Massa Lubrense, rubato pavimento della chiesa Santa Maria di Loreto a Metrano

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MASSA LUBRENSE. Quando è entrato nella chiesa di Santa Maria di Loreto, a Metrano, il custode non riusciva a credere ai propri occhi: una parte del pavimento, firmato da Ignazio Chiaiese nella seconda metà del Settecento, era stata portata via dai ladri che ormai imperversano in penisola sorrentina. Un duro colpo per i fedeli, che dal Cinquecento si riuniscono in preghiera nella cappella, ma soprattutto per il patrimonio artistico di Massa Lubrense, sfregiato dall’ennesimo furto in un luogo sacro. Il primo ad accorgersi del raid, dunque, è stato il custode della chiesa. L’uomo era giunto sul posto per verificare che tutto fosse in ordine per la messa vespertina. Ed effettivamente così sembrava: il cancello del cortile, ad esempio, era come sempre chiuso da un robusto catenaccio. I sospetti sono emersi quando il custode si è avvicinato all’ingresso della cappella: lo spago che legava le due ante della porta in legno era stato tagliato. E quasi 200 mattonelle maiolicate del pavimento erano sparite. Sul posto si sono precipitati i carabinieri della compagnia di Sorrento. I primi rilievi hanno consentito ai militari di quantificare la porzione di pavimento portata via dai ladri: poco meno di quattro metri quadrati. Il valore? Considerando che ogni mattonella viene scambiata sul mercato dell’antiquariato a un prezzo medio di 50 euro, i «soliti ignoti» sono riusciti a portare a casa un bottino di circa 10mila euro. Immediatamente sono scattate le indagini. Al momento un solo dato è certo: a mettere a segno il colpo è stata una banda di ladri abili nello sfruttare le caratteristiche della chiesa di Metrano. La cappella, infatti, è raramente frequentata e si trova in un luogo piuttosto isolato, non protetto da alcun impianto di sorveglianza. Il cancello del cortile esterno può essere facilmente scavalcato, mentre la porta d’ingresso è in legno e non ha una serratura: a tenere chiuse le ante è uno spago che i ladri non hanno avuto difficoltà a tagliare. Ma perché nel mirino dei banditi è finito proprio il pavimento della chiesa di Santa Maria di Loreto? La cappella è un pezzo di storia di Massa: la prima pietra fu posta il 17 agosto 1501, mentre il pavimento risale al 1760. Secondo l’esperto Eduardo Alamaro le mattonelle sono attribuibili a Ignazio Chiaiese, tra i maggiori ceramisti napoletani del 18esimo secolo. Tutto lascia pensare, quindi, che si tratti di un furto commissionato da qualche «appassionato d’arte». Non è la prima volta, comunque, che i ladri saccheggiano una chiesa di Massa. Anni fa toccò alla cappella di Santa Maria del Campo e a quella di Sirignano, dalle quali i banditi portarono via una tela raffigurante la Natività e un’immagine della Madonna del Carmine. «Questi furti sono diventati ricorrenti anche perché i luoghi sacri versano spesso in condizioni pietose – sottolinea Stefano Ruocco, presidente dell’Archeoclub di Massa Lubrense – Bisogna intervenire immediatamente per proteggere il patrimonio artistico cittadino dal degrado e dai malviventi Ciriaco M. Viggiano , Il Mattino

MASSA LUBRENSE. Quando è entrato nella chiesa di Santa Maria di Loreto, a Metrano, il custode non riusciva a credere ai propri occhi: una parte del pavimento, firmato da Ignazio Chiaiese nella seconda metà del Settecento, era stata portata via dai ladri che ormai imperversano in penisola sorrentina. Un duro colpo per i fedeli, che dal Cinquecento si riuniscono in preghiera nella cappella, ma soprattutto per il patrimonio artistico di Massa Lubrense, sfregiato dall’ennesimo furto in un luogo sacro. Il primo ad accorgersi del raid, dunque, è stato il custode della chiesa. L’uomo era giunto sul posto per verificare che tutto fosse in ordine per la messa vespertina. Ed effettivamente così sembrava: il cancello del cortile, ad esempio, era come sempre chiuso da un robusto catenaccio. I sospetti sono emersi quando il custode si è avvicinato all’ingresso della cappella: lo spago che legava le due ante della porta in legno era stato tagliato. E quasi 200 mattonelle maiolicate del pavimento erano sparite. Sul posto si sono precipitati i carabinieri della compagnia di Sorrento. I primi rilievi hanno consentito ai militari di quantificare la porzione di pavimento portata via dai ladri: poco meno di quattro metri quadrati. Il valore? Considerando che ogni mattonella viene scambiata sul mercato dell’antiquariato a un prezzo medio di 50 euro, i «soliti ignoti» sono riusciti a portare a casa un bottino di circa 10mila euro. Immediatamente sono scattate le indagini. Al momento un solo dato è certo: a mettere a segno il colpo è stata una banda di ladri abili nello sfruttare le caratteristiche della chiesa di Metrano. La cappella, infatti, è raramente frequentata e si trova in un luogo piuttosto isolato, non protetto da alcun impianto di sorveglianza. Il cancello del cortile esterno può essere facilmente scavalcato, mentre la porta d’ingresso è in legno e non ha una serratura: a tenere chiuse le ante è uno spago che i ladri non hanno avuto difficoltà a tagliare. Ma perché nel mirino dei banditi è finito proprio il pavimento della chiesa di Santa Maria di Loreto? La cappella è un pezzo di storia di Massa: la prima pietra fu posta il 17 agosto 1501, mentre il pavimento risale al 1760. Secondo l’esperto Eduardo Alamaro le mattonelle sono attribuibili a Ignazio Chiaiese, tra i maggiori ceramisti napoletani del 18esimo secolo. Tutto lascia pensare, quindi, che si tratti di un furto commissionato da qualche «appassionato d’arte». Non è la prima volta, comunque, che i ladri saccheggiano una chiesa di Massa. Anni fa toccò alla cappella di Santa Maria del Campo e a quella di Sirignano, dalle quali i banditi portarono via una tela raffigurante la Natività e un’immagine della Madonna del Carmine. «Questi furti sono diventati ricorrenti anche perché i luoghi sacri versano spesso in condizioni pietose – sottolinea Stefano Ruocco, presidente dell’Archeoclub di Massa Lubrense – Bisogna intervenire immediatamente per proteggere il patrimonio artistico cittadino dal degrado e dai malviventi Ciriaco M. Viggiano , Il Mattino