Lavori a Punta Campanella – L’altra campana, quella del progettista Maurizio Schiazzano

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Lettera a Positanonews Penisola Sorrentina . Massalubrense . Mi riferisco alla “riflessione di Antonino De Angelis” sui “LAVORI A PUNTA CAMPANELLA. Campanello di allarme o campana a martello?“ di recente pubblicato. Detto articolo si caratterizza per le bugie ed inesattezze e denota l’evidente non conoscenza del progetto e dello stato dei lavori in corso da parte oltre che il totale asservimento dell’autore quasi come una sorta di “inchino”alle posizioni del WWF Penisola Sorrentina che di recente sostanziatesi in una denuncia (anch’essa piena di falsità) con conseguenti indagine, tuttora in corso. La violenza del titolo che richiama scenari di guerra (che la campana a martello di solito annuncia) e la collaudata tecnica di delineare scenari foschi per allarmare il popolo ambientalista e istigare i più facinorosi. Appena qualche giorno prima, il 7 ottobre, tale Attilio Gargiulo, un esponente locale o affine della suddetta associazione, aveva addirittura tentato di violare il cancello del cantiere aggredendo verbalmente il geometra dell’impresa, in preda dei suoi furori. Mi astengo a commentare le questioni sollevate dal WWF nel rispetto e nel dovuto riserbo nei confronti dell’indagine in corso. Tornando all’articolo l’evidente ignoranza di ciò che il progetto realmente prevede e delle opere in corso di realizzazione ha poi condotto l’articolista ad un intervento fuori misura e fuori tempo che, parafrasando il titolo in termini calcistici, è stato con il piede “a martello”, come nel titolo! Intendo invece replicare puntualmente al j’accuse del geometra Antonino De Angelis nel miglior modo possibile, descrivendo e raccontando il progetto di “restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche via Campanella”, sbrigativamente demolito nell’articolo richiamato. Il progetto consiste in sintesi nella riparazione dei muri in pietra calcarea (a secco o in malta) a monte ed a valle della strada – via Campanella – e nel rivestimento, sempre in pietra calcarea, dei tratti di muri esistenti in conglomerato cementizio; nella realizzazione di parapetti in pietra calcarea (ovvero nella riparazione o nel rivestimento in pietra calcarea di quelli esistenti), nonché della pavimentazione nuovamente in pietra calcarea, previa realizzazione di un masso di sottofondo in conglomerato cementizio e posa di tubazioni sottotraccia. Per quanto concerne il tratto più a valle, dalla progressiva 0 alla progressiva 750 circa, il tratto cioè nel quale sono visibili ampie superfici pavimentate con lastricato di epoca romana o vicereale, a tratti articolati a gradoni, (fortemente alterati e degradati per la sovrapposizione nel tempo di conglomerati cementizi e bituminosi atti a favorirne la transitabilità con mezzi militari), l’intervento prevede esclusivamente il RESTAURO delle pavimentazioni storiche ed il recupero dei tratti lastricati di epoca recente, salvo le necessarie integrazioni in pietra calcarea nei tratti in cui purtroppo l’azione aggressiva dell’uomo e l’erosione naturale hanno prodotto voragini di oltre sessanta centimetri di altezza e l’assoluta scomparsa dei preesistenti elementi lapidei. Per restauro si intende la rimozione delle parti incongrue, cioè di conglomerati cementizio e bituminoso e l’eliminazione, applicando le metodologie del restauro appunto, degli elementi inopinatamente sovrapposti, per restituire gli elementi lapidei, quanto più possibile, all’aspetto originario, ivi compresi la rimozione degli “scivoli” arbitrariamente realizzati in corrispondenza degli originari gradini in pietra. Inoltre le opere da realizzare, per effetto delle migliorie offerte dall’impresa in fase di gara, comprendono altresì il restauro della Torre di Guardia “Minerva” (del quale sarà realizzato in questa fase solo l’avancorpo e parte delle facciate), alcuni interventi di mera manutenzione all’area archeologica, la demolizione della casa del guardiano e la messa in sicurezza di un tratto del costone. Riassumendo e scusandomi per le doverose e necessarie lungaggini descrittive: • oltre 2300 metri di strada interessata dall’intervento, dei quali circa 700 m. di interventi di mero restauro, con circa 5000 mq di nuova pavimentazione in pietra calcarea; • il restauro di parte della Torre Minerva; • l’eliminazione della casa del guardiano (circa mc 330). Ciò premesso resta da interpretare quali relazioni esistano fra l’opera in precedenza sommariamente descritta ed in corso di realizzazione (in conformità al progetto approvato dalle rispettive Soprintendenze per gli aspetti paesaggistici ed archeologici, dal Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici della Regione Campania ed inserito nel Parco Progetti, finanziato con fondi europei per l’intero importo – che è di € 2.127.254 e non di 3.000.000 come dice l’articolista aumentandone l’importo di quasi la metà!-) e quella descritta dal suddetto. Chiarisca l’articolista, con dati di fatto e con elementi inoppugnabili, riporto le espressioni usate, come e perché il “progetto dell’amico architetto Maurizio Schiazzano non sfugge a questa regola ampiamente sperimentata negli ultimi decenni, pregna di ambiguità e ipocrisia”, emergerà che l’unica ipocrisia è nell’uso improprio della parola amico, che in me evoca e sottende ben altri valori e comportamenti! Chiarisca come “con le previsioni di progetto, una volta attuato, proprio quei valori e quel potenziale si mortifica e il più delle volte si distrugge” visto che il progetto non prevede altro che la pietra calcarea (muri, pavimentazione, parapetti) e l’eliminazione di un consistente (ed unico) volume esistente, per restituire al sito, per quanto possibile, parte della sua sacralità? Quale sarebbero “i risultati che porteranno all’inquinamento luminoso” dal momento che lungo l’intera strada e nell’area archeologica non è previsto neanche un apparecchio di illuminazione, nemmeno un lumen? Si chiarisca dove mai “si vede come le opere previste non configurino un innocuo e meritevole “restauro” bensì vere e proprie opere di “edificazione”, se non nelle generiche, infondate e deliranti chiose dell’articolista che dimentica migliaia di metri quadrati di lastricato storico sottoposto a restauro, gli interventi sulla Torre Minervia, sull’area archeologica, la demolizione della casa del guardiano che è esso stesso un significativo e dirompente intervento di restauro paesaggistico e storico del sito. E spieghi ancora, con elementi tangibili, perché mai gli interventi di restauro previsti, sono da bocciare prima di essere iniziati?! Dove mai “i lavori in corso, stanno eliminando tutti i possibili “inciampi” a favore delle motocarrozzette dei disabili”? Li mostri concretamente il geometra De Angelis, anziché enunciare falsità. E gli allargamenti, le difformità, i nuovi varchi, quali e dove sono? Mi fermo qui per non tediare il lettore, ma mi si consenta ancora qualche considerazione. Nell’articolo in questione ce n’era per tutti, per l’Amministrazione comunale, per le Soprintendenze, persino per il FAI (del quale poi per altri versi si apprezza il restauro alla baia di Ieranto) con la veemenza (dal titolo che richiama scenari di guerra alla “VIOLAZIONE DELLA LEGGE a disdoro della cultura che da millenni impregna questa parte del territorio”) con cui si chiude la cosiddetta “riflessione di Antonino de Angelis”; una sorta di chiamata alle armi in cui i sedicenti ambientalisti e cultural chic fanno quadrato per, denigrare, progettisti, soprintendenti, funzionari, etc., colpevoli di aver applicato le leggi e le norme della buona progettazione ma soprattutto di non pensarla come loro! Parimenti con corretto sottacere poi colpevolmente le modalità con cui detti lavori vengono condotti, d’intesa con i finanziatori, delle Soprintendenze che hanno effettuato numerosi sopralluoghi e non prima di aver eseguito ben dieci saggi archeologici lungo il tracciato (!) e con altre prestigiose associazioni di rango nazionale, e di indiscussa competenza in materia, quali l’Archeoclub d’Italia. Per non parlare degli esempi fotografici offerti ai lettori, completamente avulsi dal contesto di riferimento, via Campanella, che è tutt’altra cosa rispetto alle immagini proposte, in un estremo infelice tentativo di mistificazione della realtà. Venga il geometra Antonino De Angelis a visitare il Torrione recentemente restaurato dallo scrivente, in uno con parte della ex Chiesa di San Giuseppe all’interno del Collegio del Gesù in Massa Lubrense, ora sede della Riserva Marina Punta Campanella. Ritroverà applicati i principi del restauro che il nostro ritiene per vantare titolo esclusivo e che invece, modestamente, cerco di interpretare da oltre 30 anni, essendo, peraltro, la materia del restauro, di competenza specifica ed esclusiva degli architetti. Concludo con un interrogativo che mi angoscia. Non sarebbe stato più utile, per il bene di Punta Campanella e per il rispetto che si deve ad un amico, così come lo si definisce, chiedere informazioni, discutere con progetti ed atti alla mano, ricercare un sano confronto di idee, anziché emettere denunce e giudizi sommari di efferatezza e colpevolezza, peraltro pieni di inesattezze e privi di alcun riscontro, solo per rincorrere effimeri momenti di visibilità e celebrità o in soccorso di insani tentativi di azzeramento di questa iniziativa e del finanziamento faticosamente conseguito? Sono pronto a lavorare con l’amico Tonino De Angelis e con chi opera con passione nel mondo culturale, delle associazioni e del volontariato, se il fine è di liberare dal degrado, il posto più bello del mondo dal maledetto abbandono e dalla devastazione dell’uomo e del tempo, nel quale oggi versa, nel rispetto, ovvio, delle valenze storiche e paesaggistiche del sito. E’ mio dovere fornire, come credo di aver sempre fatto, e continuerò a fare, ogni spiegazione, dettaglio ed informazione a riguardo. Pongo però una condizione, il reciproco rispetto per le idee, ancorché divergenti dalle proprie, ed il rifiuto dell’assunto che l’appartenenza ad una sigla ambientalista o la presidenza di una associazione culturale, ancorché prestigiosa, conferisca titolo per poter emettere giudizi di colpevolezza sommari e preconcetti. Sorrento, 15.10.2015 Maurizio Schiazzano

Lettera a Positanonews Penisola Sorrentina . Massalubrense . Mi riferisco alla “riflessione di Antonino De Angelis” sui “LAVORI A PUNTA CAMPANELLA. Campanello di allarme o campana a martello?“ di recente pubblicato. Detto articolo si caratterizza per le bugie ed inesattezze e denota l’evidente non conoscenza del progetto e dello stato dei lavori in corso da parte oltre che il totale asservimento dell’autore quasi come una sorta di “inchino”alle posizioni del WWF Penisola Sorrentina che di recente sostanziatesi in una denuncia (anch’essa piena di falsità) con conseguenti indagine, tuttora in corso. La violenza del titolo che richiama scenari di guerra (che la campana a martello di solito annuncia) e la collaudata tecnica di delineare scenari foschi per allarmare il popolo ambientalista e istigare i più facinorosi. Appena qualche giorno prima, il 7 ottobre, tale Attilio Gargiulo, un esponente locale o affine della suddetta associazione, aveva addirittura tentato di violare il cancello del cantiere aggredendo verbalmente il geometra dell’impresa, in preda dei suoi furori. Mi astengo a commentare le questioni sollevate dal WWF nel rispetto e nel dovuto riserbo nei confronti dell’indagine in corso. Tornando all’articolo l’evidente ignoranza di ciò che il progetto realmente prevede e delle opere in corso di realizzazione ha poi condotto l’articolista ad un intervento fuori misura e fuori tempo che, parafrasando il titolo in termini calcistici, è stato con il piede “a martello”, come nel titolo! Intendo invece replicare puntualmente al j’accuse del geometra Antonino De Angelis nel miglior modo possibile, descrivendo e raccontando il progetto di “restauro manufatti ed abbattimento barriere architettoniche via Campanella”, sbrigativamente demolito nell’articolo richiamato. Il progetto consiste in sintesi nella riparazione dei muri in pietra calcarea (a secco o in malta) a monte ed a valle della strada – via Campanella – e nel rivestimento, sempre in pietra calcarea, dei tratti di muri esistenti in conglomerato cementizio; nella realizzazione di parapetti in pietra calcarea (ovvero nella riparazione o nel rivestimento in pietra calcarea di quelli esistenti), nonché della pavimentazione nuovamente in pietra calcarea, previa realizzazione di un masso di sottofondo in conglomerato cementizio e posa di tubazioni sottotraccia. Per quanto concerne il tratto più a valle, dalla progressiva 0 alla progressiva 750 circa, il tratto cioè nel quale sono visibili ampie superfici pavimentate con lastricato di epoca romana o vicereale, a tratti articolati a gradoni, (fortemente alterati e degradati per la sovrapposizione nel tempo di conglomerati cementizi e bituminosi atti a favorirne la transitabilità con mezzi militari), l’intervento prevede esclusivamente il RESTAURO delle pavimentazioni storiche ed il recupero dei tratti lastricati di epoca recente, salvo le necessarie integrazioni in pietra calcarea nei tratti in cui purtroppo l’azione aggressiva dell’uomo e l’erosione naturale hanno prodotto voragini di oltre sessanta centimetri di altezza e l’assoluta scomparsa dei preesistenti elementi lapidei. Per restauro si intende la rimozione delle parti incongrue, cioè di conglomerati cementizio e bituminoso e l’eliminazione, applicando le metodologie del restauro appunto, degli elementi inopinatamente sovrapposti, per restituire gli elementi lapidei, quanto più possibile, all’aspetto originario, ivi compresi la rimozione degli “scivoli” arbitrariamente realizzati in corrispondenza degli originari gradini in pietra. Inoltre le opere da realizzare, per effetto delle migliorie offerte dall’impresa in fase di gara, comprendono altresì il restauro della Torre di Guardia “Minerva” (del quale sarà realizzato in questa fase solo l’avancorpo e parte delle facciate), alcuni interventi di mera manutenzione all’area archeologica, la demolizione della casa del guardiano e la messa in sicurezza di un tratto del costone. Riassumendo e scusandomi per le doverose e necessarie lungaggini descrittive: • oltre 2300 metri di strada interessata dall’intervento, dei quali circa 700 m. di interventi di mero restauro, con circa 5000 mq di nuova pavimentazione in pietra calcarea; • il restauro di parte della Torre Minerva; • l’eliminazione della casa del guardiano (circa mc 330). Ciò premesso resta da interpretare quali relazioni esistano fra l’opera in precedenza sommariamente descritta ed in corso di realizzazione (in conformità al progetto approvato dalle rispettive Soprintendenze per gli aspetti paesaggistici ed archeologici, dal Nucleo di Valutazione degli Investimenti Pubblici della Regione Campania ed inserito nel Parco Progetti, finanziato con fondi europei per l’intero importo – che è di € 2.127.254 e non di 3.000.000 come dice l’articolista aumentandone l’importo di quasi la metà!-) e quella descritta dal suddetto. Chiarisca l’articolista, con dati di fatto e con elementi inoppugnabili, riporto le espressioni usate, come e perché il “progetto dell’amico architetto Maurizio Schiazzano non sfugge a questa regola ampiamente sperimentata negli ultimi decenni, pregna di ambiguità e ipocrisia”, emergerà che l’unica ipocrisia è nell’uso improprio della parola amico, che in me evoca e sottende ben altri valori e comportamenti! Chiarisca come “con le previsioni di progetto, una volta attuato, proprio quei valori e quel potenziale si mortifica e il più delle volte si distrugge” visto che il progetto non prevede altro che la pietra calcarea (muri, pavimentazione, parapetti) e l’eliminazione di un consistente (ed unico) volume esistente, per restituire al sito, per quanto possibile, parte della sua sacralità? Quale sarebbero “i risultati che porteranno all’inquinamento luminoso” dal momento che lungo l’intera strada e nell’area archeologica non è previsto neanche un apparecchio di illuminazione, nemmeno un lumen? Si chiarisca dove mai “si vede come le opere previste non configurino un innocuo e meritevole “restauro” bensì vere e proprie opere di “edificazione”, se non nelle generiche, infondate e deliranti chiose dell’articolista che dimentica migliaia di metri quadrati di lastricato storico sottoposto a restauro, gli interventi sulla Torre Minervia, sull’area archeologica, la demolizione della casa del guardiano che è esso stesso un significativo e dirompente intervento di restauro paesaggistico e storico del sito. E spieghi ancora, con elementi tangibili, perché mai gli interventi di restauro previsti, sono da bocciare prima di essere iniziati?! Dove mai “i lavori in corso, stanno eliminando tutti i possibili “inciampi” a favore delle motocarrozzette dei disabili”? Li mostri concretamente il geometra De Angelis, anziché enunciare falsità. E gli allargamenti, le difformità, i nuovi varchi, quali e dove sono? Mi fermo qui per non tediare il lettore, ma mi si consenta ancora qualche considerazione. Nell’articolo in questione ce n’era per tutti, per l’Amministrazione comunale, per le Soprintendenze, persino per il FAI (del quale poi per altri versi si apprezza il restauro alla baia di Ieranto) con la veemenza (dal titolo che richiama scenari di guerra alla “VIOLAZIONE DELLA LEGGE a disdoro della cultura che da millenni impregna questa parte del territorio”) con cui si chiude la cosiddetta “riflessione di Antonino de Angelis”; una sorta di chiamata alle armi in cui i sedicenti ambientalisti e cultural chic fanno quadrato per, denigrare, progettisti, soprintendenti, funzionari, etc., colpevoli di aver applicato le leggi e le norme della buona progettazione ma soprattutto di non pensarla come loro! Parimenti con corretto sottacere poi colpevolmente le modalità con cui detti lavori vengono condotti, d’intesa con i finanziatori, delle Soprintendenze che hanno effettuato numerosi sopralluoghi e non prima di aver eseguito ben dieci saggi archeologici lungo il tracciato (!) e con altre prestigiose associazioni di rango nazionale, e di indiscussa competenza in materia, quali l’Archeoclub d’Italia. Per non parlare degli esempi fotografici offerti ai lettori, completamente avulsi dal contesto di riferimento, via Campanella, che è tutt’altra cosa rispetto alle immagini proposte, in un estremo infelice tentativo di mistificazione della realtà. Venga il geometra Antonino De Angelis a visitare il Torrione recentemente restaurato dallo scrivente, in uno con parte della ex Chiesa di San Giuseppe all’interno del Collegio del Gesù in Massa Lubrense, ora sede della Riserva Marina Punta Campanella. Ritroverà applicati i principi del restauro che il nostro ritiene per vantare titolo esclusivo e che invece, modestamente, cerco di interpretare da oltre 30 anni, essendo, peraltro, la materia del restauro, di competenza specifica ed esclusiva degli architetti. Concludo con un interrogativo che mi angoscia. Non sarebbe stato più utile, per il bene di Punta Campanella e per il rispetto che si deve ad un amico, così come lo si definisce, chiedere informazioni, discutere con progetti ed atti alla mano, ricercare un sano confronto di idee, anziché emettere denunce e giudizi sommari di efferatezza e colpevolezza, peraltro pieni di inesattezze e privi di alcun riscontro, solo per rincorrere effimeri momenti di visibilità e celebrità o in soccorso di insani tentativi di azzeramento di questa iniziativa e del finanziamento faticosamente conseguito? Sono pronto a lavorare con l’amico Tonino De Angelis e con chi opera con passione nel mondo culturale, delle associazioni e del volontariato, se il fine è di liberare dal degrado, il posto più bello del mondo dal maledetto abbandono e dalla devastazione dell’uomo e del tempo, nel quale oggi versa, nel rispetto, ovvio, delle valenze storiche e paesaggistiche del sito. E’ mio dovere fornire, come credo di aver sempre fatto, e continuerò a fare, ogni spiegazione, dettaglio ed informazione a riguardo. Pongo però una condizione, il reciproco rispetto per le idee, ancorché divergenti dalle proprie, ed il rifiuto dell’assunto che l’appartenenza ad una sigla ambientalista o la presidenza di una associazione culturale, ancorché prestigiosa, conferisca titolo per poter emettere giudizi di colpevolezza sommari e preconcetti. Sorrento, 15.10.2015 Maurizio Schiazzano