Fantastico gol di Higuain e magia di Mertens il Napoli vola. Palermo ko al San Paolo

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Gonzalo Higuain ha segnato dieci reti in questo inizio di stagione in 13 partite tra Serie A ed Europa League. Al San Paolo ha segnato in tutte le ultime sei gare disputate in campionato dal Napoli. Stavolta il Napoli, pur prendendo la partita di petto, sceglie i ritmi bassi, accelera ma non si sbilancia, ha rispetto del contropiede altrui: ma è palleggio sempre godibile, anzi di più, e quando c’è bisogno i due esterni vanno a stringere per provarci diversamente. E’ una esibizione, insomma. Il Palermo non sa cosa fare, non la gioca, forse perché non sa come farlo, non trovando né spazio e né idee. E’ tanta copertura, quasi nessun ribaltamento, trazione anteriore accentuata e incapacità di far male. Magari più che lo schema, è una questione di testa. E comunque sa di scelta (non corrisposta) di rivolgersi al contropiede. Due in uno e nella stessa azione: lancio di Jorginho, buco (l’unico errore) di Andelkovic, Callejon si ritrova davanti a Sorrentino, ha l’angolo chiuso, l’appoggia per Higuain ma la consegna invece al «nemico» rinvenuto. Ed in una frazione di secondo, si consumano due scarabocchi. Avercelo un Higuain così, che prende il pallone dai 25 metri, lo sistema nel caricatore e poi esplode il destro. E’ il momento in cui cambia la partita, nel risultato ma anche nell’umore, perché il fortino del Palermo sembrava resistere. Però se c’è el Pipita esiste sempre un momento critico…

Dategli una palla, vi solleverà il vostro mondo, quel macrocosmo che se ne sta con il naso all’insù a guardar le stelle. Dategli un pallone e vi rimodellerà l’orizzonte ad immagine e somiglianza d’un Napoli senza freni: il decimo Pipita è un alieno che piomba nel San Paolo e va a strappare dall’erba la quinta vittoria consecutiva in campionato (sette se ci mettete l’Europa League), perché quando il gioco si fa duro, il talento più puro si mette a giocare e fa tutto da sè, sradica il Palermo da suo bunker, lo demolisce, spalanca verso la gloria del secondo posto (in condominio) e se la spassa, inventandosi un vocabolario ch’è tutto personale.

L’OPPOSIZIONE. Resiste finché può, nella nube avvolgente che il Palermo ha allungato (o tentato di farlo) sul San Paolo, in quella forma di trasformismo tattico che costringe Insigne e Callejon a stringersi un po’ verso il centro e uno statuario Jorginho a palleggiare in orizzontale, perché le linee (pure quelle di passaggio) sono strette e serve pazienza, ma tanta. Ma la storia è annunciata ed il 73% del possesso palla di quei quarantacinque minuti in (apparente) sofferenza lo certificano: Iachini sceglie la densità ovunque, non concede «illusioni» perché pure quando parte Vazquez (e un centrocampista e un esterno) ne restano sei a coprire.

IL PALO. Il Napoli è prudente, affronta la nottata con cautela, tenta dalla distanza con el pipita (7′) per scuotere Sorrentino; dilapida con un «pigro» Callejon (17′), che resta stordito dall’errore di Andelkovic e quando scarica all’indietro per Higuain la manca in pattumiera. Ma è un monologo, come costume, è un titic-titoc assai cerebrale, un tiki-taka in salsa partenopea che rimanda Sua Maestà alla conclusione (21′) deviata da Gonzalez che sta già boccheggiando. E’ scontro fisico, con il Palermo a uomo (ma incollato) nelle zone e per uscirne servono i geni: Insigne ha un energico e vibrante Rispoli che gli strappa persino l’aria e nell’unico istante in cui può respirare, scova il «giro» con il destro che s’imbatte sul palo lontano. No problem, ladies and gentlmen, perché per cambiarla c’è l’ultimo dio (laico) del San Paolo, un’entità sovrana che scosta il muro, lo sgretola.

CONTROREAZIONE. Poi, sembra di stare dinnanzi ad un video, ad osservare la play station: sono movimenti danzati, uno-due nello stretto, soluzioni ampie come (il destro di Hamsik al 4′ per il volo di Sorrentino; il cross dello slovacco, da sinistra, per el Pipita che fa tardi al 5′) e comunque è tanto Napoli, mentre il Palermo resta incollato a controllare il nulla, ad esibire la scherma di Vazquez, Callejon sbaglia un assist (13′) comodissimo, Higuain prende il secondo palo della serata (15′) e Sorrentino nega a Callejon il raddoppio.

FINALE. Il Napoli ha un difetto: non la chiude; il Palermo qualcuno in più, non riesce ad andar vicino alla riapertura, anche se Iachini l’ha risistemato (con Brugman per Maresca, con Quaison per Rigoni e dunque spostamento in avanti del sistema). Il Napoli ha anche un problema, con la fortuna, perché Mertens – infilato per aver verve – va a sbattere pure lui sul palo, il terzo (27′) e induce Sarri a leggere tra le pieghe della notte, infilando El Kaddouri (a destra), dopo essersi affidato ad Allan, perché certe partite si sa come possono evolvere. Ma è un rischio che si dissolve in un battito di ciglio, in uno scatto alla Mertens, che punta dritto al cuore della difesa, affronta Struna, poi l’aggira assieme a Sorrentino mettendola proprio dove voleva: in quell’angolo in cui c’è accatastato un sogno. Però ditelo sotto voce… altrimenti sa di bestemmia (per Sarri).

fonte:corrieredellosort

Gonzalo Higuain ha segnato dieci reti in questo inizio di stagione in 13 partite tra Serie A ed Europa League. Al San Paolo ha segnato in tutte le ultime sei gare disputate in campionato dal Napoli. Stavolta il Napoli, pur prendendo la partita di petto, sceglie i ritmi bassi, accelera ma non si sbilancia, ha rispetto del contropiede altrui: ma è palleggio sempre godibile, anzi di più, e quando c’è bisogno i due esterni vanno a stringere per provarci diversamente. E’ una esibizione, insomma. Il Palermo non sa cosa fare, non la gioca, forse perché non sa come farlo, non trovando né spazio e né idee. E’ tanta copertura, quasi nessun ribaltamento, trazione anteriore accentuata e incapacità di far male. Magari più che lo schema, è una questione di testa. E comunque sa di scelta (non corrisposta) di rivolgersi al contropiede. Due in uno e nella stessa azione: lancio di Jorginho, buco (l’unico errore) di Andelkovic, Callejon si ritrova davanti a Sorrentino, ha l’angolo chiuso, l’appoggia per Higuain ma la consegna invece al «nemico» rinvenuto. Ed in una frazione di secondo, si consumano due scarabocchi. Avercelo un Higuain così, che prende il pallone dai 25 metri, lo sistema nel caricatore e poi esplode il destro. E’ il momento in cui cambia la partita, nel risultato ma anche nell’umore, perché il fortino del Palermo sembrava resistere. Però se c’è el Pipita esiste sempre un momento critico…

Dategli una palla, vi solleverà il vostro mondo, quel macrocosmo che se ne sta con il naso all’insù a guardar le stelle. Dategli un pallone e vi rimodellerà l’orizzonte ad immagine e somiglianza d’un Napoli senza freni: il decimo Pipita è un alieno che piomba nel San Paolo e va a strappare dall’erba la quinta vittoria consecutiva in campionato (sette se ci mettete l’Europa League), perché quando il gioco si fa duro, il talento più puro si mette a giocare e fa tutto da sè, sradica il Palermo da suo bunker, lo demolisce, spalanca verso la gloria del secondo posto (in condominio) e se la spassa, inventandosi un vocabolario ch’è tutto personale.

L’OPPOSIZIONE. Resiste finché può, nella nube avvolgente che il Palermo ha allungato (o tentato di farlo) sul San Paolo, in quella forma di trasformismo tattico che costringe Insigne e Callejon a stringersi un po’ verso il centro e uno statuario Jorginho a palleggiare in orizzontale, perché le linee (pure quelle di passaggio) sono strette e serve pazienza, ma tanta. Ma la storia è annunciata ed il 73% del possesso palla di quei quarantacinque minuti in (apparente) sofferenza lo certificano: Iachini sceglie la densità ovunque, non concede «illusioni» perché pure quando parte Vazquez (e un centrocampista e un esterno) ne restano sei a coprire.

IL PALO. Il Napoli è prudente, affronta la nottata con cautela, tenta dalla distanza con el pipita (7') per scuotere Sorrentino; dilapida con un «pigro» Callejon (17'), che resta stordito dall’errore di Andelkovic e quando scarica all’indietro per Higuain la manca in pattumiera. Ma è un monologo, come costume, è un titic-titoc assai cerebrale, un tiki-taka in salsa partenopea che rimanda Sua Maestà alla conclusione (21') deviata da Gonzalez che sta già boccheggiando. E’ scontro fisico, con il Palermo a uomo (ma incollato) nelle zone e per uscirne servono i geni: Insigne ha un energico e vibrante Rispoli che gli strappa persino l’aria e nell’unico istante in cui può respirare, scova il «giro» con il destro che s’imbatte sul palo lontano. No problem, ladies and gentlmen, perché per cambiarla c’è l’ultimo dio (laico) del San Paolo, un’entità sovrana che scosta il muro, lo sgretola.

CONTROREAZIONE. Poi, sembra di stare dinnanzi ad un video, ad osservare la play station: sono movimenti danzati, uno-due nello stretto, soluzioni ampie come (il destro di Hamsik al 4' per il volo di Sorrentino; il cross dello slovacco, da sinistra, per el Pipita che fa tardi al 5') e comunque è tanto Napoli, mentre il Palermo resta incollato a controllare il nulla, ad esibire la scherma di Vazquez, Callejon sbaglia un assist (13') comodissimo, Higuain prende il secondo palo della serata (15') e Sorrentino nega a Callejon il raddoppio.

FINALE. Il Napoli ha un difetto: non la chiude; il Palermo qualcuno in più, non riesce ad andar vicino alla riapertura, anche se Iachini l’ha risistemato (con Brugman per Maresca, con Quaison per Rigoni e dunque spostamento in avanti del sistema). Il Napoli ha anche un problema, con la fortuna, perché Mertens – infilato per aver verve – va a sbattere pure lui sul palo, il terzo (27') e induce Sarri a leggere tra le pieghe della notte, infilando El Kaddouri (a destra), dopo essersi affidato ad Allan, perché certe partite si sa come possono evolvere. Ma è un rischio che si dissolve in un battito di ciglio, in uno scatto alla Mertens, che punta dritto al cuore della difesa, affronta Struna, poi l’aggira assieme a Sorrentino mettendola proprio dove voleva: in quell’angolo in cui c’è accatastato un sogno. Però ditelo sotto voce… altrimenti sa di bestemmia (per Sarri).

fonte:corrieredellosort