GIOACCHINO MURAT: IL RE GUERRIERO

0

Nel giorno 13 ottobre 1815 venne fucilato a Pizzo Calabro Gioacchino Murat, dopo la spedizione armata nelle Calabrie, che avrebbe dovuto ridargli il possesso del regno, Ferdinando IV, da Napoli, nominò una Commissione Militare competente a giudicare Gioacchino, composta da sette giudici e presieduta dal fedelissimo Vito Nunziante, al quale il re aveva ordinato di applicare la sentenza di morte in base al Codice Penale promulgato dallo stesso Gioacchino Murat, che prevedeva la massima pena per chi si fosse reso autore di atti rivoluzionari, e di concedere al condannato soltanto una mezz’ora di tempo per ricevere i conforti religiosi. Nell’ascoltare la condanna capitale Murat non si scompose. Di fronte al plotone d’esecuzione si comportò con grande fermezza, rifiutando di farsi bendare. Pare che le sue ultime parole siano state: « Sauvez ma face, visez mon cœur, feu!» « Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco! »

Sono passati 200 anni della morte di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Innumerevoli sono le sue battaglie al fianco di Napoleone Bonaparte (divenuto poi cognato per averne sposato la sorella), Argonne, Pirenei, Egitto, Jena Austerlitz, sono solo alcune tra sue vittorie, insomma, un protagonista del neo nato “Impero”, da sempre legato a Napoleone in tutte le sue guerre.

Ma non solo nei campi di battaglia ebbe i suoi allori, Napoleone lo utilizzò spesso in missioni diplomatiche, conquistando così sempre di più le alte cariche, luogotenente in Spagna, governatore a Parigi fino a diventare Re di Napoli nel 1 agosto 1808, succeduto a Giuseppe Bonaparte.

Qui a Napoli fece molto bene: cambiò totalmente l’organizzazzione dello stato ( iniziato già con il suo predecessore) applicando delle norme legislative, al fine di trasformarne completamente la vita del Regno, in tutti i suoi aspetti. Murat assolse pienamente al compito che si era assunto, sì che l’epoca del suo governo deve essere considerata come l’età nella quale il regno di Napoli abbandonò i suoi ordinamenti che risalivano a Carlo di Borbone e li sostituì con altri che si adattavano alle mutate condizioni dell’Europa.

Gioacchino Murat, Re di Napoli

Fu promulgato il Codice Napoleonico, e tranne in qualche periodo e in alcune regioni, furono soppressi i tribunali straordinari, sì che la giustizia fu impartita con saggi criteri di equanime moderazione. I lavori pubblici ebbero grande impulso con la costruzione di tutto un complesso di strade e di opere di notevole utilità. La rigida applicazione della legge sulla feudalità permise lo sfruttamento di vaste estensioni di terre sino allora incolte; e l’agricoltura ebbe maggiore sviluppo con la creazione di società agricole in tutte le provincie. Anche il sistema tributario fu riordinato, migliorata l’amministrazione del tesoro, creato con il Banco di Napoli un solido istituto di credito, data una nuova organizzazione alle opere di pubblica beneficenza. Tale sistema rimase anche dopo la riconquista borbonica, fino al 1861.

L’applicazione della legge francese sulla coscrizione militare, legge odiata sul principio, poi tollerata permise la creazione di un forte esercito nazionale, che, dapprima inquadrato da ufficiali francesi, ebbe poi uno scelto corpo di ufficiali napoletani, istruitisi nelle armate napoleoniche o nelle scuole militari dello stato, saggiamente riordinate. L’opera  scacciò subito gli inglesi da Capri.

Impresa eroica, e perché condotta contro l’Inghilterra, di risonanza europea, fu la prima impresa militare del nuovo monarca, che tolse agli Anglo-Siculi l’isola di Capri, centro di riunione dei nemici del nuovo regime instaurato nel sud dell’attuale Italia.

Ufficiali e soldati del 1° reggimento di linea napolitana, 1812. Quinto Cenni, 1908
1° reggimento fanteria napolitana, 1812. Quinto Cenni, 1908.

Il suo nuovo ruolo di re non gli impedì di partecipare, nella Grande Armée, alla campagna di Russia del 1812, al comando della Cavalleria napoleonica e di un contingente di soldati del regno di Napoli: il suo comportamento in battaglia fu, come in passato, eccellente. La sua carica nella battaglia della Moscova decise le sorti della medesima a favore dell’armata napoleonica. Fu grazie alla sua impetuosità che Murat, incaricato di guidare l’avanguardia dell’esercito napoleonico, con la sua colonna serrata di cavalleria invase Mosca e giunse al Cremlino.

Così fu anche durante la ritirata e il 5 dicembre 1812 Napoleone, partendo per rientrare a Parigi, gli affidò il comando di ciò che rimaneva della Grande Armée. Tuttavia Murat, giunto a Pozna?, lasciò a sua volta il comando dell’armata francese ad Eugenio di Beauharnais il 16 gennaio 1813 e rientrò in tutta fretta a Napoli. Risalgono a questo periodo i primi negoziati con gli austriaci, influenzati dai consigli della regina Carolina. Tornò comunque a fianco di Napoleone in tempo per combattere a Dresda ed a Lipsia, dopo di che lasciò l’armata.

Genio Militare napolitano, 1812.  Quinto Cenni, 1908.
Testa di colonna del 1° reggimento di fanteria leggera, 1812. Quinto cenni, 1908.

Re Murat rivelò subito il suo desiderio di rendersi indipendente dalla tutela francese, mentre per Napoleone lo stato napoletano doveva essere strumento della sua politica e doveva subordinare la propria vita alle esigenze della vita dell’impero, non volle permettere che il regno murattiano avesse una sua propria politica estera; negò il permesso di sostituire funzionarî e ufficiali indigeni ai Francesi che occupavano le cariche più importanti. Sul principio il re dovette cedere. Ma le incertezze del suo governo, dibattuto fra opposti desiderî e necessità, poiché rinfocolavano le passioni della nazione senza appagarle, non erano le più opportune a fissare su chiare basi la natura dei suoi rapporti con l’impero e a formare la coscienza politica del paese, sì da adattare quest’ultimo alle esigenze della vita dell’Europa, nella quale lo stato napoletano non poteva non essere considerato vassallo della Francia. Il potere asburgico di Maria Carolina (regina e moglie di Ferdinando IV) nelle corti europee era ancora influente, e Murat non riuscì a salvare il suo Regno dalla caduta dell’Impero. A niente servì il suo dissidio con Napoleone, oramai si avvicinava la data del congresso di Vienna, luogo in cui venivano decise le sorti del Regno di Napoli, sostituito poi con un’altra denominazione: Regno delle 2 Sicilie!!

Ancora oggi la città di Napoli è lacerata da opposte fazioni, lazzari e giacobini, liberali e leggittimisti, (neo)borbonici e murattiani, di destra o di sinistra e via dicendo… Purtroppo, la storia che tanto insegna non è ben recepita, è un ripetere gli stessi errori, ogni fazione crede di essere nel giusto, non hanno capito che sono solo le pedine del gioco, i giocatori sono altri.

Nel giorno 13 ottobre 1815 venne fucilato a Pizzo Calabro Gioacchino Murat, dopo la spedizione armata nelle Calabrie, che avrebbe dovuto ridargli il possesso del regno, Ferdinando IV, da Napoli, nominò una Commissione Militare competente a giudicare Gioacchino, composta da sette giudici e presieduta dal fedelissimo Vito Nunziante, al quale il re aveva ordinato di applicare la sentenza di morte in base al Codice Penale promulgato dallo stesso Gioacchino Murat, che prevedeva la massima pena per chi si fosse reso autore di atti rivoluzionari, e di concedere al condannato soltanto una mezz'ora di tempo per ricevere i conforti religiosi. Nell'ascoltare la condanna capitale Murat non si scompose. Di fronte al plotone d'esecuzione si comportò con grande fermezza, rifiutando di farsi bendare. Pare che le sue ultime parole siano state: « Sauvez ma face, visez mon cœur, feu« Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco! »

Sono passati 200 anni della morte di Gioacchino Murat, Re di Napoli. Innumerevoli sono le sue battaglie al fianco di Napoleone Bonaparte (divenuto poi cognato per averne sposato la sorella), Argonne, Pirenei, Egitto, Jena Austerlitz, sono solo alcune tra sue vittorie, insomma, un protagonista del neo nato “Impero”, da sempre legato a Napoleone in tutte le sue guerre.

Ma non solo nei campi di battaglia ebbe i suoi allori, Napoleone lo utilizzò spesso in missioni diplomatiche, conquistando così sempre di più le alte cariche, luogotenente in Spagna, governatore a Parigi fino a diventare Re di Napoli nel 1 agosto 1808, succeduto a Giuseppe Bonaparte.

Qui a Napoli fece molto bene: cambiò totalmente l’organizzazzione dello stato ( iniziato già con il suo predecessore) applicando delle norme legislative, al fine di trasformarne completamente la vita del Regno, in tutti i suoi aspetti. Murat assolse pienamente al compito che si era assunto, sì che l'epoca del suo governo deve essere considerata come l'età nella quale il regno di Napoli abbandonò i suoi ordinamenti che risalivano a Carlo di Borbone e li sostituì con altri che si adattavano alle mutate condizioni dell'Europa.

Gioacchino Murat, Re di Napoli

Fu promulgato il Codice Napoleonico, e tranne in qualche periodo e in alcune regioni, furono soppressi i tribunali straordinari, sì che la giustizia fu impartita con saggi criteri di equanime moderazione. I lavori pubblici ebbero grande impulso con la costruzione di tutto un complesso di strade e di opere di notevole utilità. La rigida applicazione della legge sulla feudalità permise lo sfruttamento di vaste estensioni di terre sino allora incolte; e l'agricoltura ebbe maggiore sviluppo con la creazione di società agricole in tutte le provincie. Anche il sistema tributario fu riordinato, migliorata l'amministrazione del tesoro, creato con il Banco di Napoli un solido istituto di credito, data una nuova organizzazione alle opere di pubblica beneficenza. Tale sistema rimase anche dopo la riconquista borbonica, fino al 1861.

L'applicazione della legge francese sulla coscrizione militare, legge odiata sul principio, poi tollerata permise la creazione di un forte esercito nazionale, che, dapprima inquadrato da ufficiali francesi, ebbe poi uno scelto corpo di ufficiali napoletani, istruitisi nelle armate napoleoniche o nelle scuole militari dello stato, saggiamente riordinate. L’opera  scacciò subito gli inglesi da Capri.

Impresa eroica, e perché condotta contro l'Inghilterra, di risonanza europea, fu la prima impresa militare del nuovo monarca, che tolse agli Anglo-Siculi l'isola di Capri, centro di riunione dei nemici del nuovo regime instaurato nel sud dell’attuale Italia.

Ufficiali e soldati del 1° reggimento di linea napolitana, 1812. Quinto Cenni, 1908 1° reggimento fanteria napolitana, 1812. Quinto Cenni, 1908.

Il suo nuovo ruolo di re non gli impedì di partecipare, nella Grande Armée, alla campagna di Russia del 1812, al comando della Cavalleria napoleonica e di un contingente di soldati del regno di Napoli: il suo comportamento in battaglia fu, come in passato, eccellente. La sua carica nella battaglia della Moscova decise le sorti della medesima a favore dell'armata napoleonica. Fu grazie alla sua impetuosità che Murat, incaricato di guidare l'avanguardia dell'esercito napoleonico, con la sua colonna serrata di cavalleria invase Mosca e giunse al Cremlino.

Così fu anche durante la ritirata e il 5 dicembre 1812 Napoleone, partendo per rientrare a Parigi, gli affidò il comando di ciò che rimaneva della Grande Armée. Tuttavia Murat, giunto a Pozna?, lasciò a sua volta il comando dell'armata francese ad Eugenio di Beauharnais il 16 gennaio 1813 e rientrò in tutta fretta a Napoli. Risalgono a questo periodo i primi negoziati con gli austriaci, influenzati dai consigli della regina Carolina. Tornò comunque a fianco di Napoleone in tempo per combattere a Dresda ed a Lipsia, dopo di che lasciò l'armata.

Genio Militare napolitano, 1812.  Quinto Cenni, 1908. Testa di colonna del 1° reggimento di fanteria leggera, 1812. Quinto cenni, 1908.

Re Murat rivelò subito il suo desiderio di rendersi indipendente dalla tutela francese, mentre per Napoleone lo stato napoletano doveva essere strumento della sua politica e doveva subordinare la propria vita alle esigenze della vita dell'impero, non volle permettere che il regno murattiano avesse una sua propria politica estera; negò il permesso di sostituire funzionarî e ufficiali indigeni ai Francesi che occupavano le cariche più importanti. Sul principio il re dovette cedere. Ma le incertezze del suo governo, dibattuto fra opposti desiderî e necessità, poiché rinfocolavano le passioni della nazione senza appagarle, non erano le più opportune a fissare su chiare basi la natura dei suoi rapporti con l'impero e a formare la coscienza politica del paese, sì da adattare quest'ultimo alle esigenze della vita dell'Europa, nella quale lo stato napoletano non poteva non essere considerato vassallo della Francia. Il potere asburgico di Maria Carolina (regina e moglie di Ferdinando IV) nelle corti europee era ancora influente, e Murat non riuscì a salvare il suo Regno dalla caduta dell’Impero. A niente servì il suo dissidio con Napoleone, oramai si avvicinava la data del congresso di Vienna, luogo in cui venivano decise le sorti del Regno di Napoli, sostituito poi con un'altra denominazione: Regno delle 2 Sicilie!!

Ancora oggi la città di Napoli è lacerata da opposte fazioni, lazzari e giacobini, liberali e leggittimisti, (neo)borbonici e murattiani, di destra o di sinistra e via dicendo… Purtroppo, la storia che tanto insegna non è ben recepita, è un ripetere gli stessi errori, ogni fazione crede di essere nel giusto, non hanno capito che sono solo le pedine del gioco, i giocatori sono altri.

Lascia una risposta