Arriva il magnate Mr Packard “Ercolano può rinascere con gli scavi”

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Ercolano. «So happy to be here». «Sono felice di essere qui». È di poche parole il magnate Usa David W. Packard anche con i ricercatori della sua fondazione. Riservatissimo, non ama farsi fotografare e farsi vedere. Ma ieri sarebbe stato piuttosto difficile non accorgersi di un’atmosfera particolare. Appeal squisitamente statunitense, Mr Packard ieri mattina ha fatto visita al nucleo operativo dell’Herculaneum Centre, braccio dalla Fondazione Istituto Packard per i Beni Culturali, l’ente del magnate americano, erede del colosso informatico Hp che negli ultimi anni ha destinato oltre venti milioni di dollari al recupero e alla salvaguardia dell’antica Herculaneum. Lascia intendere con le parole e con i gesti della mano Mr Packard il suo sogno: unire la città millenaria con quella nuova, ampliare il fronte degli scavi, arrivare fino al mare e dare una nuova porta di ingresso tra le vestigia sepolte dalla cenere del Vesuvio. I suoi collaboratori lo ascoltano, annuiscono, lui si entusiasma. E si entusiasmano anche gli amministratori locali che aspettano di vedere Ercolano capitale della cultura: si decide tra sette giorni. Sono le 14 quando arrivano il primo cittadino di Ercolano Ciro Buonajuto ed il presidente della commissione Cultura della città degli Scavi Luigi Luciani. Più tardi, li raggiungerà il soprintendente Massimo Osanna, ormai da quasi due anni alla guida della Soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia. Una visita in pieno Packard style: rimandata più volte, dapprima programmata per lunedì mattina poi differita: del resto, è sempre stato così. Una scelta che mantiene fede allo stile che il mecenate statunitense si è dato da quando nel 2001 corse al capezzale dell’antica Ercolano: fare senza apparire. Stavolta, però, la visita ha uno scopo ben preciso. Fare il punto sui lavori del progetto per la riqualificazione dell’area urbana disegnata da via Cortili e via Mare e a sud ovest dagli Scavi e il riavvicinamento della città di Ercolano con l’antica Herculaneum, parte del più ampio sito Unesco. Obiettivo: restituire l’area archeologica alla città moderna sul piano simbolico, visivo – e perché no – anche attraverso le implicazioni turistiche che la scelta può comportare. Un iter che il magnate statunitense segue costantemente e sul cui proseguimento, ieri, avrebbe espresso ampia soddisfazione: insomma, sembra proprio che l’impegno per Ercolano sia destinato a continuare con più vigore e, soprattutto, puntando ai fatti e mettendo da parte kermesse lambiccate e proclami declinati al futuro. La seconda rivoluzione, dopo l’arrivo di Packard nel 2001, ha avuto inizio a marzo di quest’anno, quando con l’abbattimento di tre vecchie palazzine sono partiti i primi lavori del progetto per la riqualificazione dell’area urbana, dopo che attraverso il Centro Studi Herculaneum è stata attivata un’opera di sensibilizzazione della comunità locale. Nell’area dove fino a ieri sorgevano i fabbricati, liberati grazie a un accordo multilaterale e all’azione espropriativa del ministero dei Beni Culturali, sorgeranno nuovi spazi pubblici con vista su tutto il Golfo e sulla città antica distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo: a nord una piazza panoramica che ricollegherà finalmente il Miglio d’ Oro con questa parte della città, offrendo spazi di gioco e sosta per residenti e turisti, più a sud un parco verde che insieme all’esistente passerella lungo la scarpata nord degli Scavi arricchiranno l’esperienza dei visitatori creando un circuito alternativo per meglio comprendere il sito e il suo rapporto con la città. Mr Packard si è informato di tutto durante l’incontro. Ha chiesto particolari e ha ascoltato nuove idee. All’iniziativa «Via Mare» va soprattutto ascritto un “miracolo” collaborativo, con l’accordo siglato lo scorso anno tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali, il ministro per la Coesione Territoriale, la Soprintendenza Speciale per Pompei, il Comune di Ercolano e l’Istituto Packard per i Beni Culturali. Insomma, Ercolano come best practice nella gestione delle aree archeologiche. Il cammino è però ancora lungo e pensare a Ercolano come una favola a lieto fine è sbagliato. Il sindaco, il soprintendente e mister Packard non si sono fatti illusioni: il cammino è difficile. Ma il magnate americano avrebbe avvertito con tono cordiale ma serio: non bisogna mai perdere rigore ed entusiasmo. «So happy to be here». «Sono felice di essere qui. Continuerò ad aiutare Ercolano». Antonio Cimmino , Il Mattino

Ercolano. «So happy to be here». «Sono felice di essere qui». È di poche parole il magnate Usa David W. Packard anche con i ricercatori della sua fondazione. Riservatissimo, non ama farsi fotografare e farsi vedere. Ma ieri sarebbe stato piuttosto difficile non accorgersi di un’atmosfera particolare. Appeal squisitamente statunitense, Mr Packard ieri mattina ha fatto visita al nucleo operativo dell’Herculaneum Centre, braccio dalla Fondazione Istituto Packard per i Beni Culturali, l’ente del magnate americano, erede del colosso informatico Hp che negli ultimi anni ha destinato oltre venti milioni di dollari al recupero e alla salvaguardia dell’antica Herculaneum. Lascia intendere con le parole e con i gesti della mano Mr Packard il suo sogno: unire la città millenaria con quella nuova, ampliare il fronte degli scavi, arrivare fino al mare e dare una nuova porta di ingresso tra le vestigia sepolte dalla cenere del Vesuvio. I suoi collaboratori lo ascoltano, annuiscono, lui si entusiasma. E si entusiasmano anche gli amministratori locali che aspettano di vedere Ercolano capitale della cultura: si decide tra sette giorni. Sono le 14 quando arrivano il primo cittadino di Ercolano Ciro Buonajuto ed il presidente della commissione Cultura della città degli Scavi Luigi Luciani. Più tardi, li raggiungerà il soprintendente Massimo Osanna, ormai da quasi due anni alla guida della Soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia. Una visita in pieno Packard style: rimandata più volte, dapprima programmata per lunedì mattina poi differita: del resto, è sempre stato così. Una scelta che mantiene fede allo stile che il mecenate statunitense si è dato da quando nel 2001 corse al capezzale dell’antica Ercolano: fare senza apparire. Stavolta, però, la visita ha uno scopo ben preciso. Fare il punto sui lavori del progetto per la riqualificazione dell’area urbana disegnata da via Cortili e via Mare e a sud ovest dagli Scavi e il riavvicinamento della città di Ercolano con l’antica Herculaneum, parte del più ampio sito Unesco. Obiettivo: restituire l’area archeologica alla città moderna sul piano simbolico, visivo – e perché no – anche attraverso le implicazioni turistiche che la scelta può comportare. Un iter che il magnate statunitense segue costantemente e sul cui proseguimento, ieri, avrebbe espresso ampia soddisfazione: insomma, sembra proprio che l’impegno per Ercolano sia destinato a continuare con più vigore e, soprattutto, puntando ai fatti e mettendo da parte kermesse lambiccate e proclami declinati al futuro. La seconda rivoluzione, dopo l’arrivo di Packard nel 2001, ha avuto inizio a marzo di quest’anno, quando con l’abbattimento di tre vecchie palazzine sono partiti i primi lavori del progetto per la riqualificazione dell’area urbana, dopo che attraverso il Centro Studi Herculaneum è stata attivata un’opera di sensibilizzazione della comunità locale. Nell’area dove fino a ieri sorgevano i fabbricati, liberati grazie a un accordo multilaterale e all’azione espropriativa del ministero dei Beni Culturali, sorgeranno nuovi spazi pubblici con vista su tutto il Golfo e sulla città antica distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo: a nord una piazza panoramica che ricollegherà finalmente il Miglio d’ Oro con questa parte della città, offrendo spazi di gioco e sosta per residenti e turisti, più a sud un parco verde che insieme all’esistente passerella lungo la scarpata nord degli Scavi arricchiranno l’esperienza dei visitatori creando un circuito alternativo per meglio comprendere il sito e il suo rapporto con la città. Mr Packard si è informato di tutto durante l’incontro. Ha chiesto particolari e ha ascoltato nuove idee. All’iniziativa «Via Mare» va soprattutto ascritto un "miracolo" collaborativo, con l’accordo siglato lo scorso anno tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali, il ministro per la Coesione Territoriale, la Soprintendenza Speciale per Pompei, il Comune di Ercolano e l’Istituto Packard per i Beni Culturali. Insomma, Ercolano come best practice nella gestione delle aree archeologiche. Il cammino è però ancora lungo e pensare a Ercolano come una favola a lieto fine è sbagliato. Il sindaco, il soprintendente e mister Packard non si sono fatti illusioni: il cammino è difficile. Ma il magnate americano avrebbe avvertito con tono cordiale ma serio: non bisogna mai perdere rigore ed entusiasmo. «So happy to be here». «Sono felice di essere qui. Continuerò ad aiutare Ercolano». Antonio Cimmino , Il Mattino