso il discorso sul colombiano. «Non gioca solo perché è meno in forma rispetto agli altri: per me è uguale agli altri, se va via è una sua scelta. Mai la società mi ha detto di trattarlo in maniera diversa: è come gli altri». Solo che non gioca. Mai. Esalta il momento, sa che è uno di quelli da sogno. «Non eravamo scarsi all'inizio della stagione, non siamo fenomeni adesso. Anzi un fenomeno forse c'è ed è Higuain». Fa intendere che per non farlo giocare titolare deve davvero succedere il finimondo e apre, senza grande convinzione a dire il vero, a un turno di riposo per Callejon: «Forse è un po' stanco, al suo posto potrei schierare Gabbiadini che però è diverso da lui come caratteristiche. Ed è un momento in cui preferisco far giocare chi offre più equilibrio alla squadra». All'uscita dallo stadio, salutando i giornalisti De Laurentiis si sofferma proprio per un secondo sulla gara: «Certe partite si commentano da solo: potevamo fare cinque gol». (Pino Taormina – Il Mattino)